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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

32 commenti (espandi tutti)

Me lo aspettavo. L'ho pure messa nel cappello al post la storia del salame agli occhi. E li ho anche chiesti alla fine gli argomenti sottili. Spero che molti dei commenti qui siano una gara ad esser sottili e non i personali convincimenti di chi scrive. Ne prendo uno:

Gli immobili di proprietà pubblica sono locati a prezzi di legge, dunque, se un danno vi è stato da parte di D'Alema non è stato verso lo Stato (scusate la cacofonia) ma verso quel cittadino che avrebbe avuto, eventualmente (e non so in base a quali parametri) maggior diritto di ottenere la locazione di quell'immobile. 

Ma chi? Ma cosa? Ma quando? E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone. Non vendendo Inail ha perso un mucchio di soldi. Perche' non lo ha fatto? Per avere i favori di D'Alema. Favori che erano ben altro che l'assunzione dell'amica; erano (e sono) il mantenimento di un'enorme dispendio di denaro pubblico a uso e consumo della casta - una specie di grande RAI. 

E non sono affatto d'accordo con Sabino. Non e' vero che Scajola=D'Alema+900mila. A Scajola hanno trovato una bella casa, come a D'Alema, e l'ha pagata anche lui sotto mercato, come D'Alema. 

Ragazzi, e' lo stesso, da tutti i punti di vista. Forse da un punto di vista strettamente legale e' diverso, ma secondo me nemmeno quello: mica e' illegale farsi regalare dei soldi. Non sento nessuno dire: mah, l'imprenditore gli appalti li avrebbe avuti lo stesso, forse e' il migliore, ... nessun danno all'erario. Ma dai, fatemi il piacere. 

 

La butto li': e se la legge su equo canone fosse rimasta in vigore anche solo un paio di anni in piu' di quanto non sarebbe stata se D'Alema e amichetti non se avessero tratto vantaggi? Sono solo io a vedere danni per lo stato in questo caso: una delle leggi piu' dannose e distorsive del dopoguerra!!

E io son quello di sinistra. Tra un po' si sveglia Boldrin e gli prende un colpo a leggere i commenti :)

E vorrei aggiungere che per me un giudice che si fa accreditare ITL 400.000.000 su un conto svizzero ed un giudiche che si fa eleggere senatore (ITL 20.000.000 x 60 mesi = ITL 1.200.000.000) venendo presentato in un collegio sicuro sono eticamente sullo stesso piano, anche se la legge punisce la prima fattispecie e ignora la seconda.

Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone.

Non ti seguo. negli anni 90 c'era solo l'equo canone, ufficlialmente. Poi in nero poteva esserci tuttto il resto. Quindi legalmente a quanto mi risulta qualsiasi compratore intenzionato ad affittare ad uso residenziale doveva farlo ad equo canone. Ho chiesto anche prima come stanno le cose adesso. E stato abolito oppure viene aggirato con deroghe?

Francesco

I compratori avrebbero ipotizzato flussi di cassa futuri composti da equo canone più nero ( mica devono scriverlo quello che pensano ) e avrebbero formulato la loro offerta. L'INPS avrebbe venduto al miglior offerente se l'offerta fosse stato superiore ai flussi di cassa futuri ad equo canone dell'affituario ( D'Alema in questo caso ). 

Il punto di alberto e' che nessuno affittava in centro a roma ad equo canone, quindi chi comprava appartamenti per affittarli sapeva che avrebbe guadagnato molto di piu' ed era disposta a pagare il sovrappiu'. L'ente previdenziale quindi ha rinunciato ad un considerevole introito: pur non potendo legalmente chiedere affitti di mercato, bastava che vendesse e avrebbe intascato un valore simile, in ordine di grandezza, al valore atteso della somma degli affitti di mercato. 

PS L'equo canone e' stato abolito da tempo.

La cosa da fare era vendere le case. Questo facevano i privati. L'equo canone, come c'era da aspettarsi, distrusse quasi completamente il mercato della locazione immobiliaria. Visto che gli immobili non si potevano affittare a prezzi ragionevoli, la cosa ovvia da fare era venderli a gente che li usava come bene di consumo (prima casa) oppure lasciarli sfitti in attesa di tempi migliori. Oppure aggirare la legge e farsi pagare in nero, ma era rischioso. In ogni caso, quest'ultima scelta non era disponibile agli enti previdenziali. Le prime due si.

