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La Cina ci è vicina. Secondo la FIOM è a Pomigliano d'Arco

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Ho capito qualcosa di più dopo aver letto Pietro Ichino. Però un bel post sul tema non ci starebbe male.

ho letto anch'io l'articolo, ma vorrei notare che non esiste una "coalizione sindacale maggioritaria", e un Cobas con potere di veto sproporzionato alla sua entità, ma tre sindacati (noti peraltro per i loro comportamenti, vedi la CISL all'ATAC a Roma) ciascuno dei quali è minoritario, che si sono alleati con la controparte per tener fuori quello maggioritario... come se in politica una coalizione di partitini facesse apposta una legge elettorale per escludere il maggior partito dell'opposizione.

Poi, che si indica il referendum quando si spera di vincerlo grazie alla pistola carica sul tavolo ("o dite di sì o me ne vado e c... vostri", "my way or the highway"...) la dice lunga. Si accettano scommesse su

#1: gli investimenti NON ci saranno, una scusa si trova sempre (e un bel bonus al megadirettore galattico non si nega mai, rain or shine);

#2: Marchionne si sta preparando un golden parachute per una carriera politica in Italia

#3: che su una cosa Gallino ha ragione, la Fiat avrà grossi problemi con le aziende subfornitrici dove la Fiom è maggioritaria... qualche giorno fa leggevo su un blog di un caso USA dove una vertenza in una piccola fabbrica di componentistica elettronica aveva bloccato una delle Big Three, senza quel componente per l'iniezione elettronica non si potevano assemblare i motori e quindi le vetture.

sarò ideologico, ma ho la fortuna di fare un lavoro d'ufficio con ampia autonomia personale (compreso andare a pisciare quando voglio), e venti minuti di pausa pranzo quando magari ce ne metti dieci per arrivare alla mensa e un'ora di straordinario dopo un turno di dieci posso augurarlo solo a Bondi e Berlusconi.  

Questa cosa dei referendum a discrezione è in effetti la parte più odiosa. Quando ci fu l'accordo separato sul contratto nazionale CISL e UIL rifiutarono di sottoporre l'accordo a referendum. Anche qui però il problema sta all'origine. Queste sono pratiche sindacali che si sono sedimentate nel tempo. Su Marchionne, non lo so. In Amerika (e Canada) tendenzialmente la gente come lui considera la politica un impiego inferiore rispetto a quello di dirigere una grossa azienda. Non credo abbia voglia di un downgrading. In Italia si tende a pensare il contrario, nulla sembra essere meglio di comandare in politica.

E post sia...in parte era già pronto, finisco di scriverlo e lo mando.

Altre letture

marcospx 30/12/2010 - 12:49

Per gli amerikani che disdegnano i giornali italici segnalo tre pezzi il cui confronto, imho, è interessante e istruttivo. Anche perchè vorrei che il dibattito su un tema che mi interessa continuasse su nFA.

Ancora Pietro Ichino sul Corsera (personalmente continuo a trovarlo il più lucido, con il limite che neppure stavolta entra nel merito dell'accordo dal punto di vista delle condizioni di lavoro, soffermandosi invece solo sulle questioni della contrattazione e della rappresentatività sindacale).

Al contrario di quanto fa - not surprising - Massimo Giannini su Repubblica.

Il secondo dato: questo accordo è obiettivamente peggiorativo della condizione di lavoro degli operai e della funzione di diritto del sindacato. Si può anche sostenere che non c'erano alternative, e che firmare era la sola opzione consentita, per evitare che la Fiat smobilitasse. Tuttavia chi oggi parla di "svolta storica" abbia il buon senso di riconoscere che si è trattato di una firma su un accordo-capestro basato su un ricatto. Legittimo, per un'impresa privata. Ma pur sempre ricatto.

Al di là della sua posizione, chiedo lumi ai professori su affermazioni quali:

Si dice che Marchionne punti a un modello di relazioni industriali all'americana, dove il parametro è Detroit e non più Torino. Probabilmente è così. Ma questo tradisce una volta di più i contenuti veri del Lodo Fiat-Chrysler. Non è la prima che ha comprato la seconda, com'è sembrato all'inizio. Ma in prospettiva sarà la seconda ad aver comprato la prima, nello schema classico del "reverse take-over".

Oscar Giannino sul Messaggero sostiene l'esatto contrario:

Ma sbaglia moltissimo chi, credendo così di dar manforte a Sergio Marchionne, parla di “svolta americana”. Non lo è affatto. [...]

La verità è che a questi accordi “dal basso”, proposti con forza dalla Fiat di Marchionne battendo la strada delle deroghe ai contratti nazionali che Confindustria di suo da due anni aveva aperto col consenso degli stessi sindacati che condividono la nuova impostazione a Pomigliano e Mirafiori, sono finalmente la reazione italiana a limiti e storture del tutto italiane.

 

Il dibattito ponilo nel nuovo post su Mirafiori, che è appena uscito.

I will!

Porc... che sfiga, abbiamo postato praticamente in contemporanea...! :-)