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Il privilegio logora chi non ce l’ha

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E' per questo che tutta questa responsabilità dell'articolo 18 nei mali delle aziende italiane io continuo a non vederlo.

Sono d'accordo con questa conclusione e mi pare che in modo simile la pensino anche molti imprenditori. La reale criticita' dell'art.18 secondo me e' l'obbligo di reintegro (se il lavoratore non accetta una soluzione diversa). Ritengo che la punizione per l'impresa soccombente in giudizio debba consistere in un indennizzo economico se cosi' desidera, poi si tratta ovviamente di stabilire quale possa essere un corretto indennizzo eeconomico.  In un contesto come quello italiano dove il lavoro dipendente e' pesantemente distorto da contratti collettivi nazionali e altre consuetudini come quella di sottopagare i giovani e pagare relativamente piu' chi ha anzianita' di servizio, chi perde un posto di lavoro in eta' avanzata subisce una penalizzazione economica imponente, di fatto rischia realmente di non trovare alcuna occupazione dipendente paragonabile a quella persa.  Per queste ragioni un eventuale corretto indennizzo (che potrebbe essere anche solo un assicurazione contro una perdita di reddito rispetto a quello prima percepito, fino all'eta' della pensione) sarebbe particolarmente ingente in Italia. La soluzione migliore secondo me e' quella di migliorare le norme sul lavoro dipendente in Italia nella direzione della flexicurity danese e in seguito riformare l'art.18, che eredita una  concezione ridicola e feudale del rapporto di lavoro dipendente, per quanto in certa misura giustificata dalle penose condizioni del lavoro dipendente nelle imprese medio-grandi e nello Stato in Italia.