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Il privilegio logora chi non ce l’ha

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Secondo l’Ocse, il livello di protezione del lavoro a tempo indeterminato da licenziamenti individuali in Italia non è più alto, ma più basso di molti paesi, media Ocse inclusa, cioè proprio per quei licenziamenti che rientrano nella fattispecie dell’art. 18.

                                                                         Indice di rigidità sui licenziamenti individuali nel 2008 (6 max - 0 min)

Indonesia   4.24
Portugal   4.17
India   3.54
China   3.30
Slovenia   3.15
Czech Republic   3.05
Germany   3.00
Russian Federation   2.97
Sweden   2.86
Luxembourg   2.75
Netherlands   2.72
Chile   2.67
Turkey   2.56
Slovak Republic   2.50
France   2.47
Spain   2.46
Estonia   2.46
Korea   2.37
Austria   2.37
Greece   2.33
Norway   2.25
Mexico   2.25
Finland   2.17
OECD countries   2.11
Poland   2.06
South Africa   1.99
Hungary   1.92
Japan   1.87
Israel   1.87
Italy   1.77
Iceland   1.73
Belgium   1.73
Denmark   1.63
Ireland   1.60
New Zealand   1.56
Australia   1.42
Brazil   1.37
Canada   1.25
Switzerland   1.16
United Kingdom   1.12
United States   0.17

Fonte: OCSE (il percorso è sulla sinistra labour-employment protection-regular employment).

 

Per chi fosse interessato, anche prendendo l’indice generale overall dell'OCSE (che include il lavoro a temp. determinato e licenziamenti collettivi) il posizionamento dell'Italia non pare mostrare sacche di privilegio rispetto a francesi, spagnoli o tedeschi.  Sulla specifica parte che riguarda quanto sono stringenti in Italia i principi di giusta causa e reintegro rispetto ad altri paesi si veda qui, sempre a cura dell'Ocse, nel foglio level4 le colonne Reg5 (definition of justified and unfair dismessa) e Reg8(possibility of reinstatement following unfair dismissal).

Accostare i lavoratori a tempo indeterminato coperti dall’art. 18 agli evasori e alla casta mi pare fortemente ingiusto e malizioso. Definirli privilegiati, forse è vero se li si paragona a quelli che non sono coperti dall’art. 18, nel qual caso la soluzione sarebbe invece di estendere questa norma anche a loro, ad esempio alle imprese con meno di 15 dipendenti.

Gli USA si possono permettere di avere un misero 0.17 perche' hanno molte piu' possibilita' di trovare lavoro velocemente? Se l'offerta del lavoro fosse veramente ampia, ci sarebbe margine per ridurre l'indice, giusto? In altre parole, quantita' dell'offerta e rigidita' sono strettamente connesse?

Per gli usa è una media (fatta a occhio direi) tra stati, visto che in alcuni stati l'employment at will (cioè il licenziamento senza motivo) non si applica più o in forme ridotte, mentre in altri, se il contratto non dice nulla, si può essere licenziati senza spiegazioni. Il motivo forse è economico, o forse è dovuto al fatto che i sindacati americani sono stati sempre deboli, e che le energie sociali negli anni 50 e 60 sono state indirizzate al contrasto della segregazione razziale o a evitare di finire sui campi di battaglia.

Se lo possono permettere perché il mercato del lavoro è più vivace. Un datore di lavoro ha più facilità a licenziare e quinid assume anche più facilmente che in Italia, dove invece è difficile licenziare.

Inoltre, i disoccupati a lungo termine negli Stati Uniti (quelli che stanno per un anno o più senza lavoro) sono tipicamente molti meno che in Italia.

Secondo l’Ocse, il livello di protezione del lavoro a tempo indeterminato da licenziamenti individuali in Italia non è più alto, ma più basso di molti paesi, media Ocse inclusa, cioè proprio per quei licenziamenti che rientrano nella fattispecie dell’art. 18.

E' possibile che la posizione dell'Italia sia dovuta al fatto che una frazione notevole dei lavoratori non e' protetta dall'art.18 e dallo Statuto dei Lavoratori?  Ho cercato ora il dato di quanti dipendenti sono impiegati in imprese con meno di 16 dipendenti nel sito ISTAT ma non l'ho trovato. Vedo pero' che l'impresa media  italiana ha circa 3-4 dipendenti.

E' possibile che la posizione dell'Italia sia dovuta al fatto che una frazione notevole dei lavoratori non e' protetta dall'art.18 e dallo Statuto dei Lavoratori? 

Mi sembra altamente probabile. Neanche io ho trovato i numeri però il ragionamento di Alberto mi pare coerente che il numero sulla protezione sia il risultato mediato tra alta protezione per una minoranza e bassa protezione per la maggioranza. Quindi è corretto parlare di privilegio.

E' possibile che la posizione dell'Italia sia dovuta al fatto che una frazione notevole dei lavoratori non e' protetta dall'art.18 e dallo Statuto dei Lavoratori?

