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Il privilegio logora chi non ce l’ha

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L'art.18 entra in gioco solo quando non c'è né giusta causa, né giustificato motivo (oggettivo o soggettivo)

Qui entriamo nel giuridichese. Si intende che giusta causa=motivo oggettivo e giustificato motivo=motivo soggettivo? In ogni caso mi pare di capire che uno non lo puoi licenziare se ti sta antipatico. Devi essere pronto a dimostrare che "non era utile" oppure che "non era capace" altrimenti puoi essere condannato a riassumerlo corretto?

E' per questo che tutta questa responsabilità dell'articolo 18 nei mali delle aziende italiane io continuo a non vederlo.

Credo che il lamento vs art 18 provenga principalmente dalla sua cattiva applicazione (difesa di ladri e incapaci). Per questo vorrei provare a spostare il discorso fuori dai luoghi comuni 

 

  • L'eccesso di tutela non credo lo voglia nessuno e quindi non è il caso di estenderlo,anzi andrebbe ridotto (ma in gran parte è dovuto a prassi perversa non alla norma)
  • La possibilità di reintegro è una buona idea (giova al lavoratore/penalizza troppo il datore di lavoro)?
  • Anche se venisse applicata senza distorsioni, la norma può essere migliorata?

 

Siamo davvero convinti che il reintegro sia una buona idea per il lavoratore?

Se è stato messo a casa qualcosa è successo, che si trattasse di colpe sue o del fatto che è antipatico al datore di lavoro, non cambia molto, il rapporto tra lui e l'azienda ma anche tra lui è i colleghi, tra lui e i clienti è accusato di furto per esempio e si venisse a sapere, è inevitabilmente cambiato, quando poi si passa per i tribunali i cambiamenti non sono mai tanto buoni.

Si dovrebbe quindi guardare anche quanti dopo il reintegro forzato si licenziano, entro un anno ad esempio.

Per vedere se il reintegro è una buona idea o no.

Secondo me il reintegro può avere senso in pochi casi limitati al di fuori dei quali, ove opportuno, credo sia meglio l'indennizzo.

Ad esempio mi viene in mente che in un'impresa molto grande, nella quale  il rapporto di lavoro è spersonalizzato ed è possibile  reintegrare il dipendente espulso dal reparto A nel reparto B (non so bene come funziona) forse potrebbe avere senso. Per il resto convengo che ripristinare forzatamente il rapporto interrotto non sia desiderabile neanche per il lavoratore.

Qui entriamo nel giuridichese. [...] In ogni caso mi pare di capire che uno non lo puoi licenziare se ti sta antipatico.

Chiedo scusa, ogni tanto la vecchia formazione riaffiora :)

Diciamo che la giusta causa è un'inadempienza del lavoratore così grave da giustificare un licenziamento in tronco: ad esempio ti trovo a rubare.   
Il giustificato motivo può essere 'soggettivo', cioè legato alla persona del lavoratore e al suo comportamento, che è meno grave, ma è comunque un'inadempienza del contratto: hai un turno di 5 ore e fai continue pause caffe' di venti minuti l'una; devi cucire 100 camicie e ne fai solo 50.
Il giustificato motivo, inoltre, può essere anche 'oggettivo', ovvero legato alle necessità dell'azienda: sei bravo, ma purtroppo non ho più bisogno di te perché abbiamo cambiato strategia produttiva/ridotto il personale/eliminato la tua mansione.

Riguardo a quest'ultimo caso, il magistrato non è chiamato a valutare la strategia dell'azienda: non può certo sindacare sull'opportunità della decisione. Se viene licenziata una ricamatrice e l'azienda dice che l'ha fatto perché ha deciso di non produrre più merletti ricamati a mano, il giudice non può certo intervenire a dire che è una scelta sbagliata perché i merletti ora tornano di moda.

Deve solo verificare che la ricamatrice non sia stata mandata a casa perché svolgeva attività sindacale o perché ha avuto un figlio; magari per poi assumerne una piu' mansueta, giovane o single, mantenendo di fatto l'attivita' di ricamo merletti. Non si chiede un giudizio sull'organizzazione dell'impresa, ma solo di accertare che il motivo addotto non sia falso.

Il reintegro al posto del risarcimento in denaro aveva come ratio il fatto che il lavoro non è appunto una merce qualsiasi. Nel caso della nostra ricamatrice è possibile che una volta perso il lavoro, non riesca a ritrovarlo, non perché non è brava, ma magari proprio per gli stessi motivi per cui è stata licenziata. Il lavoratore comunque, una volta accertato il torto, se si sentisse a disagio nel tornare in azienda può sempre optare per il risarcimento al posto del reintegro, (ammesso che possa permettersi di farlo).

Che la giustizia italiana non funzioni è una sciagura, ma il problema non riguarda solo l'ambito dei giudizi di lavoro; concordo che i due problemi debbano restare distinti.

Dodici minuti di applausi per la doverosa precisazione...

Anche novantadue (come in Fantozzi-corazzata Potemkin).

Grazie 1000 per la spiegazione, mi accodo al plauso fatto negli altri due commenti.

Il reintegro al posto del risarcimento in denaro aveva come ratio il fatto che il lavoro non è appunto una merce qualsiasi. Nel caso della nostra ricamatrice è possibile che una volta perso il lavoro, non riesca a ritrovarlo, non perché non è brava, ma magari proprio per gli stessi motivi per cui è stata licenziata.

