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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Stai scherzando, vero?

Un ente pubblico acquista appartamenti di lusso coi contributi degli italiani e li affitta sottocosto e non ti sembra un favore?

L' Inail ha il dovere di investire i contributi in modo produttivo, ed acquistare immobili per affittarli ad equo canone non lo e' mai stato, tanto che  rivaqti preferivano tenerli sfitti per anni.E per di piu li affitta a politici in cambio di imprecisati favori? Magari non e' reato, ma di fatto si tratta di corruzione bella e buona: in tribunale fa tutta la differenza del mondo, fuori da li nessuna.

Mi pare che nessuno abbia centrato il problema di fondo dell'assegnazione a D'Alema dell'appartamento ad equo canone: c'erano delle graduatorie per l'assegnazione delle case degli enti pubblici, graduatorie basate (molto ma non esclusivamente) sul reddito dei richiedenti, graduatorie paragonabili a quelle tutt'ora usate per addegnare le case degli istitui case popolari (o come si chiamano ora nelle varie regioni). D'alema era parlamentare. In base alle graduatorie lui non poteva essere in grado neanche di avvicinarsi ad una casa di un ente pubblico, proprio perche' percepiva un reddito spaventoso (e tutto dichiarato) per l'epoca.

La stessa cosa e' avvenuta per anni qui a Bologna con le case popolari, in cui l'assessore alla casa partecipava alle riunioni per l'assegnazione delle case popolari e, pare, "adeguava" i parametri delle graduatorie secondo criteri non noti ufficialmente. Quando cadde la giunta Guazzaloca, il nuovo assessore alla casa dopo la prima riunione si fiondo' direttamente in procura a denunciare il fatto. L'allora capo della procura si limito' a mandare una lettera invitando a rispettare scrupolosamente le graduatorie, invece di istruire un'indagine e perseguire gli eventuali illeciti.

Lo sapevamo tutti e nessuno si scandalizzo'. Per questo D'Alema si sente offeso quando gli si rinfaccia di avere superato tutti in graduatoria, per lui, come per gli altri politici di tutti i colori, era naturale non dover sottostare alle regole dei comuni mortali.

 

Allora riprovo, vediamo se adesso è più chiaro. Bisin ha scritto:

E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone. Non vendendo Inail ha perso un mucchio di soldi.

Questa affermazione  è sbagliata: dato che l'equo canone esisteva ancora, nessun compratore avrebbe potuto "affittare a prezzi di mercato". Tra l'altro l'obiezione di Bisin si applicherebbe a qualunque altro inquilino dell'ente, non solo a D'Alema, ma questo è secondario. Non sto difendendo D'Alema, che mi sta pure antipatico. Ma qui mi aspetto argomenti, non stronzate.

 

Osservazione 1. Anche volendo immaginare una situazione di perfetto rispetto delle leggi (strong assumption, isn't it?), il valore d'uso di una bella casa in centro a Roma per il proprietario era sicuramente superiore al PV degli affitti in equo canone (altrimenti non si spiegherebbero le liste chilometriche per ottenere una casa dei vari enti previdenziali). Quindi sarebbe bastato vendere l'appartamento ad un soggetto che lo utilizzasse come prima casa.

Osservazione 2. Beh, siamo in Italia, quindi nonostante ci fosse la legge sull'equo canone, c'erano messe di proprietari che ricevevano affitti superiori a quanto previsto dalla legge. Potere della creatività italica.

Osservazione 1: come no - solo che Bisin non l'ha detto. Aggiungi poi che (i) il tuo argomento si applica non solo a D'A, ma a tutti gli inquilini dell'ente, che erano millanta. Se stai dicendo che l'ente avrebbe dovuto sfrattare tutti e vendere tutti gli appartamenti, per me va bene: ma ammetterai che come argomento contro il D'A finisce con l'essere un po' deboluccio; (ii) se, come credo (ma non ho verificato) le regole di gestione dell'ente prevedevano l'obbligo di investire il patrimonio esclusivamente o prevalentemente in immobili, il tuo argomento cade del tutto.

Osservazione 2: accerto, allora anche l'ente poteva affittare in nero le sue proprietà, organizzarci giri di squillo, bische clandestine, distillerie di ero e coca e un sacco di altre belle cose.

