Titolo

Scajola, D'Alema e l'etica sottile

12 commenti (espandi tutti)

Pur avendo scritto anche io peste e corna di Md'A, ed essendo convinto che i due casi, da un punto di vista etico siano molto simili, come Michele dice, devo dire che approfondendo le due cose cominciano a essere molto diverse (e D'Alema è ancor di più un cretino per essere andato a Ballarò e non essersi preparato, ma la sua supponenza non conosce limiti).

1. L'Inpdap, l'INPS e i vari enti pubblici proprietari di case avevano due criteri diversi di assegnazione, e il criterio del reddito valeva solo per le case di edilizia economica e popolare, mentre gli immobili di "pregio", e quello di D'Alema rientrava fra questi, aveva criteri di assegnazione diversi, fra l'altro l'equo canone era di Lit. 1.060.000 mensili, inferiore ai livelli di mercato per tipologia e appartamento, ma di certo non alla portata di un operaio. Qui c'è la difesa di D'Alema all'epoca (tutto sommato valida anche oggi, poteva usarla anche con Sallusti, ma se uno è impreparato..). Tra l'altro lo scandalo continua..

Infine D'Alema è anche un pirla, visto che poi altri hanno acquistato dall'ente, seguendo questo DL emesso dopo Affittopoli,e gli acquisti hanno generato questi risultati.

Oppure, se si fosse preparato, poteva rispondere domandando conto di questo.

Insomma, pur essendo questioni molto sottili devo ammettere che fra D'Alema e Scajola ci sono delle vistose differenze, e il primo potrebbe aver varcato una soglia (quella del favoritismo), ma di cui non ci sono le evidenze , ed il cui conto non è sfavorevole (pensiamo a come avrebbe ottimizzato D'Alema rimanendo e comprando la stessa casa a prezzi molto inferiori al mercato!), mentre Scajola è semplicemente inqualificabile. La differenza c'è, e si vede.

Probabilmente sono troppo anarco-insurrezionalista, ma non capisco tutta questa attenzione ai requisiti formali. Benissimo, le case di pregio non venivano assegnati in base a criteri di reddito: in base a quali criteri allora? Non è un po' strano che fossero tutte occupati da politici, amici di politici, famiglie in vista etc.? Se la legge (scritta da parlamentari) prevedeva che le case potessero essere assegnate solo a parlamentari o parenti di parlamentari sarebbe tutto a posto? Siamo almeno d'accordo che assegnandole in questo modo l'ente proprietario abbia ricevuto un danno economico e che è quel danno economico a rendere la differenza alquanto sottile?

Probabilmente la scarsa attenzione ai "requisiti formali" è abbastanza diffusa qua dentro. Così siamo partiti da un post che assimila D'Alema a Scajola perché avrebbe ricevuto favori (una casa  di un ente a equo canone) dovuti alla sua posizione; nel corso della discussione si scopre che sia l'equo canone sia l'ente non erano "favori" a D'A perché l'assegnazione era conforme alla legge; a questo punto si fa un bell'U turn e la si butta in caciara con la legge che era ingiusta e ha causato un danno economico all'ente. E sia. Ma che c'entra? Che l'ha approvata D'A la legge?

E chi nomina i dirigenti degli enti previdenziali?

Strawman argument anyone? Scusa, siamo partiti chi? Si fa una bella U-Turn chi? No giusto per capire, perché io sono abituato a rispondere solo per me stesso e siccome sono alquanto venale l'unica cosa che mi interessa in casi come questo è il danno economico, trattandosi di enti pubblici e quindi di soldi pubblici e quindi di soldi "miei".

E cmq forse tu hai scoperto qualcosa, io non ho ancora scoperto niente visto che ho vissuto a Roma dal 1991 al 1996 e il concetto di casa in equo-canone era decisamente teorico - tanto per dirne una io e la mia famiglia eravamo in comodato, quindi in base ai "requisiti formali" non pagavamo affitto! Poi pero' dovresti andarlo a dire al mio babbo, non credo che la prenderebbe bene :) A livello economico, invece, mentre mio padre pagava 1.3 milioni di lire per 95mq in zona Arco di Travertino, i signori D'Alema, Marini, Casini, De Mita, Veltroni, Jotti, Amato, La Malfa (etc.) abitavano in case ben più grandi e ben più centrali pagando cifre decisamente inferiori. Questo perché da quel che ricordo quegli immobili erano considerati immobili popolari ai fini del calcolo dell'equo canone! Pensa che sfortuna, questi signori della casta: non solo gli assegnano immobili di pregio in pieno centro, sbagliano anche a fargli i conti per l'equo canone. Una somma incredibile di coincidenze fortunate, mi ricorda quel tizio che ha comprato una casa con vista Colosseo per due euro salvo poi scoprire che la differenza gliel'ha pagata (in nero) un misterioso personaggio da molti identificato come Alfred, il maggiordomo di Batman.

