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Goldman Sachs sotto accusa

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Un'interessante lettera di tal Greg Smith. Fa effetto leggerla accanto a quanto dichiarato da GS e citato qui sopra...

Mi hai battuto sul tempo.   Lettera che centra il punto, in particolare quando parla della trasformazione della banca  in un vero e proprio trading shop.

interessante

andrea moro 14/3/2012 - 16:35

mi chiedo pero' come faccia a sopravvivere con la reputazione che si sta creando. Non avra' mica il monopolio. Se quella e' la cultura, quanto ci mettera' a scomparire? 

Andrea, e' un problema  grave.  Tant'e' che molti clienti storici (ad esempio KKR,  ricordo che  il legame era tale che quest'ultimi si erano ritrovati ad assorbire il desk di trading proprietario della banca) si  sarebbero gia' allontanati. Goldman non e' sola,  la concorrenza non e' certamente immacolata,  cosi' su due piedi,  cito J.P. Morgan che avrebbe molto  da chiarire  in merito alla vicenda MF Global.

Chiedo a Federico e a chiunque lavori nel settore (sono solo uno studente): cosa ne pensate del Dodd-Frank e soprattutto della Volcker, credete sia la strada da seguire? 

 

Una nota a margine, Citi non ha superato lo stress test.  

non so

federico de vita 14/3/2012 - 20:34

Arthur non so. Non capisco bene Dodd-Frank (ed in particolare Volcker) e non so quanto impatto possano avere. Per cui, invece di rischiare di dire stupidaggini mi astengo dal giudizio.

Quel che ti dico e' che a me piacerebbe un mondo in cui le banche fossero molto piu' piccole e ce ne fossero di piu. In questo modo di fronte a un comportamento del genere i clienti si allontanerebbero immediatamente per una concorrenza maggiore. Dove sta oggi la concorrenza? Se un cliente si allontana da GS dove va a parare? JPM? BAML? Citi? DB? UBS? HSBC? Ne riesci a vedere una che sia decisamente affidabile e che non faccia porcate ai clienti? Io in tutta onesta' non ci riesco (e lo dico lavorando dentro una delle piu' grandi banche d'investimento). L'unica soluzione che vedo sarebbe quella di un mercato concorrenziale vero (non oligopolistico/lobbystico come e' oggi), ma questa e' decisamente una posizione utopica.

Scusa la risposta generica (e vaga), ma nella mia esperienza gli unici che capiscono bene D-F sono i suoi nemici, che fatta la legge, cercano (e trovano) l'inganno.

quelle di Federico.

 

Il problema del sistema finanziario e bancario, negli USA ed altrove, e' la sua struttura molto accentrata. La tecnologia del settore e' tale che dovrebbero esserci centinaia di banche. Non c'e' alcun rendimento crescente passata una certa dimensione. Invece abbiamo permesso la creazione di una dozzina circa di giganti mondiali fra i quali GS spicca ma non e' certo la peggiore. Non credo che la legislazione nuova cambi questa situazione perche' introduce controlli, controlli e controlli, non forza concorrenza ne' riduzioni di dimensione. E questa e' la chiave.

Francamente, tutto il casino moralistico attorno alla lettera del VP che si dimette scornato mi sembra la solita aria fresca propagandistica che serve solo a NON vedere i problemi veri, men che meno affrontarli. Se fai l'investment banker l'unica cosa che deve interessarti e' far soldi. Con dovuto rispetto ad uno intelligente e simpatico come Federico (ed i molti che conosco in quell'ambiente) se non ti interessa far soldi investment banking e' una scelta assurda perche' altrimenti, in se e per se, e' una vita abbastanza di merda. Se ti interessa far soldi, invece, metti la tua intelligenza a frutto. Le regole che usi, sono endogene: se il sistema permette e premia il moral hazard lo usi. Se lo punisce no. Se il sistema ti forza a rivelare tutte le informazioni perche' altrimenti perdi il cliente lo fai, altrimenti no. Come nel caso del normalissimo commercialista, avvocato, medico, idraulico o agente immobiliare. Cerchiamo di non fare i finti ingenui, almeno qui.

Ltd

amadeus 15/3/2012 - 15:08

La tecnologia del settore e' tale che dovrebbero esserci centinaia di banche. Non c'e' alcun rendimento crescente passata una certa dimensione. Invece abbiamo permesso la creazione di una dozzina circa di giganti mondiali fra i quali GS spicca ma non e' certo la peggiore. Non credo che la legislazione nuova cambi questa situazione perche' introduce controlli, controlli e controlli, non forza concorrenza ne' riduzioni di dimensione. E questa e' la chiave.