L'ultima scelta (aggirare la legge e farsi pagare in nero) non era disponibile per gli enti previdenziali, ma lo era per i dirigenti degli enti previdenziali, che sono poi quelli che decidono a chi ed a quanto affittare.

Nella prassi questi pagamenti non venivano liquidati in numerario ma con un'elaborata forma di baratto. “Amor con amor si paga” scriveva Dante Alighieri; il dirigente dell'ente avrà probabilmente avuto in compenso la conferma nella carica, o una promozione, o di "piazzare" un figlio o un nipote alla RAI, o in uno degli innumerevoli posti della grande greppia nazionale.

Per me l'aspetto politico e morale viene prima. da questo punto di vista entrambi dovrebbero smettere di fare politica attiva.

Sull'aspetto economico siete più bravi di me e a voi fare i conti. Non so se sfruttare il proprio ruolo per farsi assegnare un appartamento da pagare ad equo canone creando un sicuro danno economico allo stato, sia meno impattante di pagare parte di una casa in nero. Quello che però non si può sentire è la storia del regalo (lo so che la tua era una provocazione), che nel caso D'Alema non c'è (almeno non ne ricordo), e che differenzia i due casi. Con la speranza (per lui) che Scajola sappia spiegare questo "particolare".

erano (e sono) il mantenimento di un'enorme dispendio di denaro pubblico a uso e consumo della casta

Ecco, Alberto, senza minimamente voler difendere D'Alema, che e' una persona per cui provo un disprezzo notevole, la differenza e' questa: il dispendio di denaro pubblico a favore della casta e' la norma in Italia, non l'eccezione. Se vuoi valutare i comportamenti personali, li devi valutare a partire da questo background.

Giusto per mettere giu' qualche cifra: non so quanto sia costato al contribuente il famoso volo "privato" Albenga-Roma di Scajola, ma Scajola aveva destinato un milioncino di euro per l'aeroporto in questione come "rimborso non ufficiale"  del volo, quindi immagino che il costo totale per Alitalia/Airone/aeroporto di Albenga possa essere dello stesso ordine. La storia dei rimborsi spese "gonfiati" per i viaggi aerei degli europarlamentari, in cui incappo' il "povero" Napolitano, corrispondeva a un extra di parecchie centinaia di euro per viaggio, che corrisponde ad occhio a un centinaio di migliaia di euro per i 5 anni di legislatura. Tutto perfettamente legale, in entrambi i casi. L'ordine di grandezza del danno allo Stato e' lo stesso dell'appartamento di D'Alema.

Scajola, oltre a questi privilegi, prendeva anche denaro per qualcosa che ricorda molto Tangentopoli. E' il caso di dire, parafrasando: tutti i porci sono uguali, ma qualcuno e' piu' porco degli altri.

 

E poi non scherziamo: D'Alema ha fatto molti piu' danni allo Stato con le sue politiche e i suoi maneggi che con i suoi privilegi personali da membro della casta. Se avesse governato decentemente e spinto la sinistra a fare leggi decenti e a modernizzarsi, per me poteva anche avere la villa gratis in Costa Smeralda con aereo privato per Roma pagato dai contribuenti. Le sue colpe sono prevalentemente politiche, non altro.

Mi trovo d'accordo con i commenti fatti, e con quelli di Francesco Forti. Il vero problema in Italia, è il problema etico e morale. Come si fa ad inculcare nei nostri politici il senso etico e di responsabilità verso lo stato? Penso che l'unica via sia quella pecuniaria e di interdizione agli uffici pubblici ed alla politica a vita. Ma, anche se alcune leggi esistono in tal senso, non sono assolutamente applicate. Il vero grosso problema è che alla maggior parte della gente va bene cosi', perchè pensa "se Berlusconi è riuscito ad arricchirsi così, vuoi che non risolva i nostri problemi?".

Gli italiani sono pizza e mandolino, vogliono qualcuno che pensi per loro, perchè più comodo. Per altri, è invece semplicemente conveniente a livello personale. Che fare?

