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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Non credo che ci sia nessuno che dice che D'Alema doveva pagare più dell'equo canone. Il punto è che gli appartamenti a equo canone erano razionati e D'Alema (insieme a tanti altri) ha usato la sua infliuenza politica per farsene assegnare uno. Legale sì, morale no. Poteva per esempio adoperarsi affinché quegli appartamenti venissero assegnati agli studenti universitari fuori sede :-)

Più in generale, era ovvio che il sistema generava incentivi perversi. Dovere degli enti previdenziali era quello di valorizzare il loro patrimonio. Mantenere immobili dati in affitto a equo canone non era sicuramente il modo di farlo, era invece ovvio che quegli appartamenti andavano venduti. Non coonosco i dettagli legali della cosa, forse era necessario intervenire legislativamente per rendere questo possibile. Chiaro però che se i politici erano i primi beneficiari della mancata valorizzazione gli incentivi a eliminare l'inefficienza sparivano. A D'Alema questo non sembra mai essere venuto in mente.

Più in generale, era ovvio che il sistema generava incentivi perversi.

Era ovvio per te, e anche per me, ma ti garantisco che quando nei primi anni ottanta lo cercavo di spiegare ai miei amici del collettivo mi consideravano un terribile reazionario. Poi loro pagavano gli affitti triplicati in nero, io invece l'equo canone.

Doveva essere ovvio anche a D'Alema. Se non gli era ovvio, stava (e sta) facendo il mestiere sbagliato. L'incompetenza è dannosa almeno tanto quanto la disonestà.

Perfettamente d'accordo. E' tutta la classe politica nostra degli ultimi decenni che è incompetente. Se posso, quella attuale non solo è incompetente (e di molto), ma è pure in malafede....

Ma lo sai che D'Alema era un membro abbastanza importante del partito comunista? A te risulta che nel partito comunista l'idea che i prezzi li fa il mercato fosse dominante? Che io sappia, il pane, la benzina, le nazionali che fumava il mi' babbo e un sacco di altri prodotti avevano prezzi fissati dal "programmatore centrale" non solo l'affitto. In generale c'era l'idea che tutto quello che fosse considerato bene di prima necessita' dovesse essere sottratto alla "logica del mercato". Se D'Alema sapeva che l'equo canone era una cazzata allora nenche faceva bene il suo mestiere, perche' prendeva voti da chi la pensava in modo opposto.

Tra l'ideale che persegui e la pratica c'è di mezzo la legge e le consuetudini dello stato in cui vivi. Il fatto che tu creda che i prezzi li debba fare il programmatore centrale non significa che tu possa andare dal tabaccaio e pagargli le sigarette meno del prezzo a cui lui te le vende, se nel Paese in cui vivi non esiste alcun programmatore centrale. Questa è una foglia di fico filosofica.

A maggior ragione se D'Alema aveva il ruolo che aveva. Per usare termini più spicci "nessuno regala niente", perciò se sei un persona con un briciolo di cervello dovresti renderti conto da solo che pagare un equo canone per un appartamento del genere presuppone che chi ti dà questa possibilità voglia qualcosa in cambio.

 

 

Nota però che la vicenda è di metà anni 90, quando il PCI era morto e sepolto. Se manco dopo la caduta del muro a D'Alema è venuto qualche ripensamento sull'opportunità che i prezzi li fissassero i politici, io non posso che ribadire quanto detto prima: faceva meglio a cambiare mestiere.

Lungi da me difendere D'Alema, segnalo tuttavia che la legge sull'equo canone è stata sostanzialmente e definitivamente abrogata dalla legge n. 431 del 9.12.1998, maggioranza parlamentare Ulivo e Presidente del Consiglio (dal 21 ottobre) Massimo D'Alema

Vale a dire quando Egli non poteva più beneficiarne, dopo l'inchiesta de "Il Giornale"? Se lo avesse fatto Berlusconi sarebbe stata definita un'abrogazione ad personam.

In questo caso forse si potrebbe definire ad castam...

;-D