Nel commercial banking probabilmente le economie di scala e le dimensioni minime  sono più basse rispetto all'investment banking. Tuttavia non c'è dubbio che le dimensioni attuali sono tutt'altro che necessarie. Qualcuno sostiene che le grandi banche sono la necessaria controparte delle grandi società multinazionali. Tout se tien: le une sono l'utile sostegno delle altre.

Per quanto riguarda il ruolo dei regulator direi che in astratto se le banche centrali sono i prestatori di ultima istanza non è privo di senso concedergli la possibilità di ficcare il naso negli affari delle banche commerciali. E' fuori di dubbio che il sistema attuale così come è congegnato crea evidenti e rilevanti incentivi perversi e 'cattura' dei regulators. Moltiplicare i controlli non risolve i problemi.

 

Tra le cause dell'attuale situazione io metterei anche la struttura e le modalità di funzionamento del mercato azionario (di cui, guarda caso, le banche d'investimento sono i dominus incontrastati). Mi sembra chiaro che la possibilità di finanziare una acquisizione 'pagando' con azioni proprie abbia ridotto e riduca enormemente l'accountability dei manager che non sono costretti a trovare i soldi per pagare attraverso aumenti di capitale a pagamento oppure chiedendoli alle banche commerciali. Naturalmente questo deriva dal fatto che nessuno dispone di informazione 'completa' e i prezzi che si formano sui mercati borsistici sono il frutto di valutazioni sommarie e parziali, anche perchè i bilanci delle società diventano sempre più complessi (complessità e dimensioni vanno a braccetto). In un simile contesto non può sorprendere che le investment banks possano avere una influenza non trascurabile sui mercati e che cerchino di sfruttare tale influenza a proprio vantaggio.

Il problema di fondo comunque mi sembra sempre quello: tanto più 'il sistema' consente di fare affari con i soldi altrui tanto più il sistema rischia di degenerare. Lo avevano capito qualche secolo fa quelli che mettevano in guardia dai rischi della 'responsabilità limitata' (Adam Smith in testa). Alla fine anche i LLoyds si sono adeguati e GS non è più una partnership (che però non è la stessa cosa): viviamo in una società a responsabilità limitata. 

viviamo in una società a responsabilità limitata.

Non è proprio esatto. Alcuni godono del diritto di non ripagare in toto i prorpi debiti e qualcun altro non si vede restituiti i propri risparmi.  La società nel suo complesso è a responsabilità illimitata: c'è sempre qualcuno che deve pagare il pranzo; non sempre chi paga ha mangiato.

Precisazione

amadeus 15/3/2012 - 17:29

Viviamo in una società fondata sull'istituto economico e politico della responsabilità limitata, cioè su una finzione, perchè qualcuno alla fine deve pagare il conto.

Con dovuto rispetto ad uno intelligente e simpatico come Federico (ed i molti che conosco in quell'ambiente) se non ti interessa far soldi investment banking e' una scelta assurda perche' altrimenti, in se e per se, e' una vita abbastanza di merda.

Non per fare una excusatio non petita, ma questo non e' un punto di vista completo (lo e' quasi, sia chiaro). Perche' lavoro in una IB? Non certo per i soldi - lo stipendio e' buono, ma lavorando in un hedge fund avrei stipendio simile e bonus potenzialmente illimitato (in banca il bonus di un risk manager e' molto limitato). Sono qui perche' e' un'esperienza che mi serve per capire a fondo il mondo della finanza. Appena posso (spero presto...) torno nel mondo dei fondi hedge, che e' piu' interessante, vibrante, stimolante (e persino piu' etico, strange as it may sound). Ma ora, nella IB, imparo tantissimo. Vedo quali sono i veri problemi endogeni del mondo della finanza. In particolare vedo i problemi (mastodontici) del risk management di una IB, le incongruenze (tecniche e concettuali) dei regolatori, i conflitti di interesse difficilmente risolvibili. E' un'esperienza illuminante e deprimente al tempo stesso, ma le cose obiettivamente interessanti sono innumerevoli. E poi ci sono vantaggi obiettivi che per un periodo limitato di tempo non e' male avere (una buona assicurazione medica, praticamente il posto fisso... OK mi vergogno un po', ma appena e ragionevole farlo cambio lavoro, promesso).