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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Nella polemica di chi è peggio tendo ad oscillare fra Alberto e Sabino, ma mi sembra secondario. Si', forse nel caso Scaloja vi sono due violazioni dell'etica (e della legge) ma la seconda è ancora da provare (che i 900mila siano parte di un piano corruttivo del ministro, Bertolaso, eccetera). Però nel caso D'Alema c'è l'aggravante che gli appartamenti di proprietà d'enti previdenziali avrebbero potuto essere venduti sul mercato, finanziando l'ente e quindi le pensioni di chi lavora, o affittati ad aventi diritto in base a misure obiettive di bisogno.

Tolto quello, gli argomenti di Alberto sono perfettamente convincenti ed i due sono, eticamente, sullo stesso piano: uno si è "fatto fare un favore" dai compagni che gestiscono l'INPS e l'altro si è "fatto fare un favore" dall'amico che costruisce per il settore pubblico. La differenza, al più, è di qualche decina di migliaia di euro nell'ammontare dei favori.

Per evitare di apparire fissati con D'Alema, vorrei solo ricordare che nello scandalo degli affitti di favore alla casta erano coinvolti anche Veltroni e Rutelli, oltre ad una lunga lista di politici che ora non ricordo. Infatti, se qualcuno ha la lista dei maggiori sarà bene ricordarli perché è giusto che l'immoralità di questi ipocriti sepolcri imbiancati venga regolarmente sbandierata al popolo che li elegge.

Secondo me c'e' anche un'altra differenza molto importante: uno ha fatto le cose di nascosto, l'altronon mi risulta (magari mi sbaglio). Parlando di politici cio' non credo possa essere considerato secondario. D'Alema, secondo me, non aveva neanche la percezione che stesse facendo qualcosa di non etico. L'equo canone, come ho anche scritto sopra, era una legge dello stato, tutti i contratti di locazione, privati o pubblici, dovevano essere "equi", poi, nella logica del Partito, e' chiaro che l'operaio si becca il bilocale vicino la fabbrica, il dirigente, il mega appartamento accessoriato vicino al parlamento. Questo andava bene a tutti i compagni, niente di strano. D'Alema non ha tradito le aspettative di chi lo votava.

Infatti, se qualcuno ha la lista dei maggiori sarà bene ricordarli perché è giusto che l'immoralità di questi ipocriti sepolcri imbiancati venga regolarmente sbandierata al popolo che li elegge.

Link molto parziale, purtroppo.

Non so di Rutelli, ma Veltroni abitava nella casa che era stata data al padre (all'epoca dirigente EIAR), e non credo che sia giusto accomunare le due vicende (quella di WV e di Md'A).

A D'Alema la casa è stata "concessa" per meriti politici, come a tanti altri (l'elenco è segreto..), lo scandalo non è nell'equo canone, ma nel modo in cui l'equo canone è stato calcolato per gli Enti Pubblici, per cui una casa in centro a Roma era calcolata dai vari Enti con un coefficiente tale che risultava casa popolare. I CdA degli enti, pare, non avessero alcun incentivo a far calcolare l'equo canone in altro modo, per cui, pur rimanendo "equo" sarebbe stato almeno utile economicamente.

Il meccanismo era il seguente: l'immobile era valutato sulla base dell'ammortamento del bene (per moltissimi immobili il valore residuo era pari a zero), sulla base della classe catastale del bene, e molti edifici, sia pure in centro a Roma, erano classificati sulla base del catasto di epoca fascista come "edilizia popolare". Qui il metodo di calcolo. Insomma, avere un immobile in locazione da un ente pubblico economico (??) era meglio di un terno al lotto, e se non si aveva avuto accesso per eredità o subentro diretto (il caso di WV) col cavolo che ci entravi. D'Alema per averlo deve aver scavalcato una lunga fila...

Tolto quello, gli argomenti di Alberto sono perfettamente convincenti ed i due sono, eticamente, sullo stesso piano: uno si è "fatto fare un favore" dai compagni che gestiscono l'INPS e l'altro si è "fatto fare un favore" dall'amico che costruisce per il settore pubblico. La differenza, al più, è di qualche decina di migliaia di euro nell'ammontare dei favori.

Domanda: premesso che immagino che in USA non esista equo canone :-) e che non so se esistano enti previdenziali che possano affittare appartamenti a politici a prezzi di favore o fuori mercato, cosa sarebbe successo ad un parlamentare americano colto nelle due situazioni "imbarazzanti" di cui sopra? Avrebbero dovuto lasciare eventuali responsabilità ed anche il posto alla camera o al senato? Non si usa far firmare le dimissioni in bianco, per esempio?

Francesco

Io credo che semplicemente gli elettori non lo avrebbero rieletto.

premesso che immagino che in USA non esista equo canone

Immagini male. E, sorpresa, sorpresa, anche qua i politici ci sguazzano.