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Il privilegio logora chi non ce l’ha

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E' per questo che tutta questa responsabilità dell'articolo 18 nei mali delle aziende italiane io continuo a non vederlo.

Non lo vedrei nemmeno io se fosse applicato in modo ragionevole.Combinato con la giustizia italiana è un disastro: intanto perchè a decidere se il motivo è giustificato o meno è un giudice, che dell' azienda sa molto meno dell' imprenditore e spesso non ha neppure competenze economiche o gestionale.

Ma quel che è peggio è che si tratta di un giudice di un tribunale italiano, per cui la risposta arriva dopo mesi o anni.

Se licenzio tizio per motivi futili e mi chiedono di reintegrarlo un mese dopo (con pagamento degli arretrati, ecc.) non è un gran problema.Se l' avevo licenziato perchè mi derubava ma non  lo posso provare al giudice comincia ad essere peggio.Se poi mi derubava, l' ho denunciato, ho aspettato 3 anni la condanna di primo grado ed il giudice dopo altri 3 anni mi obbliga a reintegrarlo (sempre con gli arretrati, che su 3 anni sono una cifra importante) perchè, condannato pure in appello ha fatto ricorso in cassazione il discorso cambia.

Ricordo un caso di facchini a Malpensa che per 2 volte sono stati sorpresi a rubare dai bagagli con tanto di video, e per due volte son stati licenziati e reintegrati.

Non saprei dire quanto pesi questa cosa sulle imprese (ed i dipendenti: senza questi eccessi molti "precari" avrebbero un contratto a tempo indeterminato), mi sembra però ovvio che un imprenditore ci pensi tre volte prima di assumersi certi rischi.

Se c'è una violazione della legge (art. 18) però deve essere un giudice a decidere non possiamo far decidere ad altri soggetti.

Ed è chiaro che chiunque esterno alla vicenda (ed è necessario che lo sia per garantire equità) farà fatica ad avere un'idea precisa come i 2 coinvolti. No?

 

Non contesto che sia un giudice a decidere, ci mancherebbe, le obiezioni sono altre:

  1. i tempi del giudizio sono molto lunghi
  2. il costo di un reintegro è proporzionale al tempo di giudizio
  3. è quasi impossibile prevedere a priori cosa costituisca "giustificato motivo": ho portato un esempio per cui non è bastata la ripetuta flagranza di reato, non dubito che altri giudici (o altri casi, magari qualche cavillo legale gli legava le mani) abbiano metri più ragionevoli: per me un sospetto di furto potrebbe bastare per il licenziamento.

L' insieme dei 3 punti sopra ha come conseguenza per il datore di lavoro un costo alto e difficilmente stimabile.

Ed è chiaro che chiunque esterno alla vicenda (ed è necessario che lo sia per garantire equità) farà fatica ad avere un'idea precisa come i 2 coinvolti. No?

Esempio banale:l' imprenditore vede il dipendente prendere una mazzetta dalla cassaforte aziendale, ma non può provarlo.

Se il giudice ammette un caso simile come giustificato motivo tanto vale cancellare l' articolo: chi vuole liberarsi di un dipendente lo denuncia per furto e la cosa finisce li.Se non l'ammette lo costringe a riprendersi il ladro.

Sarebbe molto meglio se lasciasse all'azienda l'alternativa tra reintegro ed indennizzo.

Dunque, a tuo avviso, è ragionevole che a decidere se un'azienda ha giustificati motivi per privarsi di un collaboratore sia una persona del tutto ignorante della situazione reale e - solitamente - anche priva degli specifici mezzi culturali per comprenderla?

Ma non capisci che sta proprio qui la distorsione?

Tra l'altro - come ti faceva notare il sempre assennato Marcello Urbani - con i tempi della giustizia italiota?

In sintesi: non v'è dubbio che un giudice debba decidere se c'è una violazione di legge, ma tale giudice non è in grado di valutare correttamente.

Ergo: è sbagliato che esista una siffatta norma.

 

Ma quel che è peggio è che si tratta di un giudice di un tribunale italiano, per cui la risposta arriva dopo mesi o anni.

Qui però introduci un discorso diverso: la lentezza della giustizia. Le norme dovremmo valutarle senza considerare il cattivo funzionamento del sistema giudiziario, altrimenti si finisce per cercare di correggere una stortura con un'altra stortura.

Il punto mi sembra: la norma, se applicata correttamente, in un sistema giudiziario efficiente va bene o andrebbe modificata comunque? Mi pare che il nodo sia il reintegro come segnalato da Alberto.