Titolo

Scajola, D'Alema e l'etica sottile

2 commenti (espandi tutti)

Osservazione 1. Anche volendo immaginare una situazione di perfetto rispetto delle leggi (strong assumption, isn't it?), il valore d'uso di una bella casa in centro a Roma per il proprietario era sicuramente superiore al PV degli affitti in equo canone (altrimenti non si spiegherebbero le liste chilometriche per ottenere una casa dei vari enti previdenziali). Quindi sarebbe bastato vendere l'appartamento ad un soggetto che lo utilizzasse come prima casa.

Osservazione 2. Beh, siamo in Italia, quindi nonostante ci fosse la legge sull'equo canone, c'erano messe di proprietari che ricevevano affitti superiori a quanto previsto dalla legge. Potere della creatività italica.

Osservazione 1: come no - solo che Bisin non l'ha detto. Aggiungi poi che (i) il tuo argomento si applica non solo a D'A, ma a tutti gli inquilini dell'ente, che erano millanta. Se stai dicendo che l'ente avrebbe dovuto sfrattare tutti e vendere tutti gli appartamenti, per me va bene: ma ammetterai che come argomento contro il D'A finisce con l'essere un po' deboluccio; (ii) se, come credo (ma non ho verificato) le regole di gestione dell'ente prevedevano l'obbligo di investire il patrimonio esclusivamente o prevalentemente in immobili, il tuo argomento cade del tutto.

Osservazione 2: accerto, allora anche l'ente poteva affittare in nero le sue proprietà, organizzarci giri di squillo, bische clandestine, distillerie di ero e coca e un sacco di altre belle cose.