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Scajola, D'Alema e l'etica sottile

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Ho letto anche l'altro thread, su scajola.
Mi pare che le similitudini indicate qui siano corrette ma che ci sia anche una notevole differenza.
La casa avuta da Scajola è all'interno di un disegno corruttivo che emerge nelle varie complicità (caso G8) e le assegnazioni di appalti milionari.
La casa avuta da D'Alema e soci fa parte di un sistema di favori tra politici (quelli in parlamento e quelli negli enti) e di un sistema di casta che si sorregge reciprocamente. Scambio di favori ed appoggi.
La differenza? Quella tra passare col rosso, travolgendo una scolaresca che attraversa, e lasciare la macchina in sosta vietata contando che il vigile è un amico. Entrambi infrazioni ma di esito assai diverso. 
Ritengo che qualitativamente siano simili ed ingiustificabili ma sul piano della gravità dei fatti metterli sullo stesso piano mi sembra eccessivo e finalizzato (da parte del vicediretore del Giornale) a intorbidire le acque. Ricordo abbastanza bene quel periodo (primi anni 80) ed il sistema di favori era l'unico modo anche per le persone normali per trovare casa e lavoro. Non solo D'Alema. Se non avevi conscenze eri fregato. Ora non so, perché manco dall'Italia da 22 anni. Io, che politico non sono, trovai casa solo grazie alla azienda in cui lavoravo, che allora contava circa 300 dipendenti. Una trentina non riusciva a trovare casa in affitto vicino al lavoro (in aperta periferia di Milano) e la ditta si opero', sfuttando le conoscenze personali, per  riuscirci. E ci riusci'. Non è detto che dietro questo ci sia un disegno corruttivo ma solo uno scambio di favori tra amministratori delegati, per esempio. Anche se il caso affittopoli è grave (e D'Alema è penoso ed arrogante nella sua autodifesa)  mi pare che dietro il caso Scajola invece ci sia molto di piu', sul piano penale e dell'etica politica.

Francesco

Anche se il caso affittopoli è grave (e D'Alema è penoso ed arrogante nella sua autodifesa)  mi pare che dietro il caso Scajola invece ci sia molto di piu', sul piano penale e dell'etica politica.

E cosa ne sappiamo noi? Cosa ne sappiamo quale era la contropartita di affittopoli? 900mila euro (lo "sconto" per Scajola) su 240 mesi fanno 3750 euro al mese (probabilmente non lontano, in termini reali, dallo "sconto" di cui ha goduto d'Alema e di cui non avrei potuto godere io se avessi fatto domanda in concorrenza a d'Alema per lo stesso appartamento, per dire) e il mercato della corruzione i prezzi li sa determinare bene, eccome.

Il ragionamento di Alberto e' impeccabile. Il fatto che D'Alema non capisca (o faccia finta di non capire) che uno stock e' il valore presente scontato di una serie di flussi (ignoriamo le possibili diverse preferenze intergenerazionali di Scajola e D'Alema) la dice tra l'altro lunga sulla capacita' della sinistra di concepire correttamente la politica economica.

E cosa ne sappiamo noi? Cosa ne sappiamo quale era la contropartita di affittopoli?

Personalmente sappiamo poco o nulla, credo. Ma possiamo immaginare che ci sono differenze di interessi tra costrutturi amici che vincono appalti truccati e in cambio danno somme di denaro o appartamenti ed un sistema di potere che prevede scambi di favori (io ti do' un appartamento in affitto, tu fai assumere mia figlia in un ministero o appoggi la mia riconferma). La contropartita di affittopoli era quindi non per questo eticamente accettabile ma di certo ben diversa da quanto emerge dal caso scajola (io ti do' 900'000 euro in regalo e quindi faccio parte di un giro che vince sempre appalti pubblici). Il fatto che entrambi finiscano in "opoli" non rende identici affittopoli e tangentopoli, pur facendo parte dello stesso sistema di corruttela pubblica. Sono due fenomeni diversi per gravità, per onere sulla finanza pubblica, risvolti penali. Affittopoli disegna un sistema di casta politica che si autosorregge, come una loggia massonica ma senza grembiulini. Tangentopoli, antica e moderna, è un sistema corruttivo tra pubblico e privato.

Francesco

Ma possiamo immaginare che ci sono differenze di interessi tra costrutturi amici che vincono appalti truccati e in cambio danno somme di denaro o appartamenti ed un sistema di potere che prevede scambi di favori (io ti do' un appartamento in affitto, tu fai assumere mia figlia in un ministero o appoggi la mia riconferma). [...] Sono due fenomeni diversi per gravità, per onere sulla finanza pubblica, risvolti penali.

