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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Michele, le affermazioni

1) "D'Alema è un degno rappresentante della casta"

2) "la casta e i suoi comportamenti hanno effetti gravemente negativi sull'Italia"

3) "Il comportamento di Scajola è discutibile persino per un membro della casta"

non sono certo logicamente inconsistenti...

Certo che no. Ed hanno come unica implicazione che D'A è meglio di Sca, o no? QED

Inoltre, su il resto, ripeto quanto appena ripetuto per la quarantesima volta in un commento di risposta a Giorgio Gilestro.

CONFONDETE il problema del codice penale con la morale e con la politica. Infatti, anche il tuo ragionamento precedente lo confonde.

Scajola ha probabilmente commesso un reato, mentre D'Alema (fatti salvi i trucchi usati per alterare le graduatorie al fine di fargli avere la casa) no ha commesso reato.

Ma MORALMENTE E POLITICAMENTE, hanno fatto la stessa cosa: hanno usato il loro potere e la loro posizione politica per arricchirsi.

Punto. Politicamente conta solo questo. Moralmente conta solo questo. E questo toglie a D'Alema ed a quelli come lui tutta la legittimità morale che invece pensano di avere.

Gli elettori, che se ne sono accorti, non fanno più loro caso.

Anzi, peggio ancora: poiché delle persone immorali e che usano il proprio potere per arricchirsi continuano a predicare che sono immorali gli altri che fanno le loro stesse cose (solo su più larga scala) gli elettori hanno deciso (dopo 30 anni di questa solfa) che la questione morale è irrilevante, che sono tutti ladri e che tanto vale prendere il ladrocinio come un dato di fatto e votare badando ad altro. Per esempio, chi è più simpatico. O chi ha più figa attorno. E lì vince BS a mani basse.

Domandina: è davvero tanto difficile capire questo ragionamento?

Scajola ha probabilmente commesso un reato, mentre D'Alema (fatti salvi i trucchi usati per alterare le graduatorie al fine di fargli avere la casa) no ha commesso reato.

Ma MORALMENTE E POLITICAMENTE, hanno fatto la stessa cosa: hanno usato il loro potere e la loro posizione politica per arricchirsi.

Non pensi che violare la legge sia una cosa di per sé moralmente grave, per chi fa parte di quell'élite che le leggi le scrive?

Scajola ha probabilmente commesso un reato, mentre D'Alema (fatti salvi i trucchi usati per alterare le graduatorie al fine di fargli avere la casa) no ha commesso reato.

Ma MORALMENTE E POLITICAMENTE, hanno fatto la stessa cosa: hanno usato il loro potere e la loro posizione politica per arricchirsi.

Pero' anche moralmente e politicamente osservare le leggi formali e' diverso e meglio che non osservarle, specialmente ai vertici delle istituzioni. Questo non assolve chi pur nell'ambito della legalita' formale danneggia la societa', ma almeno lo assolve per il fatto di non aver danneggiato la credibilita' del sistema formale di legge vigente.  Il danno che ha fatto D'Alema e' diverso, ha squalificato la credibilita' di imparzialita' degli apparati statali, e ha squalificato l'istituto dell'equo canone come mezzo per trasferire ricchezza dai proprietari delle case agli affittuari in maniera imparziale e/o a favore dei piu' indigenti.

    Ma MORALMENTE E POLITICAMENTE, hanno fatto la stessa cosa: hanno usato il loro potere e la loro posizione politica per arricchirsi.

Michele, su questo posso essere d'accordo al di la' di alcune sfumature, ma non volevo metterla su morale o politica o simili. Cerchero' di spiegarmi con la massima chiarezza.

Per iniziare, dimentichiamo il piano giudiziale, visto che non e' quello che stai considerando. Dimentichiamo anche quello politico e morale, su cui sono d'accordo che sono entrambi indegni (ma se non si vota ne' l'uno ne' l'altro bisogna trovare un'alternativa politicamente piu' dignitosa, che non e' semplice qui ed ora, altrimenti senza alternativa decente bisogna scegliere chi e' meno indegno o fa la politica migliore, o lasciare che lo scelgano altri).

Guardiamo solo al punto di vista economico/sociale. Le due condotte discusse finora mi sembrano classificabili in un caso come privilegio (D'Alema) e nell'altro come corruzione o qualcosa che ne ha tutta l'aria (Scajola).

Io ragiono in maniera piuttosto semplice cosi':
(1) Privilegio e corruzione sono due cose nettamente distinte. Su questo sei d'accordo, spero.
(2) Inoltre, dal punto di vista della gravita', la corruzione e' grave almeno quanto il privilegio.
(3) Nella pratica direi che e' la corruzione e' anche piu' grave, visto che molto spesso somma il privilegio (sottrarre risorse allo Stato) e la distorsione diretta del mercato.
(4) D'Alema e Scajola sono entrambi membri della casta e usufruiscono di privilegi (stavo per coniugare il verbo al passato prossimo, ma temo che il presente sia piu' corretto). Inoltre, Scajola e' apparentemente coinvolto in un caso di corruzione (non che D'Alema non abbia poi altri panni sporchi probabilmente, ma non si parlava di questo).
 
La conclusione "D'Alema e' meglio di Scajola" a me ripugna (io la ribalterei in "Scajola e' persino peggio di D'Alema", ma questo e' questione di un certo disgusto nell'associare il nome "D'Alema" a "meglio"). Tuttavia, e' quella che in un certo senso emerge dai quattro punti qui sopra. Probabilmente il ragionamento non e' corretto, ma vorrei capire dove e perche' e' sbagliato.

Penso che il ragionamento sia: procurarsi un privilegio o farsi corrompere sono due aspetti dell'abuso del potere derivante da una carica pubblica e mal si addicono a un politico di primo piano, che dovrebbe essere al di sopra di qualsiasi sospetto per avere credibilità.

Da come ragioni tu, sembra che saresti più disposto a tollerare persone che si procurano privilegi a cui non dovrebbero avere diritto mentre invece non tollereresti un corrotto. Mi sembra una condizione meno stringente di quella sopra. Mi sembra proprio un puntare al ribasso e al meno peggio e non penso sia la cosa migliore da fare, in fondo meglio puntare in alto, poi si fa sempre in tempo a scendere, mentre invece è difficile risalire se parti dal basso.

Non tollero i corrotti, indubbiamente. Ma non tollero neppure particolarmente bene le persone che ottengono privilegi (credo sia una delle ragioni che mi ha spinto fuori dall'Italia). E ovviamente dal punto di vista dell'etica che si dovrebbe pretendere da un politico, entrambi questi comportamenti sono da condannare senza discussione (e da considerare al momento del voto, soprattutto). Purtroppo da un po' di tempo gli italiani sono di bocca buona quando si tratta di giudicare (e votare) i comportamenti dei politici...

Tuttavia non ne facevo una questione di sopportazione personale o di morale, quanto di costi sociali. In altre parole, un corrotto mi danneggia di piu' di un privilegiato? La mia impressione e' che sia cosi'.

NB: Qui sto considerando il costo di un singolo episodio a parita' di denaro coinvolto, per cosi' dire. Altra cosa e' comparare il costo totale della corruzione contro quello dei privilegi in Italia, che servirebbe per capire la gravita' relativa di questi problemi dal punto di vista sistemico. Non so se si possano ottenere dati su questo.