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Disoccupazione al 15,8%

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poi ci sono i disoccupati frizionali, come direbbe keynes: se ha studiato per ingegnere e servono medici

 

Io volevo evidenziare un elemento di soggettività in una misura che è tendenzialmente oggettiva.

Se io cerco (anche attivamente) non un lavoro qualsiasi, ma un lavoro che corrisponda alle mie aspirazioni, e non lo trovo perchè il mercato richiede altro, e magari rifiuto o non mi attivo quando ne trovo uno che non mi piace oppure è DDD (dirty, dangerous, demanding) oppure è troppo lontano da casa, o ha un salario troppo basso, oppure tutte queste cose insieme, sono ancora "disoccupato"? Oppure sono "scoraggiato", perchè non cerco i lavori che concretamente sono disponibili?

Ad ascoltare le cronache sono pieni di appelli accorati "non si trovano più panettieri" "i giovani non vogliono più mungere le vacche" "gli artigiani non trovano apprendisti che vogliano imparare il mestiere", e vedendo che importiamo manodopera uno potrebbe anche pensare che la disoccupazione sia zero...

Se io cerco (anche attivamente) non un lavoro qualsiasi, ma un lavoro che corrisponda alle mie aspirazioni, e non lo trovo perchè il mercato richiede altro, e magari rifiuto o non mi attivo quando ne trovo uno che non mi piace oppure è DDD (dirty, dangerous, demanding) oppure è troppo lontano da casa, o ha un salario troppo basso, oppure tutte queste cose insieme, sono ancora "disoccupato"? Oppure sono "scoraggiato", perchè non cerco i lavori che concretamente sono disponibili?

Tecnicamente vanno considerati "scoraggiati". Il discorso sul perchè uno sia "scoraggiato" e non accetti mansioni diverse da quelle che cerca quando il paese importa manodopera dall'estero è complesso ma, ai fini del confronto del tasso di disoccupazione tra i vari paese europei, ha una importanza relativa perchè gli altri paesi europei hanno analoghe situazioni

> Il discorso sul perché uno sia "scoraggiato" e non accetti mansioni diverse da quelle che cerca quando il paese importa manodopera dall'estero è complesso

Assolutamente no, è semplicissimo invece! Anzi, a me sembra addirittura tautologico.
Uno non accetta mansioni diverse da quelle che cerca semplicemente perché può permettersi di vivere anche senza accettarle.
Mio nonno era un bravissimo musicista e un attore nato, e la sua aspirazione sarebbe stata fare una delle due cose come professione.
Cosa faceva quindi? Suonava (gratis, anzi pagandosi strumenti e divisa) nella banda del paese e ogni tanto recitava (gratis) in spettacoli di beneficenza la domenica pomeriggio all’oratorio della parrocchia.
Tutti gli altri giorni, invece, faceva normalmente il muratore a Milano per guadagnare di che sfamare sé, la moglie e i suoi due figli.
[Peraltro, non ho MAI conosciuto in vita mia una persona sana di mente che faccia il muratore perché gli piace farlo. Uno che si arrampica con secchi di cemento sui ponteggi con il gelo e la pioggia perché la cosa lo diverte è da internare. Ma se uno non ha alternative e gli serve di che vivere lo fa.]
Dal punto di vista umano, è più che comprensibile che tutti quelli che studiano scienze della comunicazione poi vogliano andare a fare i capiredattori e tutti quelli che hanno studiato lettere poi vogliano fare i poeti di professione.
Dal punto di vista economico, è più che ovvio che se nel mentre che aspettano un posto come poeta di corte presso qualche mecenate illuminato rifiutano di andare a lavorare da McDonald lo fanno solo perché hanno un’altra fonte di sostentamento (z.B. pensione dei genitori, rendita di posizione, appartamento di proprietà, sussidio statale, sostegno da parte di ragazzo/coniuge occupato, “lavoro” socialmente utile, tre mesi come lavoratore idraulico forestale in Calabria, pensione di falsa invalidità, assegno di mantenimento dell’ex marito,...).

Ma allora vorrebbe dire che il mercato del lavoro è "segmentato" in una seria di sub-mercati scarsamente interdipendenti l'uno dall'altro, e misurare un tasso di disoccupazione unico, come se tutti i posti di lavoro e tutti i lavoratori fossero perfettamente intercambiabili non è molto utile.

Mi sono espresso male, ovvio che la situazione sia esattamente come tu la descrivi. La complessità alla quale mi riferivo e nell'analisi del "come" cio sia possibile e delle sue implicazioni sociali. Qualche esempio per chiarire a cosa mi riferisco: nell' ex Germania dell'Est per i lavori agricoli stagionali è necessario utilizzare lavoratori polacchi mentre i tedeschi preferiscono stare a casa grazie al sussidio di disoccupazione. Nel Sud Italia ci sono lavori agricoli stagionali che nessuno si sogna di fare perchè sono paghe da schiavo ed infatti sono lavori svolti da immigrati senza permesso di soggiorno. Sono situazioni che se ottimizzate garantirebbero, se non maggiore occupazione, almeno un miglior uso delle risorse pubbliche. Inoltre una società dovrebbe interrogarsi sul perchè il suo sistema scolastico crea professionalità in settori dove non le serve e non dove le servirebbe e vedere se sia possibile fare qualcosa per modificare la tendenza. E' un lavoro complesso (a volerlo fare...)