Ma chi? Ma cosa? Ma quando? E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone. Non vendendo Inail ha perso un mucchio di soldi. Perche' non lo ha fatto? Per avere i favori di D'Alema. Favori che erano ben altro che l'assunzione dell'amica; erano (e sono) il mantenimento di un'enorme dispendio di denaro pubblico a uso e consumo della casta - una specie di grande RAI.

Guarda, te puoi anche pensare che D'Alema e' un amorale per essere (stato) un comunista, e per aver usufruito di leggi comuniste, ma l'equo canone NON era una legge per gli appartamenti di prorpieta' solo pubblica, ma era OBBLIGATORIO per tutte le locazioni (tranne per turismo). Quindi quel mucchio di soldi semplicemente non c'era per legge. O magari accusi D'Alema di essersi prodigato per tenere una legge, l'equo canone, che sapeva ingiusta e l'ha fatto solo per poi usufruirne a danno dei contribuenti? Forse e' anche vero, ma allora avrebbe sicuramente fatto meglio a instascarsi 900.000 euro cash.

Non ho capito perchè

Non e' vero che Scajola=D'Alema+900mila. A Scajola hanno trovato una bella casa, come a D'Alema, e l'ha pagata anche lui sotto mercato, come D'Alema.

D'Alema è uno dei politici che mi piace di meno e non voglio assolutamente difenderlo anzi.

Però rimanendo ai fatti mi sembra congruo che

Pagare meno affitto = Avere sconto sulla casa

Fin qui ok. Ma intascare 900k significa avere, oltre allo sconto, dei fondi di dubbia provenienza. Qualcuno dava integrazioni cash a D'Alema? Cosa mi sfugge?

E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento?

Se avesse venduto avrebbe dovuto dare la prelazione all'inquilino ad un prezzo di non meno del 30% (minor valore perchè occupato), più un altro 10-15% se la vendita avveniva "in blocco", vale a dire l'ente vendeva tutti gli appartamenti di un palazzo con gli inquilini che si mettevano d'accordo fra di loro per presentare un'offerta collettiva. Quindi l'ente avrebbe ottenuto grosso modo poco più della metà del valore di mercato degli alloggi.

E non bastava cambiare questa legge sulla priorità degli inquilini? Ah ops, dimenticavo che gli inquilini erano quelli che le facevano, le leggi :(

Aggiungo che dopo affittopoli, ci fu svendopoli ovvero la svendita delle case già locate a prezzi irrisori, vendute a prezzi molto più bassi a vari personaggi della casta. Dunque, fermo restando il ribrezzo morale per tutti questi comportamenti, continuo a ritenere molto più grave la vicenda Scajola che, tra l'altro, si inserisce in quadro molto più vasto che sfocia nel penale ovvero quello della "cricca" che con la scusa delle emergenze ci ha fatto pagare per anni molti milioni di Euro in più le varie emergenze o pseudo tali (come i mondiali di nuoto di Roma).

Ma a me sembra di ricordare che questa regola non si dovesse applicare agli immobili cosiddetti "di pregio".

Ciao Alberto

secondo me c'e' una differenza importante e sta nel fatto che gli immobili affittati a d'alema erano di proprieta' dello stato mentre i soldi pagato per la casa di scajola vengono da un privato..

dato che d'alema era un dipendente pubblico il suo affitto ad equo canone non e' altro che una forma di retirbuzione occulta (un po' come quella dei dipendenti di NYU :) ).. certo c'e' il problema che non ci paga le tasse ma forse il danno per il cittadino non e' cosi' grande..

se invece i soldi per la casa a scajola li ha dati un imprenditore/palazzinaro e scajola e' ministro delle attivita' produttive beh si vede da se che il danno potenziale per il cittadino e' assai maggiore..

 

 

 

 

 

 

 

Ma chi? Ma cosa? Ma quando? E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone.

Davvero? D'Alema - a quanto riferì il Giornale medesimo all'epoca - ha fatto richiesta dell'appartamento nel 1990 e l'ha avuto nel 1991. L'equo canone era tuttora obbligatorio (la prima liberalizzazione è arrivata l'anno dopo, con i patti in deroga). Ci spieghi come avrebbe fatto l'eventuale compratore dell'INAIL ad affittare "a prezzi di mercato, non a equo canone"?

Stai scherzando, vero?