Allora riprovo, vediamo se adesso è più chiaro. Bisin ha scritto:

E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone. Non vendendo Inail ha perso un mucchio di soldi.

Questa affermazione  è sbagliata: dato che l'equo canone esisteva ancora, nessun compratore avrebbe potuto "affittare a prezzi di mercato". Tra l'altro l'obiezione di Bisin si applicherebbe a qualunque altro inquilino dell'ente, non solo a D'Alema, ma questo è secondario.

Stai trascurando il fatto che la legge dell'equo canone, come quasi tutte le leggi italiane, non veniva rispettata rigorosamente.  Veramente non ci arrivi da solo? Si tratta di una conseguenza tipica, specie nelle societa' con apparati giudiziari scadenti, delle leggi statali severamente distorsive del mercato. I pagamenti di affitto in nero rientrano nel 27% del PIL italiano, stimato da Schneider et. al., che non viene dichiarato al Fisco, o nel 16% stimato dall'ISTAT. In un'inchiesta giornalistica di diversi anni fa e' risultato che gli affitti del 100% degli appartamenti affittati a Pisa (del campione esaminato) veniva pagato in nero. Questi sono dati empirici che mostrano come vendendo la casa a privati con ogni probabilita' l'INAIL avrebbe potuto estrarre legalmente una buona approssimazione il valore reale dell'appartamento, corrispondente agli affitti in nero di mercato.

vendendo la casa a privati con ogni probabilita' l'INAIL avrebbe potuto estrarre legalmente una buona approssimazione il valore reale dell'appartamento, corrispondente agli affitti in nero di mercato.

Ammettiamo che sia vero (lo dici tu che è vero, eh). Allora:

(i) in primis, mi sa che non hai nemmeno una vaga idea di come funzionano le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti, eppure qualcuno prima l'ha accennato. Funziona così: ci sono prelazioni e condizioni di favore varie per i conduttori, che fanno sì che alla fine (surprise! surprise!) il prezzo di vendita è irrisorio. Che bell'affare che faceva l'ente, nevvero.

(ii) in secundis, quid se l'ente era obbligato a investire tutto o parte del suo patrimonio in immobili?

(iii) in tertiis, compli per la granitica, inflessibile, implacabile coerenza per cui si sta rimproverando a uno (D'A) di essersi avvalso della legge vigente perché in caso contrario un altro (l'ente) avrebbe potuto avvantaggiarsi del fatto che un terzo (l'aqcuirente) l'avrebbe violata. Un "ragionamento" (viroglette d'obbligo)  ipotetico del settimo tipo, roba che manco Spielberg.  

In primis, beh la legge potevano cambiarla no? Del tipo "la prelazione vale solo per immobili di valore inferiore a 400 milioni di lire in base alle stime di mercato correnti" in modo da non vendere a prezzi irrisori immobili di pregio. Ah no aspetta, quelli che dovevano cambiarla godevano del beneficio e abitavano in caso del valore superiore al miliardo di lire. Uhm, chissà che incentivi a cambiarla.

In secundis, vendeva case per cui PV(equo canone) < Prezzo e comprava case in cui PV(equo canone) = Prezzo. Ci facevano un bel po' di soldini per gli iscritti a quell'ente previdenziale! Si chiama asset management, ed è quello che fanno di solito le società immobiliari privati. Poi siamo d'accordo che da un ente pubblico mi aspetto che dia le case in base a criteri diversi da quello economico, ma se permetti non mi sta bene.

In primis: uhm, mi stai dicendo che D'A è come Scajola perché non ha cambiato le leggi? Non è male questa. Allora forse il post doveva essere così formulato: tutti i politici italiani, dall'anno di istituzione dell'equo canone (1978, anche se il blocco dei fitti c'era da molto prima) e dell'INPDAP o cos'era, sono come Scajola. Che fico eh? Senza contare che, non so come dirtelo,  l'equo canone è stato abrogato  (1998) e le procedure di dismissione del patrimonio degli enti sono state modificate  (1996, se non sbaglio) proprio quando al governo c'erano D'A e Prodi. Ma queste sono quisquilie e pinzillacchere, o straw-man fallacy, ovviamente...

