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La Cina ci è vicina. Secondo la FIOM è a Pomigliano d'Arco

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Non c'è una pagina di quell'accordo che non faccia riferimento alla L.300 del 1970 (statuto dei lavoratori) , e mai in deroga, ma sempre con articoli favorevoli al sindacato (purchè firmatario).

Invece non c'è alcuna monetizzazione (quindi favorevole al lavoratore) del fatto che il contratto con l'azienda dovrà essere firmato dal singolo lavoratore, per cui si presuppone un accordo basato sulle capacità del lavoratore stesso, e non per "favori". Pomigliano era una vera rottura, questo è un passo indietro per tutti, eccetto che per il sindacato.

Marco, anche a me piacerebbe capirne di più di questa storia. Oscar Giannino pensa che l'accordo sia storico (anzi, addirittura sto-ri-co). Ma da suo articolo non ho ben capito perché.

Io della materia non so quasi nulla e non ho voglia di occuparmente. I dettagli di come la Fiat gestisce le sue relazioni industriali non mi paiono molto appassionanti. Mi interessa di più capire qual è il quadro normativo italiano e come viene determinata la rappresentanza dei lavoratori.

Da questo punto di vista mi pare che siamo già adesso messi molto male, e lo siamo stati per lungo tempo. Di fatto i sindacati nazionali abilitati a firmare contratti nazionali sono quelli che decide il governo, mentre i lavoratori hanno poca o nulla voce in capitolo; la novità degli ultimi tempi è stata la volontà del governo di accettare accordi che escludevano la cgil.

Quindi la mia domanda è: quali sono le conseguenze dell'accordo mirafiori sulle modalità di rappresentanza sindacale? Ho solo letto alcuni titoli; mi par di capire che da un lato l'accordo dovrà essere sottoposto a referendum tra i lavoratori (che sarebbe una buona notizia se fosse una regola generale, non una scelta ad hoc di fare referendum solo quando si pensa che i lavoratori approvino) e dal'altro che ci saranno cambiamenti nelle rappresentanze sindacali, ma non ho capito come.

Ho capito qualcosa di più dopo aver letto Pietro Ichino. Però un bel post sul tema non ci starebbe male.

ho letto anch'io l'articolo, ma vorrei notare che non esiste una "coalizione sindacale maggioritaria", e un Cobas con potere di veto sproporzionato alla sua entità, ma tre sindacati (noti peraltro per i loro comportamenti, vedi la CISL all'ATAC a Roma) ciascuno dei quali è minoritario, che si sono alleati con la controparte per tener fuori quello maggioritario... come se in politica una coalizione di partitini facesse apposta una legge elettorale per escludere il maggior partito dell'opposizione.

Poi, che si indica il referendum quando si spera di vincerlo grazie alla pistola carica sul tavolo ("o dite di sì o me ne vado e c... vostri", "my way or the highway"...) la dice lunga. Si accettano scommesse su

#1: gli investimenti NON ci saranno, una scusa si trova sempre (e un bel bonus al megadirettore galattico non si nega mai, rain or shine);

#2: Marchionne si sta preparando un golden parachute per una carriera politica in Italia

#3: che su una cosa Gallino ha ragione, la Fiat avrà grossi problemi con le aziende subfornitrici dove la Fiom è maggioritaria... qualche giorno fa leggevo su un blog di un caso USA dove una vertenza in una piccola fabbrica di componentistica elettronica aveva bloccato una delle Big Three, senza quel componente per l'iniezione elettronica non si potevano assemblare i motori e quindi le vetture.

sarò ideologico, ma ho la fortuna di fare un lavoro d'ufficio con ampia autonomia personale (compreso andare a pisciare quando voglio), e venti minuti di pausa pranzo quando magari ce ne metti dieci per arrivare alla mensa e un'ora di straordinario dopo un turno di dieci posso augurarlo solo a Bondi e Berlusconi.  

Questa cosa dei referendum a discrezione è in effetti la parte più odiosa. Quando ci fu l'accordo separato sul contratto nazionale CISL e UIL rifiutarono di sottoporre l'accordo a referendum. Anche qui però il problema sta all'origine. Queste sono pratiche sindacali che si sono sedimentate nel tempo. Su Marchionne, non lo so. In Amerika (e Canada) tendenzialmente la gente come lui considera la politica un impiego inferiore rispetto a quello di dirigere una grossa azienda. Non credo abbia voglia di un downgrading. In Italia si tende a pensare il contrario, nulla sembra essere meglio di comandare in politica.