Un ente pubblico acquista appartamenti di lusso coi contributi degli italiani e li affitta sottocosto e non ti sembra un favore?

L' Inail ha il dovere di investire i contributi in modo produttivo, ed acquistare immobili per affittarli ad equo canone non lo e' mai stato, tanto che  rivaqti preferivano tenerli sfitti per anni.E per di piu li affitta a politici in cambio di imprecisati favori? Magari non e' reato, ma di fatto si tratta di corruzione bella e buona: in tribunale fa tutta la differenza del mondo, fuori da li nessuna.

Mi pare che nessuno abbia centrato il problema di fondo dell'assegnazione a D'Alema dell'appartamento ad equo canone: c'erano delle graduatorie per l'assegnazione delle case degli enti pubblici, graduatorie basate (molto ma non esclusivamente) sul reddito dei richiedenti, graduatorie paragonabili a quelle tutt'ora usate per addegnare le case degli istitui case popolari (o come si chiamano ora nelle varie regioni). D'alema era parlamentare. In base alle graduatorie lui non poteva essere in grado neanche di avvicinarsi ad una casa di un ente pubblico, proprio perche' percepiva un reddito spaventoso (e tutto dichiarato) per l'epoca.

La stessa cosa e' avvenuta per anni qui a Bologna con le case popolari, in cui l'assessore alla casa partecipava alle riunioni per l'assegnazione delle case popolari e, pare, "adeguava" i parametri delle graduatorie secondo criteri non noti ufficialmente. Quando cadde la giunta Guazzaloca, il nuovo assessore alla casa dopo la prima riunione si fiondo' direttamente in procura a denunciare il fatto. L'allora capo della procura si limito' a mandare una lettera invitando a rispettare scrupolosamente le graduatorie, invece di istruire un'indagine e perseguire gli eventuali illeciti.

Lo sapevamo tutti e nessuno si scandalizzo'. Per questo D'Alema si sente offeso quando gli si rinfaccia di avere superato tutti in graduatoria, per lui, come per gli altri politici di tutti i colori, era naturale non dover sottostare alle regole dei comuni mortali.

 

Allora riprovo, vediamo se adesso è più chiaro. Bisin ha scritto:

E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone. Non vendendo Inail ha perso un mucchio di soldi.

Questa affermazione  è sbagliata: dato che l'equo canone esisteva ancora, nessun compratore avrebbe potuto "affittare a prezzi di mercato". Tra l'altro l'obiezione di Bisin si applicherebbe a qualunque altro inquilino dell'ente, non solo a D'Alema, ma questo è secondario. Non sto difendendo D'Alema, che mi sta pure antipatico. Ma qui mi aspetto argomenti, non stronzate.

 

Osservazione 1. Anche volendo immaginare una situazione di perfetto rispetto delle leggi (strong assumption, isn't it?), il valore d'uso di una bella casa in centro a Roma per il proprietario era sicuramente superiore al PV degli affitti in equo canone (altrimenti non si spiegherebbero le liste chilometriche per ottenere una casa dei vari enti previdenziali). Quindi sarebbe bastato vendere l'appartamento ad un soggetto che lo utilizzasse come prima casa.

Osservazione 2. Beh, siamo in Italia, quindi nonostante ci fosse la legge sull'equo canone, c'erano messe di proprietari che ricevevano affitti superiori a quanto previsto dalla legge. Potere della creatività italica.

Osservazione 1: come no - solo che Bisin non l'ha detto. Aggiungi poi che (i) il tuo argomento si applica non solo a D'A, ma a tutti gli inquilini dell'ente, che erano millanta. Se stai dicendo che l'ente avrebbe dovuto sfrattare tutti e vendere tutti gli appartamenti, per me va bene: ma ammetterai che come argomento contro il D'A finisce con l'essere un po' deboluccio; (ii) se, come credo (ma non ho verificato) le regole di gestione dell'ente prevedevano l'obbligo di investire il patrimonio esclusivamente o prevalentemente in immobili, il tuo argomento cade del tutto.

Osservazione 2: accerto, allora anche l'ente poteva affittare in nero le sue proprietà, organizzarci giri di squillo, bische clandestine, distillerie di ero e coca e un sacco di altre belle cose.