In teoria avrebbero dovuto tenerne conto, ma dalla motivazione dei loro giudizi pare si concentrino sulla condizione di impresa sopra i 15 dipendenti, o comunque non è chiaro come pesano la questione. 

ho cercato ora il dato di quanti dipendenti sono impiegati in imprese con meno di 16 dipendenti nel sito ISTAT ma non l'ho trovato. Vedo pero' che l'impresa media  italiana ha circa 3-4 dipendenti.

a spanne: il 47% degli occupati lavora in imprese con 9 o meno unità (quindi niente art. 18), il 42% in imprese con 20 o più dipendenti (quindi art. 18), mentre circa l'11% è in imprese 10-19 dipendenti (borderline).

 

Accostare i lavoratori a tempo indeterminato coperti dall’art. 18 agli evasori e alla casta mi pare fortemente ingiusto e malizioso. Definirli privilegiati, forse è vero se li si paragona a quelli che non sono coperti dall’art. 18, nel qual caso la soluzione sarebbe invece di estendere questa norma anche a loro, ad esempio alle imprese con meno di 15 dipendenti.

Mi permetto di dissentire sul malizioso, lasciando ovviamente il giusto e l'ingiusto alla sensibilità del singolo. Il  privilegio è  inteso nei confronti non solo degli altri dipendenti ma di tutti gli altri soggetti che vivono nel sistema economico. Se ho un piccolo negozio e guadagno meno dio un metalmeccanico, non dispongo di ferie pagate ne di indennità di malattia: vogliamo dare l'art 18 anche ai piccoli commercianti?

L'accostamento con gli evasori si limita unicamente allo status di privilegiato. Sono il furto e l'omicidio due crimini? Certo, la sensibilità media pensa che l'omicidio sia più grave, però se facciamo l'insieme delle violazioni della legge ci finiscono entrambi? Sì. Se facciamo l'insieme dei privilegi, ci finisce l'art 18 e l'evasione, su quale sia più odioso lascio alla sensibilità del singolo, però entrambi privilegi sono perché alcuni ce li hanno (senza che un merito o una diversa capacità li giustifichi) e altri no.

Sull'estensione del privilegio a tutti, occorre un discorso a parte.

Con questa premessa, chi lavora a salario sarebbe sempre un privilegiato rispetto a chi non lavora, e tutti sarebbero privilegiati rispetto a qualche altra categoria in qualche dimensione. Non si possono  mettere sullo stesso piano il commerciante o il professionista con il lavoratore dipendente, proprio perché hanno funzioni diverse nel sistema economico. Il commerciante o l’imprenditore, per quanto piccolo, beneficia degli up e dei down della propria attività e risponde solo a se stesso, mentre il lavoratore dipendente no, egli ha stipulato un contratto con il suo datore, e quindi è ragionevole (giusto o non giusto che sia) che i rapporti reciproci siano basati sulla buona fede. L’art. 18 poi non parla di ferie pagate etc., ma solo del fatto che non si può licenziare senza motivo, così come non ti si può staccare la luce o l’acqua senza motivo.

Per quanto riguarda la malizia e l’accostamento tra furto e omicidio (per quanto in alcuni casi si possa trovare una giustificazione per il reato commesso), entrambi sono comportamenti criminali e immorali, così come evadere le tasse è un comportamento criminale e immorale, in tutto il mondo. Il non essere licenziato immotivatamente non è un comportamento né criminale né immorale. Semmai si potrebbe affermare che immorale è la condizione di chi può essere licenziato senza motivo. L’accostamento, anche se solo per finalità retoriche, è malizioso.

Mi scuso per aver fatto confusione in un maldestro tentativo di chiarire che invece ha solo peggiorato la comunicazione.

Tornando al punto. Se alcuni lavoratori dipendenti beneficiano delle tutele dell'art 18 e altri no, si può  sicuramente dire che godono di uno status privilegiato rispetto a chi dette tutele non ha. Questo è un fatto non discutibile. Può dar fastidio la parola privilegio, ma in ogni caso c'è una disparità di trattamento: due lavoratori che fanno la stessa cosa, uno per un società con 14 dipendenti e l'altro per una che ne ha 16, non hanno le stesse tutele.

Chiarito che lo status differente c'è, non vedo la malizia nel confrontare detta disparità di trattamento con altre. Rimanendo a quelle garantite dalla legge, alcune professioni beneficiano di una limitazione all'accesso al mercato. Se ho una laurea in farmacia, ma mi mancano gli x milioni di euro necessari a comprarne una io il farmacista non posso farlo in proprio.  Pertanto la legge protegge il farmacista dalla concorrenza e tutela alcuni lavoratori più di altri. In entrambi i casi non c'è una giustificazione meritocratica per la disparità di trattamento. Certo, magari il privilegio del farmacista è più ricco di quello del metalmeccanico. Però guardandoli dall'esterno sono entrambi privilegi.

L'evasore entra in gioco  guardando ancor più da lontano e considerando non solo i privilegi garantiti dalla legge ma anche quelli assicurati da prassi perversa. Peraltro questa distinzione nel post era rimarcata da un grassetto. Sull'idea di estendere a tutti l'art 18 ho scritto in altri commenti.