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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone.

Non ti seguo. negli anni 90 c'era solo l'equo canone, ufficlialmente. Poi in nero poteva esserci tuttto il resto. Quindi legalmente a quanto mi risulta qualsiasi compratore intenzionato ad affittare ad uso residenziale doveva farlo ad equo canone. Ho chiesto anche prima come stanno le cose adesso. E stato abolito oppure viene aggirato con deroghe?

Francesco

I compratori avrebbero ipotizzato flussi di cassa futuri composti da equo canone più nero ( mica devono scriverlo quello che pensano ) e avrebbero formulato la loro offerta. L'INPS avrebbe venduto al miglior offerente se l'offerta fosse stato superiore ai flussi di cassa futuri ad equo canone dell'affituario ( D'Alema in questo caso ). 

Il punto di alberto e' che nessuno affittava in centro a roma ad equo canone, quindi chi comprava appartamenti per affittarli sapeva che avrebbe guadagnato molto di piu' ed era disposta a pagare il sovrappiu'. L'ente previdenziale quindi ha rinunciato ad un considerevole introito: pur non potendo legalmente chiedere affitti di mercato, bastava che vendesse e avrebbe intascato un valore simile, in ordine di grandezza, al valore atteso della somma degli affitti di mercato. 

PS L'equo canone e' stato abolito da tempo.

La cosa da fare era vendere le case. Questo facevano i privati. L'equo canone, come c'era da aspettarsi, distrusse quasi completamente il mercato della locazione immobiliaria. Visto che gli immobili non si potevano affittare a prezzi ragionevoli, la cosa ovvia da fare era venderli a gente che li usava come bene di consumo (prima casa) oppure lasciarli sfitti in attesa di tempi migliori. Oppure aggirare la legge e farsi pagare in nero, ma era rischioso. In ogni caso, quest'ultima scelta non era disponibile agli enti previdenziali. Le prime due si.

L'ultima scelta (aggirare la legge e farsi pagare in nero) non era disponibile per gli enti previdenziali, ma lo era per i dirigenti degli enti previdenziali, che sono poi quelli che decidono a chi ed a quanto affittare.

Nella prassi questi pagamenti non venivano liquidati in numerario ma con un'elaborata forma di baratto. “Amor con amor si paga” scriveva Dante Alighieri; il dirigente dell'ente avrà probabilmente avuto in compenso la conferma nella carica, o una promozione, o di "piazzare" un figlio o un nipote alla RAI, o in uno degli innumerevoli posti della grande greppia nazionale.