Non sono d'accordo. Se immaginiamo che le contropartite siano queste, allora non c'e' differenza di vantaggio personale tra vincere un appalto o vincere un posto di lavoro a vita per la figlia o vincere la permanenza in un ruolo di dirigenza. Possiamo anche metterci a fare i conti, se vuoi. Scommetto che le differenze in termini monetari non sono abissali. Stessa cosa per la finanza pubblica. Anzi, assumere a vita un ministeriale quando non c'e' bisogno di personale aggiuntivo costa di piu' che far vincere a un amico un appalto per un lavoro che s'ha da fare in ogni caso.

 

allora non c'e' differenza di vantaggio personale ...

Per il vantaggio personale sono d'accordo con te; non c'è grande differenza.

Sui danni per il paese, che esistono in entrambi i casi, credo che si sia una differenza quantitativa. Tangentopoli mi pare abbia significato un 5~10% del PIL, di maggiori costi per corruzione e spesso per opere pagate e non realizzate. Per quanto riguarda affittopoli non credo che il danno al paese (pur vero) sia dello stesso rilievo economico. In totale, il danno economico di un sistema corrotto nel suo complesso è enorme ma vari rami della corruzione e del malaffare, o le semplici collusioni della casta, possono incidere diversamente. Dovendo focalizzare il problema per risolverlo punterei a tangentopoli ed ho il sospetto che invece questo dirottare l'attenzione su affittopoli sia piu' che altro un tentativo di focalizzare su aspetti morali, puntando sul moralismo. Il che in una nazione in cui la maggioranza o è corrotta o corrompe o ci sguazza appena puo', non è pagante.

Francesco

 

Tangentopoli mi pare abbia significato un 5~10% del PIL, di maggiori costi per corruzione e spesso per opere pagate e non realizzate. Per quanto riguarda affittopoli non credo che il danno al paese (pur vero) sia dello stesso rilievo economico. 

Be', qui stiamo parlando di due episodi singoli, non dell'aggregato.

Comunque, ha ragione Sandro che il punto non e' fare i conti ma riconoscere che sul piano della decenza siamo di fronte a cencio che si offende se paragonato a straccio.

Be', qui stiamo parlando di due episodi singoli, non dell'aggregato.

Comunque, ha ragione Sandro che il punto non e' fare i conti ma riconoscere che sul piano della decenza siamo di fronte a cencio che si offende se paragonato a straccio.

Esatto e se in termini di aggregato possiamo fare calcoli, a livello di singoli casi non credo sia sostenibile che per qualche incredibile probabilità statistica siamo in presenza di mille casi di pari peso corruttivo o penale. 

Ritengo quindi che i vari rami in cui la corruzione pubblica si è espressa, da tangentopoli al classico clientelismo locale, il dossier affittopoli sia uno di quelli che ha colpito piu' per il senso morale (anche perché milioni di italiani erano alla ricerca di una casa e grazie all'equo canone, quindi alla politica, non potevano trovarla) che il danneggiamento economico in senso stetto. Avessimo un grafico a torta chredo che affittopoli sarebbe uno spicchio in mezzo a fette enormi. Il che non giustifica il fatto che D'Alema si offenda ma nemmeno giustifica il paragone con Scajola o con il più famoso Mario Chiesa.

Francesco

 

Allora si riduce a tutta una questione di immaginazione? No perché io mi immaginerei invece che tutti i politici installati in appartamenti di lusso in equo canone abbiano ricambiato i proprietari bocciando qualunque legge di liquidazione dei vari enti inutili (proprietari di immobili) con danno economico di difficile quantificazione (ma ingente) per le casse dello Stato. Certo sarebbe interessante fare due conti per vedere quanto sono costati 20-30 anni di anni inutili e quanto l'assegnazione di appalti agli amici di Scajola (nel senso di maggiori costi). Insomma sarà che guardo solo al grano ma non ci vedo tutta questa differenza.

La differenza? Quella tra passare col rosso, travolgendo una scolaresca che attraversa, e lasciare la macchina in sosta vietata contando che il vigile è un amico.

Quello che - presumibilmente - ha fatto Scajola fa piu' schifo di quanto ha fatto D'Alema, ma non mi trovo d'accordo col tuo paragone.

D'Alema ha avuto l'appartamento nel centro di Roma dagli enti previdenziali rispettando leggi formali che tuttavia venivano interpretate nei fatti a favore della Casta politico- sindacale da parte dei membri stessi della Casta posti ai vertici degli istituti previdenziali.

Scaiola - presumibilmente - ha garantito profitti illeciti e/o oltre il livello di mercato ad "imprenditori" che lo hanno poi ricompensato.