(i) in primis, mi sa che non hai nemmeno una vaga idea di come funzionano le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti,

Purtroppo l'idea ce l'ho come risulta anche da miei commenti precedenti, purtroppo gli enti previdenziali erano sottoposti a norme statali coercitive e distorcenti finalizzate a trasferire ricchezza dalle casse degli enti stessi (soldi pubblici e contributi dei lavoratori) ai privati affittuari o compratori come i politici stessi autori delle norme. Se vogliamo questo significa che oltre che di appropriazione di risorse pubbliche D'Alema dovrebbe essere incolpato anche di associazione a delinquere, con gli altri politici, al fine di appropriazione di risorse pubbliche.

(ii) in secundis, quid se l'ente era obbligato a investire tutto o parte del suo patrimonio in immobili?

Se capisco bene il latino qui sopra reitererei quanto ho gia' scritto sopra.

(iii) in tertiis, compli per la granitica, inflessibile, implacabile coerenza per cui si sta rimproverando a uno (D'A) di essersi avvalso della legge vigente perché in caso contrario un altro (l'ente) avrebbe potuto avvantaggiarsi del fatto che un terzo (l'aqcuirente) l'avrebbe violata. Un "ragionamento" (viroglette d'obbligo)  ipotetico del settimo tipo, roba che manco Spielberg.

"Seguendo la legge" D'Alema si e' appropriato con vantaggio personale di ricchezza originata dai contributi dei lavoratori italiani e accumulata allo scopo di pagare pensioni e assistenza previdenziale.

Vendendo legalmente sul mercato (assumendo che la legge di D'Alema & Co. lo permettesse) le case signorili nel centro di Roma l'ente previdenziale avrebbe conservato i contributi dei lavoratori evitando che D'Alema se ne appropriasse per il proprio vantaggio personale.

In generale seguire la legge formale e' meglio che non seguirla, ma la combinazione degli effetti della legge formale approvata dalla Casta e del funzionamento degli enti pubblici italiani aveva la conseguenza di trasferire forzosamente ricchezza dai contributi previdenziali dei lavoratori al conto in banca di D'Alema, gia' stipendiato sontuosamente con decenni di indennita' parlamentari. Facendo parte come politico PCI del sistema consociativo responsabile dell'approvazione e del mantenimento di tali leggi D'Alema e' colpevole e corresponsabile di appropriazione indebita di risorse pubbliche per vantaggio personale.

In un'inchiesta giornalistica di diversi anni fa e' risultato che gli affitti del 100% degli appartamenti affittati a Pisa (del campione esaminato) veniva pagato in nero. Questi sono dati empirici...

Inchiesta giornalistica... dati empirici? Io a Pisa pagavo l'equo canone con contratto registrato (dubito che il proprietario non ci pagasse le tasse, e conosco anche alrti casi simili, quindi il 100% non puo' essere, magari e' il 99.999...%

In un'inchiesta giornalistica di diversi anni fa e' risultato che gli affitti del 100% degli appartamenti affittati a Pisa (del campione esaminato) veniva pagato in nero. Questi sono dati empirici...

Inchiesta giornalistica... dati empirici? Io a Pisa pagavo l'equo canone con contratto registrato (dubito che il proprietario non ci pagasse le tasse, e conosco anche alrti casi simili, quindi il 100% non puo' essere, magari e' il 99.999...%

Significa che il tuo caso non faceva parte del campione esaminato dai giornalisti che hanno pubblicato l'artitolo.  Un campione non equivale alla totalita' delle case e quindi per caso o per sfortuna non includeva il tuo appartamento e quello dei tuoi conoscenti.  Quindi il 100% rimane 100% ... al limite ci puoi mettere una stima dell'errore che dovrebbe essere calcolata in base alla numerosita' del campione e del totale.

 

Certo, appunto. Era piu' o meno quello che volevo dire, visto che era un'inchiesta giornalistica io non darei alcun peso a quello che diceva dal punto di vista empirico, almeno che poi ci dici com'era grande il campione, com'era evvenuta la selezione del campione etc... Se poi volevui dire che c'erano (e ci sono) un sacco di affitti in nero (magari specificando anche che parli del privato), allora... va bene.