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Il privilegio logora chi non ce l’ha

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Nel caso della nostra ricamatrice è possibile che una volta perso il lavoro, non riesca a ritrovarlo, non perché non è brava, ma magari proprio per gli stessi motivi per cui è stata licenziata.

Il reintegro mi lascia perplesso: se il fatto che la ricamatrice è diventata inutile è un giustificato motivo per licenziarla, è possibile che l'azienda sia costretta a riassumerla... perché non troverebbe lavoro altrove visto che il ricavo non serve più?

Secondo me qui elisa pensava al caso della lavoratrice licenziata perche' sindacalista, non della ricamatrice licenziata perche' il ricamo non tira piu' (giustificato motivo quindi in teoria non soggetto a reintegro).

Ok, quindi il reintegro è una cosa pensata per episodi tipo licenzio il sindacalista. Mi pare di capire però che spesso la norma sia abusata per reintegrare anche chi è stato licenziato per giusta causa o giustificato motivo. E' così?

Con espressione imparata su questo sito mi viene da dire che il diavolo si nasconde nei dettagli.

I sindacalisti diventano illicenziabili? Che succede se licenzio un sindacalista che invece di tutelare i diritti dei lavoratori agisce come un "mafioso"?

Qui mafia è indicato nel senso di casta che ha perso di vista lo scopo per cui è nata e si occupa solo degli interessi dei propri appartenenti (dei sindacalisti, non dei lavoratori).

il reintegro è una cosa pensata per episodi tipo licenzio il sindacalista

Sì, o di una donna con un bambino piccolo; non a caso avevo fatto entrambi gli esempi. In generale è più frequente il secondo caso del primo, proprio perché il sindacalista ha alle spalle un'organizzazione e una disciplina del comportamento antisindacale piuttosto pesante. La donna con il bambino è tutelata nel periodo della gravidanza e nel primo anno di vita del figlio, ma spesso la normativa viene aggirata.

La maggioranza dei lavoratori entro 40 anni che si rivolgono agli uffici vertenze in proporzione sono donne: finito il periodo 'fertile' la proporzione si inverte abbastanza drasticamente. Le cause per licenziamento dovuto alla maternità sono un numero ancora alto, purtroppo.

Ma a parte questo, preferisco non continuare ad addentrarmi ad immaginare casi specifici perché non ha particolarmente senso.

Mi pare di capire però che spesso la norma sia abusata per reintegrare anche chi è stato licenziato per giusta causa o giustificato motivo. E' così?

Non so se sia così. Immagino che tra tutte le cause di lavoro che arrivano al giudice possa esserci anche delle decisioni sbagliate. Bisogna tener conto che il giudice è l'ultimo anello della catena, l'ultima risorsa delle parti dopo vari passi. Molte vicende si risolvono prima (o per rinuncia di una delle parti, o perché la cosa si risolve in sede di conciliazione obbligatoria) ma se invece la cosa va avanti l'ultimo a decidere è quello che l'ordinamento italiano hai dentificato come soggetto 'terzo e imparziale' per eccellenza, quello che deve garantire che le norme vengano rispettate e non 'abusate'.

Può sbagliare, come sbaglia nel giudicare cause di risarcimento danni o di separazione non consensuale tra coniugi. I giudici sbagliano anche nei casi di omicidio, talvolta: potrebbero non sbagliare nelle cause di lavoro? Nonostante ciò non siamo soliti decidere una sanzione preoccupandoci degli errori giudiziari.

Certo è che come 'ultima spiaggia' questa è la più seria che l'ordinamento ha a disposizione. E visti i tempi e i costi, le parti vi ricorreranno soltanto quando davvero non c'è altra possibilità.

Se i tempi della giustizia vi sembrano un problema (comprensibilmente...) una cosa su cui inizierei a lavorare, è il funzionamento e l'organizzazione delle commissioni per la conciliazione: le parti sono obbligate a fare ricorso a questi organismi presso la Direzione Provinciale del Lavoro prima di rivolgersi alla giustizia ordinaria. Come dice il nome stesso della commissione, si cercherà di 'conciliare' le parti di fronte a una commissione formata da sindacati e rappresentanti datoriali (se non sbaglio ne basta uno per parte più un presidente della commissione)

Solo se questo tentativo non va a buon fine si va davanti al giudice, ma è sorprendente come la maggior parte delle vertenze trattate si risolva prima. Il dramma è che la stragrande maggioranza delle cause non riesce nemmeno ad essere trattata dalla commissione; uno dei motivi principali è perché... quelle tre persone non riescono a riunirsi entro due mesi! Credo che anche questo sia un dato interessante.

Non so quanto ancora andrà avanti questa discussione, e forse sono andata off topic in questo ultimo commento, ma credo che la comprensione del meccanismo sia fondamentale per sapere dove sono gli inghippi. Devo dire che almeno per me è stata utile. :)