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Disoccupazione al 15,8%

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se l'azienda non accantona allora licenzia, punto e basta.

Mi pare evidente che licenziare "punto e basta" ha un costo sociale, che ricada sul licenziato o sulla comunità. Se l'azienda non accantona lo deve fare il lavoratore o qualcun altro.

Sostengo che in un sistema di accantonamenti volontari l'azienda che accantona deve poter licenziare con maggiore facilità di chi non lo fa. Ma chi non ha accantonato ed è in crisi probabilmente non ha più le risorse per pagarsi la flessibilità ed è ben difficile imporgli "sanzioni".

sarebbe poi il sussidio di disoccupazione universale a provvedere per il disoccupato nel periodo della ricerca del lavoro

Questo significa che la flessibilità del licenziamento la pagherebbero i lavoratori di altri settori, i professionisti e gli artigiani anche se non hanno dipendenti, i lavoratori autonomi: tutti in definitiva salvo la società che gode dei benefici della flessibilità

Tutto questo per dire che l'attuale finanziamento forzoso della CIG a carico delle aziende e dei loro lavoratori (poiché è una quota dei contributi all'INPS amplia il cuneo fiscale-previdenziale)è il sistema più efficace.

La CIG (a differenza delle CIGS) dovrebbe essere utilizzata per una temporanea diminuzione di attività, per consentire quindi all'azienda di non perdere il "capitale umano" e al lavoratore di non dover fare eccessivi accantonamenti per il rischio di perdita del lavoro. Poiché comunque lo penalizza economicamente ed è un segnale di crisi dell'azienda, se trova un lavoro meglio pagato in un'azienda più in salute sono convinto che lo accetti volentieri.

Certo, non è molto incentivato a farlo, ma non mi pare che in Italia ci sia questa grande offerta di buoni lavori, stabili, ben pagati, in aziende solide che non trovano pretendenti