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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Non so di Rutelli, ma Veltroni abitava nella casa che era stata data al padre (all'epoca dirigente EIAR), e non credo che sia giusto accomunare le due vicende (quella di WV e di Md'A).

A D'Alema la casa è stata "concessa" per meriti politici, come a tanti altri (l'elenco è segreto..), lo scandalo non è nell'equo canone, ma nel modo in cui l'equo canone è stato calcolato per gli Enti Pubblici, per cui una casa in centro a Roma era calcolata dai vari Enti con un coefficiente tale che risultava casa popolare. I CdA degli enti, pare, non avessero alcun incentivo a far calcolare l'equo canone in altro modo, per cui, pur rimanendo "equo" sarebbe stato almeno utile economicamente.

Il meccanismo era il seguente: l'immobile era valutato sulla base dell'ammortamento del bene (per moltissimi immobili il valore residuo era pari a zero), sulla base della classe catastale del bene, e molti edifici, sia pure in centro a Roma, erano classificati sulla base del catasto di epoca fascista come "edilizia popolare". Qui il metodo di calcolo. Insomma, avere un immobile in locazione da un ente pubblico economico (??) era meglio di un terno al lotto, e se non si aveva avuto accesso per eredità o subentro diretto (il caso di WV) col cavolo che ci entravi. D'Alema per averlo deve aver scavalcato una lunga fila...