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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Mi pare che nessuno abbia centrato il problema di fondo dell'assegnazione a D'Alema dell'appartamento ad equo canone: c'erano delle graduatorie per l'assegnazione delle case degli enti pubblici, graduatorie basate (molto ma non esclusivamente) sul reddito dei richiedenti, graduatorie paragonabili a quelle tutt'ora usate per addegnare le case degli istitui case popolari (o come si chiamano ora nelle varie regioni). D'alema era parlamentare. In base alle graduatorie lui non poteva essere in grado neanche di avvicinarsi ad una casa di un ente pubblico, proprio perche' percepiva un reddito spaventoso (e tutto dichiarato) per l'epoca.

La stessa cosa e' avvenuta per anni qui a Bologna con le case popolari, in cui l'assessore alla casa partecipava alle riunioni per l'assegnazione delle case popolari e, pare, "adeguava" i parametri delle graduatorie secondo criteri non noti ufficialmente. Quando cadde la giunta Guazzaloca, il nuovo assessore alla casa dopo la prima riunione si fiondo' direttamente in procura a denunciare il fatto. L'allora capo della procura si limito' a mandare una lettera invitando a rispettare scrupolosamente le graduatorie, invece di istruire un'indagine e perseguire gli eventuali illeciti.

Lo sapevamo tutti e nessuno si scandalizzo'. Per questo D'Alema si sente offeso quando gli si rinfaccia di avere superato tutti in graduatoria, per lui, come per gli altri politici di tutti i colori, era naturale non dover sottostare alle regole dei comuni mortali.