Allora riprovo, vediamo se adesso è più chiaro. Bisin ha scritto:

E se Inail (o chi diavolo fosse) avesse venduto l'appartamento? Il prezzo avrebbe contabilizzato il fatto che il compratore l'avrebbe affittato a prezzi di mercato, non a equo canone. Non vendendo Inail ha perso un mucchio di soldi.

Questa affermazione  è sbagliata: dato che l'equo canone esisteva ancora, nessun compratore avrebbe potuto "affittare a prezzi di mercato". Tra l'altro l'obiezione di Bisin si applicherebbe a qualunque altro inquilino dell'ente, non solo a D'Alema, ma questo è secondario.

Stai trascurando il fatto che la legge dell'equo canone, come quasi tutte le leggi italiane, non veniva rispettata rigorosamente.  Veramente non ci arrivi da solo? Si tratta di una conseguenza tipica, specie nelle societa' con apparati giudiziari scadenti, delle leggi statali severamente distorsive del mercato. I pagamenti di affitto in nero rientrano nel 27% del PIL italiano, stimato da Schneider et. al., che non viene dichiarato al Fisco, o nel 16% stimato dall'ISTAT. In un'inchiesta giornalistica di diversi anni fa e' risultato che gli affitti del 100% degli appartamenti affittati a Pisa (del campione esaminato) veniva pagato in nero. Questi sono dati empirici che mostrano come vendendo la casa a privati con ogni probabilita' l'INAIL avrebbe potuto estrarre legalmente una buona approssimazione il valore reale dell'appartamento, corrispondente agli affitti in nero di mercato.

vendendo la casa a privati con ogni probabilita' l'INAIL avrebbe potuto estrarre legalmente una buona approssimazione il valore reale dell'appartamento, corrispondente agli affitti in nero di mercato.

Ammettiamo che sia vero (lo dici tu che è vero, eh). Allora:

(i) in primis, mi sa che non hai nemmeno una vaga idea di come funzionano le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti, eppure qualcuno prima l'ha accennato. Funziona così: ci sono prelazioni e condizioni di favore varie per i conduttori, che fanno sì che alla fine (surprise! surprise!) il prezzo di vendita è irrisorio. Che bell'affare che faceva l'ente, nevvero.

(ii) in secundis, quid se l'ente era obbligato a investire tutto o parte del suo patrimonio in immobili?

(iii) in tertiis, compli per la granitica, inflessibile, implacabile coerenza per cui si sta rimproverando a uno (D'A) di essersi avvalso della legge vigente perché in caso contrario un altro (l'ente) avrebbe potuto avvantaggiarsi del fatto che un terzo (l'aqcuirente) l'avrebbe violata. Un "ragionamento" (viroglette d'obbligo)  ipotetico del settimo tipo, roba che manco Spielberg.  

In primis, beh la legge potevano cambiarla no? Del tipo "la prelazione vale solo per immobili di valore inferiore a 400 milioni di lire in base alle stime di mercato correnti" in modo da non vendere a prezzi irrisori immobili di pregio. Ah no aspetta, quelli che dovevano cambiarla godevano del beneficio e abitavano in caso del valore superiore al miliardo di lire. Uhm, chissà che incentivi a cambiarla.

In secundis, vendeva case per cui PV(equo canone) < Prezzo e comprava case in cui PV(equo canone) = Prezzo. Ci facevano un bel po' di soldini per gli iscritti a quell'ente previdenziale! Si chiama asset management, ed è quello che fanno di solito le società immobiliari privati. Poi siamo d'accordo che da un ente pubblico mi aspetto che dia le case in base a criteri diversi da quello economico, ma se permetti non mi sta bene.

In primis: uhm, mi stai dicendo che D'A è come Scajola perché non ha cambiato le leggi? Non è male questa. Allora forse il post doveva essere così formulato: tutti i politici italiani, dall'anno di istituzione dell'equo canone (1978, anche se il blocco dei fitti c'era da molto prima) e dell'INPDAP o cos'era, sono come Scajola. Che fico eh? Senza contare che, non so come dirtelo,  l'equo canone è stato abrogato  (1998) e le procedure di dismissione del patrimonio degli enti sono state modificate  (1996, se non sbaglio) proprio quando al governo c'erano D'A e Prodi. Ma queste sono quisquilie e pinzillacchere, o straw-man fallacy, ovviamente...