Il reintegro mi lascia perplesso: se il fatto che la ricamatrice è diventata inutile è un giustificato motivo per licenziarla, è possibile che l'azienda sia costretta a riassumerla... perché non troverebbe lavoro altrove visto che il ricavo non serve più?

Se ci spiace che la ricamatrice resti per strada, non sarebbe meglio aiutarla a riqualificarsi piuttosto che imporre qualcuno a riassumerla? Inoltre di questo "aiuto in transizione" fornito al lavoratore, non dovrebbe farsi carico lo stato ed è ingiusto allocarne gli oneri sull'impresa?

Nel caso della nostra ricamatrice è possibile che una volta perso il lavoro, non riesca a ritrovarlo, non perché non è brava, ma magari proprio per gli stessi motivi per cui è stata licenziata.

Il reintegro mi lascia perplesso: se il fatto che la ricamatrice è diventata inutile è un giustificato motivo per licenziarla, è possibile che l'azienda sia costretta a riassumerla... perché non troverebbe lavoro altrove visto che il ricavo non serve più?

Secondo me qui elisa pensava al caso della lavoratrice licenziata perche' sindacalista, non della ricamatrice licenziata perche' il ricamo non tira piu' (giustificato motivo quindi in teoria non soggetto a reintegro).

Ok, quindi il reintegro è una cosa pensata per episodi tipo licenzio il sindacalista. Mi pare di capire però che spesso la norma sia abusata per reintegrare anche chi è stato licenziato per giusta causa o giustificato motivo. E' così?

Con espressione imparata su questo sito mi viene da dire che il diavolo si nasconde nei dettagli.

I sindacalisti diventano illicenziabili? Che succede se licenzio un sindacalista che invece di tutelare i diritti dei lavoratori agisce come un "mafioso"?

Qui mafia è indicato nel senso di casta che ha perso di vista lo scopo per cui è nata e si occupa solo degli interessi dei propri appartenenti (dei sindacalisti, non dei lavoratori).

il reintegro è una cosa pensata per episodi tipo licenzio il sindacalista

Sì, o di una donna con un bambino piccolo; non a caso avevo fatto entrambi gli esempi. In generale è più frequente il secondo caso del primo, proprio perché il sindacalista ha alle spalle un'organizzazione e una disciplina del comportamento antisindacale piuttosto pesante. La donna con il bambino è tutelata nel periodo della gravidanza e nel primo anno di vita del figlio, ma spesso la normativa viene aggirata.

La maggioranza dei lavoratori entro 40 anni che si rivolgono agli uffici vertenze in proporzione sono donne: finito il periodo 'fertile' la proporzione si inverte abbastanza drasticamente. Le cause per licenziamento dovuto alla maternità sono un numero ancora alto, purtroppo.

Ma a parte questo, preferisco non continuare ad addentrarmi ad immaginare casi specifici perché non ha particolarmente senso.

Mi pare di capire però che spesso la norma sia abusata per reintegrare anche chi è stato licenziato per giusta causa o giustificato motivo. E' così?

Non so se sia così. Immagino che tra tutte le cause di lavoro che arrivano al giudice possa esserci anche delle decisioni sbagliate. Bisogna tener conto che il giudice è l'ultimo anello della catena, l'ultima risorsa delle parti dopo vari passi. Molte vicende si risolvono prima (o per rinuncia di una delle parti, o perché la cosa si risolve in sede di conciliazione obbligatoria) ma se invece la cosa va avanti l'ultimo a decidere è quello che l'ordinamento italiano hai dentificato come soggetto 'terzo e imparziale' per eccellenza, quello che deve garantire che le norme vengano rispettate e non 'abusate'.

Può sbagliare, come sbaglia nel giudicare cause di risarcimento danni o di separazione non consensuale tra coniugi. I giudici sbagliano anche nei casi di omicidio, talvolta: potrebbero non sbagliare nelle cause di lavoro? Nonostante ciò non siamo soliti decidere una sanzione preoccupandoci degli errori giudiziari.

Certo è che come 'ultima spiaggia' questa è la più seria che l'ordinamento ha a disposizione. E visti i tempi e i costi, le parti vi ricorreranno soltanto quando davvero non c'è altra possibilità.

Se i tempi della giustizia vi sembrano un problema (comprensibilmente...) una cosa su cui inizierei a lavorare, è il funzionamento e l'organizzazione delle commissioni per la conciliazione: le parti sono obbligate a fare ricorso a questi organismi presso la Direzione Provinciale del Lavoro prima di rivolgersi alla giustizia ordinaria. Come dice il nome stesso della commissione, si cercherà di 'conciliare' le parti di fronte a una commissione formata da sindacati e rappresentanti datoriali (se non sbaglio ne basta uno per parte più un presidente della commissione)

Solo se questo tentativo non va a buon fine si va davanti al giudice, ma è sorprendente come la maggior parte delle vertenze trattate si risolva prima. Il dramma è che la stragrande maggioranza delle cause non riesce nemmeno ad essere trattata dalla commissione; uno dei motivi principali è perché... quelle tre persone non riescono a riunirsi entro due mesi! Credo che anche questo sia un dato interessante.

Non so quanto ancora andrà avanti questa discussione, e forse sono andata off topic in questo ultimo commento, ma credo che la comprensione del meccanismo sia fondamentale per sapere dove sono gli inghippi. Devo dire che almeno per me è stata utile. :)