Tra l'altro sono certo che i signori di cui sopra passavano le loro giornate parlamentari a proporre leggi per correggere queste storture, e lo scandalo "Affittopoli" sarà giunto al massimo il giorno prima dell'approvazione di nuove norme che eliminassero queste "coincidenze fortunate", ché poi c'è gente gretta come me che pensa male e non va più a votare.

Siamo almeno d'accordo che assegnandole in questo modo l'ente proprietario abbia ricevuto un danno economico e che è quel danno economico a rendere la differenza alquanto sottile ?

No, non siamo d'accordo sul presunto "danno economico". Gli Enti Pubblici Economici sono soggetti alla Legge che prevedeva l'equo canone, e solo la Legge del 1996 che ho linkato, e successiva ad Affittopoli, prevedeva la possibilità di contrattare un canone diverso.

Mettiamola in questo modo: per una serie di immobili di "pregio" si applicava l'equo canone (che l'Ente comunque calcolava male, ma questo è un discorso generico) e non esisteva una graduatoria, ma dei criteri di selezione delle domande, la "corsia preferenziale" eventualmente accordata a D'Alema (indimostrabile, data la poca trasparenza sui criteri di selezione) non ha arrecato alcun danno economico all'Ente che avrebbe affittato a Lit 1.060.000 mensili anche a Marco Esposito.

Infine c'è una legge (la troverò, ma ricordo che c'è) che impone agli Enti Pubblici Economici di istituire una "riserva" a favore di soggetti politici non residenti nella Capitale. Se non sbaglio è una legge di Giolitti. Ergo Scajola e D'Alema non sono sullo stesso piano.

 

(a) esisteva l'opzione "vendita" (al che risponderai che non si poteva fare o si poteva fare solo a condizioni antieconomiche)

(b) quindi mi stai dicendo che se non usciva lo scandalo nel 1996 la legge magari era là?

(c) ma com'e' che ad avere immobili di pregio in equo canone era solo il signor politico (o i suoi amici e parenti) e mai marco esposito?

Boh Marco e' un discorso già fatto con te per cui credo proprio non ci sia speranza di accordarsi. Per te se un ente pubblico, in base al suo statuto, puo' assegnare immobili di pregio con piena discrezionalità e facendo pagare canoni ridicoli (e peraltro SBAGLIATI), e al posto di fare una lotteria li assegna agli amici ed agli amici degli amici - che guarda caso hanno il potere di decidere lo scioglimento dell'ente o la nomina dei suoi dirigenti - non c'è nessun problema perché rispetta la lettera della legge. Per me ci sono tutti i problemi del mondo e il danno economico c'è ed è bello grosso visto che io paragono la situazione esistente con quella in cui l'ente non è pubblico ma una società privata. Che è il sistema più sicuro per evitare situazioni di questo tipo.

ma com'e' che ad avere immobili di pregio in equo canone era solo il signor politico (o i suoi amici e parenti) e mai marco esposito?

Qui ti sbagli, perchè oltre ai politici ed ai loro raccomandati c'era anche una marea di signor nessuno, stante che, specialmente a Roma, gli Enti Pubblici Economici la facevano da padrone.

Ritorno al punto, ma se vuoi condannare D'Alema per avere affittato una casa a un prezzo fuori mercato non c'è problema, al nome di D'Alema puoi sostituire chi vuoi e il risultato non cambia: rimane un membro della Casta e si fa leggi ed usi ad personam a iosa.

Il punto è: Scajola è uguale a D'Alema?

D'Alema con il suo comportamento ha causato un danno economico?

Sul primo punto ho già detto la mia: no, D'Alema è un incapace, ha sfruttato leggi a suo favore, ma non ha violato alcunchè, Scajola non solo ha violato le leggi fiscali (al momento solo quelle), ma continua mentendo palesemente, D'Alema invece se ne è andato e ha comprato una casa a prezzi di mercato, e non a prezzo di favore da un Ente Pubblico. Se non vedi differenze non fa niente, il mondo continua a girare lo stesso.

Contesto anche l'interpretazione "danno economico", poichè le leggi italiane prevedevano l'affitto solo ad equo canone per gli Enti Pubblici, non prevedevano l'asta sugli immobili, ma il diritto di prelazione e prezzo concordato tra le parti, , etc. Leggi sbagliate? D'accordo, ma che c'entra?

il danno economico c'è ed è bello grosso visto che io paragono la situazione esistente con quella in cui l'ente non è pubblico ma una società privata. Che è il sistema più sicuro per evitare situazioni di questo tipo.

Sbagliato, una società privata è il sistema più sicuro per far prevalere l'abuso, visto che non deve render conto a nessuno. Dovremmo invece parlare del senso dello Stato, e del modo per far funzionare lo Stato senza abusi, normalmente si chiama trasparenza degli atti pubblici.