La differenza sta nel fatto che Scajola - presumibilmente - ha violato gravemente le leggi formali dello Stato, ma non c'e' grande differenza sostanziale riguardo ai danni provocati da Scajola e da D'Alema alla societa' italiana. Per rimanere nel tuo paragone, anche D'Alema ha investito la scolaresca, anche se lo ha fatto all'interno delle leggi formali disegnate dalla Casta.

Per danno alla societa' intendo qui primariamente il danno economico. Scajola - presumibilmente - ha sprecato / rubato i soldi dei contribuenti provvedendo profitti illeciti o eccessivi ad imprenditori, e procurandosi un guadagno personale.  D'Alema si e' appropriato per N anni di beni acquistati coi contributi dei lavoratori a prezzo di mercato (la casa nel centro di Roma di proprieta' degli enti previdenziali) pagando - per legge - per N anni un affitto molto minore del prezzo di mercato.

Un normale cittadino estraneo alla Casta non puo' sprecare / rubare denaro pubblico come presumibilmente ha fatto Scajola, ma non puo' nemmeno affittare immobili degli enti previdenziali nel centro di Roma ad equo canone, appropriandosi dei contriubti previdenziali dei lavoratori.

Nonostante dal dopoguerra ad oggi l'investimento in immobili in Italia sia stato storicamente notevolmente redditizio e paragonabile o superiore all'investimento in titoli di Stato, i dati di bilancio conosciuti mostrano che gli enti previdenziali italiani hanno gestito il loro cospicuo patrimonio immobiliare in perdita perfino in valore nominale, ovvero invece di guadagnare il 3-4% oltre l'inflazione ci perdevano, non recuperavano con gli affitti nemmeno il deperimento degli immobili e le manutenzioni. Questo dato numerico quantitativo mostra che politici e sindacalisti ad equo canone nel centro di Roma si sono complessivamente appropriati di parte significativa dei contributi previdenziali dei lavoratori, corrispondente al minor rendimento rispetto al mercato e composto per decenni degli investimenti immobiliari degli enti previdenziali.  Tra parentesi, come ultimo sfregio, va ricordato che molti membri della Casta della prima Repubblica dopo aver abitato per decenni ad equo canone hanno anche potuto acquistare le case degli enti previdenziali a prezzo di svendita, con la scusa appunto che gli enti stessi investivano in immobili con un bilancio complessivamente in perdita.

Oltre al danno economico alla societa', i comportamenti di Scajola e D'Alema comportano un danno diciamo cosi' morale.  Nel caso di Scajola, il suo comportamento mostra che - presumibilmente - i vertici politici dello Stato rubano / sprecano il denaro dei contribuenti per ottenere vantaggi personali e violando le legge. Ma anche il comportamento di D'Alema porta danno morale, perche' mostra che leggi come quelle sull'equo canone, e istituti statali come gli enti previdenziali, pur rispettando la regolarita' formale, sono stati di regola utilizzati dalla Casta per appropriarsi di denaro pubblico per vantaggio personale.

dati di bilancio conosciuti mostrano che gli enti previdenziali italiani hanno gestito il loro cospicuo patrimonio immobiliare in perdita perfino in valore nominale

Chiarissimo, ma pensi veramente che questo cospiquo patrimonio sia stato affittato solamente a politici? Sicuramente la casta avrà fatto la sua parte, soprattutto nel centro di Roma, ma qui stiamo parlando di un patrimonio notevole e quindi ritengo che anche cittadini non facenti parte della casta abbiano goduto di queste prestazioni. I dirigenti degli enti avranno piazzato fratelli e sorelle, genitori, figli, amici degli amici. E anche qualche politico influente. Capisco avercela con la casta ladrona ma credo che l'andazzo italico sia ben piu' vasto del solo favore al politico. Gli italiani che trovano lavoro e casa con la raccomandazione sono milioni e non solo "politici".Con questo non voglio dire che siccome cosi' fan tutti allora va tutto bene, ma solo che il sistema è ben piu' vasto.

Francesco

No, rimaniamo sempre nello stesso bacino. I dirigenti degli enti sono di nomina politica ed esiste un costante interscambio fra questi e quelli.

Il problema è che la mentalità di D'Alema è rimasta al tempo dell'URSS: il segretario del PCUS aveva uno stipendio non molto difforme da quello di un'operaio specializzato, ma mantre quest'ultimo doveva camparci la famiglia, tutte le necessità del Segretario, dal cibo agli spettacoli del Bolscioi, venivano soddistatte gratuitamente dal "sistema".

D'Alema ha perso le staffe perchè è ancora intimamente convinto che l'appartamento di lusso a prezzo stracciato gli spettasse di diritto. La sua era l'indignazione del giusto calunniato, non la stizza del reprobo colto in fallo.