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Il privilegio logora chi non ce l’ha

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un'imprenditore che non ha più bisogno di un lavoratore, anche bravo, può licenziarlo solo perché non ne ha bisogno? (estremizzando anche perchè non lo vuole più).Ti anticipo quella che credo sia la risposta del mercato: sì.

Dovrebbe essere così, proprio con il caveat che

lo stato sociale o i meccanismi mutualistici aiutano il singolo ad ammortizzare l'evento.

Però ciò confligge con la diffusa mentalità antimercato che permea il comune sentire italiota. Anzi, chi osa pensarla in tal modo viene, solitamente, apostrofato in vario modo. Il fatto è che, in questa landa desolata, il "padrone cattivo ed egoista" deve essere punito per il suo status ....

Aggiungo quella che a chi fa il mio mestiere pare un'evidenza lapalissiana, ma incontra normalmente diffidenza quando non sarcasmo: si fa di tutto per non privarsi di un lavoratore bravo, che è una risorsa preziosa anche nella ragionevole prospettiva di una futura situazione migliore.

Ed anche: ma perché chi non ha voglia di lavorare oppure non ne è capace deve essere mantenuto da un'azienda privata? Che, poi, è uguale a dire: perché chi non riesce a stare sul mercato non deve essere lasciato chiudere, per far posto a qualcuno in grado di farlo?

 

La mia specifica sull'eccesso di tutela voleva infatti creare un punto d'incontro tra le acccezioni estreme e fuorvianti da un lato 

"padrone cattivo ed egoista"

e dell'altro "dipendente furbone che vuole lo stipendio anche se ruba o non lavora."

Mi pare che l'intervento di Franco metta a fuoco due aspetti trascurati:

perché chi non ha voglia di lavorare oppure non ne è capace deve essere mantenuto da un'azienda privata?

se per sensibilità sociale riteniamo che chi perde il lavoro non debba essere lasciato a se stesso, ma anzi sia giusto che riceva un aiuto, perché il costo dell'aiuto deve pagarlo l'azienda? Anzi l'azienda che non può licenziare,secondo me, sostiene un costo superiore a quello che avrebbe la collettività erogando un sussidio o aiutando il lavoratore a trovare un nuovo impiego.

Detto questo, se per tutela del lavoratore intendiamo il sussidio (l'assistenza, l'aiuto o quant'altro) da fornire durante le fasi di transizione da un lavoro all'altro, allora questa tutela è giusto che venga estesa a tutti i dipendenti (quelli precari oggi non ce l'hanno) e non distorce il funzionamento del mercato. Anche qui se non è corretto attendo rettifiche dai prof. 

L'altro aspetto sovente trascurato che ci viene ricordato è

Aggiungo quella che a chi fa il mio mestiere pare un'evidenza lapalissiana, ma incontra normalmente diffidenza quando non sarcasmo: si fa di tutto per non privarsi di un lavoratore bravo, che è una risorsa preziosa anche nella ragionevole prospettiva di una futura situazione migliore.

Trovo comprensibile che chi non è piccolo imprenditore o non ha lavorato per un'impresa con pochi dipendenti, possa essere diffidente sul punto. Mi sento di aggiungere che quando si è in pochi si crea una specie di solidarietà per la quale il dipendente sente come suo il peso di mandare avanti la baracca  e non si creano quei meccanismi tipo  "dipendente vuole fregare la società" o "datore di lavoro vuole spremere finchè possibile e poi buttar via i dipendenti".

Uno spunto interessante è come questo meccanismo virtuoso possa essere esteso anche organizzazioni molto grandi. Questa società sembra esserci riuscita, secondo HBR.