E post sia...in parte era già pronto, finisco di scriverlo e lo mando.

Altre letture

marcospx 30/12/2010 - 12:49

Per gli amerikani che disdegnano i giornali italici segnalo tre pezzi il cui confronto, imho, è interessante e istruttivo. Anche perchè vorrei che il dibattito su un tema che mi interessa continuasse su nFA.

Ancora Pietro Ichino sul Corsera (personalmente continuo a trovarlo il più lucido, con il limite che neppure stavolta entra nel merito dell'accordo dal punto di vista delle condizioni di lavoro, soffermandosi invece solo sulle questioni della contrattazione e della rappresentatività sindacale).

Al contrario di quanto fa - not surprising - Massimo Giannini su Repubblica.

Il secondo dato: questo accordo è obiettivamente peggiorativo della condizione di lavoro degli operai e della funzione di diritto del sindacato. Si può anche sostenere che non c'erano alternative, e che firmare era la sola opzione consentita, per evitare che la Fiat smobilitasse. Tuttavia chi oggi parla di "svolta storica" abbia il buon senso di riconoscere che si è trattato di una firma su un accordo-capestro basato su un ricatto. Legittimo, per un'impresa privata. Ma pur sempre ricatto.

Al di là della sua posizione, chiedo lumi ai professori su affermazioni quali:

Si dice che Marchionne punti a un modello di relazioni industriali all'americana, dove il parametro è Detroit e non più Torino. Probabilmente è così. Ma questo tradisce una volta di più i contenuti veri del Lodo Fiat-Chrysler. Non è la prima che ha comprato la seconda, com'è sembrato all'inizio. Ma in prospettiva sarà la seconda ad aver comprato la prima, nello schema classico del "reverse take-over".

Oscar Giannino sul Messaggero sostiene l'esatto contrario:

Ma sbaglia moltissimo chi, credendo così di dar manforte a Sergio Marchionne, parla di “svolta americana”. Non lo è affatto. [...]

La verità è che a questi accordi “dal basso”, proposti con forza dalla Fiat di Marchionne battendo la strada delle deroghe ai contratti nazionali che Confindustria di suo da due anni aveva aperto col consenso degli stessi sindacati che condividono la nuova impostazione a Pomigliano e Mirafiori, sono finalmente la reazione italiana a limiti e storture del tutto italiane.

 

Il dibattito ponilo nel nuovo post su Mirafiori, che è appena uscito.

I will!

Porc... che sfiga, abbiamo postato praticamente in contemporanea...! :-)

magari sono forzature giornalistiche e nelle 78 pagg non ve n'è traccia,ma francamentete il fatto che non si eleggano più gli RSU ma si nominino (dai sindacati di minoranza poi) e che chi sciopera contro il contratto venga automaticamente licenziato, mi sembrano cose fuori dal mondo. La parte degli orari e delle pause invece, mi sembra che possa esser tranquillamente accettata, con la consapevolezza che parliamo di un settore decotto.

Re(3): Domanda

valerio 28/12/2010 - 15:56

Mi scusi per l'ignoranza, ma...

Mi sembra ovvio che quell'accordo non vada in deroga allo statuto dei lavoratori: non può farlo, essendo lo statuto dei lavoratori una legge dello Stato.

Ciò a cui va in deroga, ed è ciò che contesta la FIOM, è l'accordo quadro tra sindacati e Confindustria che istituisce le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU).

Da quel che ho capito FIAT ha approfittato del fatto che l'accordo di Confindustria e sindacati sulle RSU concedeva dei "privilegi elettorali" ad alcuni sindacati (quelli che avevano firmato l'accordo, compresa la FIOM). Ora esce da Confindustria e concede i medesimi privilegi solo ad alcuni sindacati (quelli che firmano il nuovo accordo), tralasciando la FIOM. La FIOM potrà tornare a godere di questi privilegi solo se aderisce all'accordo.

Scusi per le imprecisioni tecniche.