(i) in primis, mi sa che non hai nemmeno una vaga idea di come funzionano le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti,

Purtroppo l'idea ce l'ho come risulta anche da miei commenti precedenti, purtroppo gli enti previdenziali erano sottoposti a norme statali coercitive e distorcenti finalizzate a trasferire ricchezza dalle casse degli enti stessi (soldi pubblici e contributi dei lavoratori) ai privati affittuari o compratori come i politici stessi autori delle norme. Se vogliamo questo significa che oltre che di appropriazione di risorse pubbliche D'Alema dovrebbe essere incolpato anche di associazione a delinquere, con gli altri politici, al fine di appropriazione di risorse pubbliche.

(ii) in secundis, quid se l'ente era obbligato a investire tutto o parte del suo patrimonio in immobili?

Se capisco bene il latino qui sopra reitererei quanto ho gia' scritto sopra.

(iii) in tertiis, compli per la granitica, inflessibile, implacabile coerenza per cui si sta rimproverando a uno (D'A) di essersi avvalso della legge vigente perché in caso contrario un altro (l'ente) avrebbe potuto avvantaggiarsi del fatto che un terzo (l'aqcuirente) l'avrebbe violata. Un "ragionamento" (viroglette d'obbligo)  ipotetico del settimo tipo, roba che manco Spielberg.

"Seguendo la legge" D'Alema si e' appropriato con vantaggio personale di ricchezza originata dai contributi dei lavoratori italiani e accumulata allo scopo di pagare pensioni e assistenza previdenziale.

Vendendo legalmente sul mercato (assumendo che la legge di D'Alema & Co. lo permettesse) le case signorili nel centro di Roma l'ente previdenziale avrebbe conservato i contributi dei lavoratori evitando che D'Alema se ne appropriasse per il proprio vantaggio personale.

In generale seguire la legge formale e' meglio che non seguirla, ma la combinazione degli effetti della legge formale approvata dalla Casta e del funzionamento degli enti pubblici italiani aveva la conseguenza di trasferire forzosamente ricchezza dai contributi previdenziali dei lavoratori al conto in banca di D'Alema, gia' stipendiato sontuosamente con decenni di indennita' parlamentari. Facendo parte come politico PCI del sistema consociativo responsabile dell'approvazione e del mantenimento di tali leggi D'Alema e' colpevole e corresponsabile di appropriazione indebita di risorse pubbliche per vantaggio personale.

In un'inchiesta giornalistica di diversi anni fa e' risultato che gli affitti del 100% degli appartamenti affittati a Pisa (del campione esaminato) veniva pagato in nero. Questi sono dati empirici...

Inchiesta giornalistica... dati empirici? Io a Pisa pagavo l'equo canone con contratto registrato (dubito che il proprietario non ci pagasse le tasse, e conosco anche alrti casi simili, quindi il 100% non puo' essere, magari e' il 99.999...%

In un'inchiesta giornalistica di diversi anni fa e' risultato che gli affitti del 100% degli appartamenti affittati a Pisa (del campione esaminato) veniva pagato in nero. Questi sono dati empirici...

Inchiesta giornalistica... dati empirici? Io a Pisa pagavo l'equo canone con contratto registrato (dubito che il proprietario non ci pagasse le tasse, e conosco anche alrti casi simili, quindi il 100% non puo' essere, magari e' il 99.999...%

Significa che il tuo caso non faceva parte del campione esaminato dai giornalisti che hanno pubblicato l'artitolo.  Un campione non equivale alla totalita' delle case e quindi per caso o per sfortuna non includeva il tuo appartamento e quello dei tuoi conoscenti.  Quindi il 100% rimane 100% ... al limite ci puoi mettere una stima dell'errore che dovrebbe essere calcolata in base alla numerosita' del campione e del totale.

 

Certo, appunto. Era piu' o meno quello che volevo dire, visto che era un'inchiesta giornalistica io non darei alcun peso a quello che diceva dal punto di vista empirico, almeno che poi ci dici com'era grande il campione, com'era evvenuta la selezione del campione etc... Se poi volevui dire che c'erano (e ci sono) un sacco di affitti in nero (magari specificando anche che parli del privato), allora... va bene.