Contesto anche l'interpretazione "danno economico", poichè le leggi italiane prevedevano l'affitto solo ad equo canone per gli Enti Pubblici, non prevedevano l'asta sugli immobili, ma il diritto di prelazione e prezzo concordato tra le parti, , etc. Leggi sbagliate? D'accordo, ma che c'entra?

Abbi pazienza, ma se le leggi eran quelle gli enti economici avrbbero dovuto:

  1. non investire mai in immobili, visto che afittarli era ntieconomico
  2. vendere all' asta quelli non assegnati.Per definizione quelli assegnat in via preferenziale a politici non avevano nessun inquilino con diritto di prelazione.

Non dico che questo comportamento fosse imposto dalla legge, ma e' l'unico compatibile con gli obiettivi di un' ente previdenziale di massimizzare il ritorno sugli investimenti per finanziarsi.

Marcello ne ho di pazienza, ti rispondo:

1. Gli investimenti in immobili per gli Enti Previdenziali è un obbligo di legge, il 50% (a memoria) doveva essere investito in immobili.

2. Il patrimonio dell'Ente è divenuto vendibile solo dopo il 1993, con una legge apposita, prima erano difficilmente vendibili. Poi sia la Legge del 93, modificata nel 96 e anche successivamente ha prodotto degli effetti peggiori: il nobile intento era di vendere, con i soldi ricavati da una parte si faceva cassa, il restante doveva servire per edificare altri immobili. Totale: si vende a 24.000 euro per Unità Locale e costruire ne costa 37.000.....

3. Il ritorno economico per finanziarsi in Italia non è un obbligo di legge... c'è Pantalone per quello.

Ecco, quello che manca in questa discussione è il mercato: se gli enti devono incassare affitti per finanziarsi non c'è dubbio che sia D'alema che marco esposito avrebbero pagato degli affitti più alti, o l'Ente avrebbe agito in altro modo anche nel calcolo dell'equo canone,ma  poichè non c'è vincolo di bilancio si producono le storture, di cui D'Alema è un beneficiario noto, ma di cui esistono decine (mmm, in verità centinaia) di migliaia di beneficiari ignoti. E torno all'etica: Mr. D'Alema ha abusato della sua posizione per ottenere qualcosa che non gli spettava secondo una legge idiota, che ignora i meccanismi di mercato ? A questo dovremmo rispondere, non se era "economicamente conveniente" dare la casa a Mr. D'Alema, visto che se la davano a me cambiava poco da un punto di vista economico.

"2. Il patrimonio dell'Ente è divenuto vendibile solo dopo il 1993, con una legge apposita, prima erano difficilmente vendibili. Poi sia la Legge del 93, modificata nel 96 e anche successivamente ha prodotto degli effetti peggiori: il nobile intento era di vendere, con i soldi ricavati da una parte si faceva cassa, il restante doveva servire per edificare altri immobili. Totale: si vende a 24.000 euro per Unità Locale e costruire ne costa 37.000....."

Beh, quella poi fu una vicenda paradossale. Io sono in affitto da un ente previdenziale, a canone molto basso e non necessariamente in un immobile di pregio. L'Ente decide di vendere e mi offre la prelazione.

Se sono ricco, compro: è un affare, il prezzo richiesto è sensibilmente più basso di quello di mercato e un domani posso sempre rivendere o affittare.

Se sono povero, non compro: non ho i quattrini e la banca non mi fa un mutuo perchè ho un reddito troppo basso. Scaduti i termini per la prelazione l'Ente vende ad una società immobiliare che una volta scaduto il contratto mi aumenta il canone oppure mi dà lo sfratto. Ricordate che sono povero, perció non posso nè pagare il nuovo canone nè tantomeno comprarmi una casa a prezzo di mercato. Risultato: finisco sotto i ponti, ovvero in una situazione abitativa disagiata: casa insalubre, troppo piccola, in coabitazione, a 100 km dal mio lavoro etc.

Conclusione: la legge giova a chi è ricco e danneggia chi è povero. Ma chi è ricco non avrebbe dovuto vivere in un appartamento a canone molto basso; quindi gli effetti della legge sono perfettamente ingiusti....

"No, non siamo d'accordo sul presunto "danno economico". Gli Enti Pubblici Economici sono soggetti alla Legge che prevedeva l'equo canone, e solo la Legge del 1996 che ho linkato, e successiva ad Affittopoli, prevedeva la possibilità di contrattare un canone diverso."

Potremmo anche metterla in questo modo: "affittopoli" è del 1995; scoppia lo scandalo, D'Alema ed i suoi non possono più usufruire di appartamenti affittati a prezzo di favore, e allora gli stessi approvano una legge che permette agli enti di aumentare i canoni (agli altri).

Tutto si tiene...