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Disoccupazione al 15,8%

8 commenti (espandi tutti)

Vari lettori hanno gia' sollevato dubbi sul fatto che la tutti quelli in cassa-integrazione debbano essere conteggiati tra i disoccupati. Io ne ho altri due:

1) Come mai il grafico dei lavoratori scoraggiati si impenna nel 2004? Non sembra aver niente a che fare con la recente crisi. Forse un ulteriore prova che in Italia abbiamo inziato a stare male molti anni fa?

2) Ha senso comparare il tasso di occupazione tra paesi quando sappiamo che in Italia c'e' una percentuale altissima (direi piu' alta della Spagna) di lavoro in nero?

 

2) Ha senso comparare il tasso di occupazione tra paesi quando sappiamo che in Italia c'e' una percentuale altissima (direi piu' alta della Spagna) di lavoro in nero?

Hai qualche statistica (spannometrica, ovviamente) su questo dato ? La Spagna si regge sull'edilizia e sul turismo, che sono proprio i settori ad altissima percentuale di lavoratori in nero in Italia. Comunque è un buon punto.

come forse sai, sono molto scettico sui dati disponibili di lavoro in nero, sommerso, economia illegale, ... (nonostante Alberto ne faccia un uso ineccepibile!!!!). la mia si basa sull'esperienza personale, anche se devo ammettere che questa non include il settore costruzioni o turismo. l'unico dato ufficiale che ti posso dare e' che in Spagna esistono i cosi-detti "contratti spazzatura" che hanno dato un sacco di flessibilita' nell'assumere e licenziare persone (a volte si tratta di contratti mensili) ed immagino abbiano ridotto di molto il lavoro in nero. questo spiega la grossa impennata della disoccupazione in Spagna.

1) Come mai il grafico dei lavoratori scoraggiati si impenna nel 2004? Non sembra aver niente a che fare con la recente crisi. Forse un ulteriore prova che in Italia abbiamo inziato a stare male molti anni fa?

2) Ha senso comparare il tasso di occupazione tra paesi quando sappiamo che in Italia c'e' una percentuale altissima (direi piu' alta della Spagna) di lavoro in nero?

Sulla (1) si e' gia' chiarito coi vari commenti sopra.

Sulla (2), tre cose.

Primo, l'occupazione si misura con dati survey non con dati di iscrizione all'Inps, per dire. In principio l'intervistatore puo' andare da un lavoratore in nero e quello puo' dire (correttamente) che lavora. Quindi e' molto probabile che le stime ufficiali includano gia' parte dell'occupazione in nero (un'altra parte di certo dice no perche' teme che l'intervistatore sia un funzionario Inps camuffato).

Secondo, e' difficilissimo, anche per questo motivo, capire in prospettiva cross-country quant'e' il lavoro in nero che sfugge alle statistiche su occupazione

Terzo, i lavoratori in nero non pagano ne' tasse ne' contributi pensionistici. Quindi dal punto di vista della societa' puo' aver senso non contarli, nel senso che il tasso di disoccupazione gonfiato da' una misura di quanti potenziali lavoratori o lavoro in nero non stanno contribuendo alle due cose.

Terzo, i lavoratori in nero non pagano ne' tasse ne' contributi pensionistici. Quindi dal punto di vista della societa' puo' aver senso non contarli, nel senso che il tasso di disoccupazione gonfiato da' una misura di quanti potenziali lavoratori o lavoro in nero non stanno contribuendo alle due cose.

Questo e' un po' uno strano modo di pensare per un economista. Il benessere della societa' non viene certo dalle tasse che vengono pagate. Anzi, se uno lavora in nero e non paga le tasse o produce un bene che alla fine costera' meno (se c'e' concorrenza) e tutti beneficieranno del minor costo, oppure il prezzo rimane lo stesso nel qual caso aumenteranno i profitti di chi lo produce, che comunque efa parte della societa'.

Comunque, se sappiamo che in Italia c'e' una percentuale alta di lavoro nero e' proprio perche' lo stimiamo con le indagini sul lavoro, quindi quello e' gia' nelle nostre statistiche. Anzi, secondo me una delle poche cose che l'Istat fa in modo eccellente e' quella di stimare l'economia sommersa, e lo fa attraverso la stima del lavoro nero.

se uno lavora in nero e non paga le tasse o produce un bene che alla fine costera' meno (se c'e' concorrenza) e tutti beneficieranno del minor costo, oppure il prezzo rimane lo stesso nel qual caso aumenteranno i profitti di chi lo produce, che comunque efa parte della societa'.

Certo, ed in compenso questi scrocchera' i servizi pubblici ai contribuenti e fara' concorrenza "sleale" a chi fa lo stesso mestiere legalmente, magari mettendo fuori mercato aziende piu' produttive ma non abbastanza da recuperare lo svantaggio fiscale.Certo che chi lavora in nero contribuisce comunque al bene comune, ma lo fa tanto meno quanto piu lo stato interviene nell' economia.

Comunque credo che il punto di Giulio fosse che se l'obiettivo per cui si valuta il taso di occupazione/disocupazione e' stabilire quanti pagano i servizi pubblici e quanti ne usufruiscono gratis i lavoratori in nero sono nel secondo gruppo.

Questo e' un po' uno strano modo di pensare per un economista. Il benessere della societa' non viene certo dalle tasse che vengono pagate. Anzi, se uno lavora in nero e non paga le tasse o produce un bene che alla fine costera' meno (se c'e' concorrenza) e tutti beneficieranno del minor costo, oppure il prezzo rimane lo stesso nel qual caso aumenteranno i profitti di chi lo produce, che comunque efa parte della societa'.

Ok, ammetto che non c'e' punto in questo terzo punto, soprattutto perche' il tasso ufficiale di disoccupazione include, appunto, i lavoratori in nero o buona parte di essi.

Comunque, anche se cosi' non fosse, non ho parlato di benessere sociale in senso tecnico. Mi pare difficile stabilire se l'evasione fiscale e contributiva provocano o no un Pareto-miglioramento.

Ho solo osservato che se uno lavora in nero non paga tasse, cosa di cui si devono far carico quelli che lavorano regolarmente.

Credo che l'aspetto del lavoro nero sia ampiamente sottostimato nel "modellino" espresso sopra.

Uno dei motivi per cui è difficile pensare ad una reazione concreta della società civile all'attuale stato delle cose in Italia è proprio che una grande parte dell'economia è sommersa, e quindi non c'è convenienza, come direbbe Sciascia. Di questo si fanno grande forza i politici.