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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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L'americanista Bonetto è un personaggio pieno di sfumature. Sa di non essere quello che vorrebbe essere e ne soffre. Vorrebbe essere considerato dalla comunità accademica italiana ma ve ne fa parte solo in modo marginale. La critica, ma non apertamente (ricordi il ruolo del fiume nella cultura americana, Corrado?). Non mi sembra che sia un paragone perfetto.

Può anche essere, ho letto il libro parecchio tempo fa. Però non mi sembrava Bonetto soffrisse nel non far parte della comunità accademica. Mi sembrava convito di esserne al centro. Mi ricordo un personaggio pieno di sè (immaginava Torino che insorgeva contro il suo arresto), che spendeva il tempo in sterili polemiche accademiche (più sognate che reali) su argomenti che erano importanti solo nel microcosmo che si era costruito. Da questo ricordo mi veniva l'analogia con "l'economista Brancaccio".

Il Bonetto, tra l'altro, disputava con la Donna della Domenica (bella esponente della Torino-bene, poi amante del Comissario Santamaria nell'omonimo romanzo di Fruttero&Lucentini, che fu poi anche ottimo film) sul seguente dilemma: nel discorso in Italiano, pronunziare Boston (come è scritto) o Bast'n (interpretazione langarola della pronunzia Wasp del New England)?  pagine di grande poesia...

La Donna della Domenica mi pare prediligesse la sincera, solida attestazione di appartenenza ad una élite alto-borghese insita nella dizione Boston, alla ridicola affettazione petit-bourgeois che sarebbe stata invece rivelata dalla dizione Bastn, nient'altro che un goffo tentativo di attestare la propria conoscenza della corretta pronuncia acquisita grazie alla partecipazione al viaggio organizzato  "New England Foilage" organizzato dal dopolavoro Quadri Fiat durante lo scorso autunno...

 

 

 

No, non era Bonetto, Filippo. Quello è il dialogo tra la protagonista e Massimo Campi, se ricordo bene. O è la lettera che lei gli scrive e poi strappa.