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I fu PIGS

10 commenti (espandi tutti)

Ciao Michele,

e tu che soluzione proporresti? Forse più attenzione a queste stime, ma non c'è già? Tra l'altro, almeno queste stime strozzano un po' al collo i politici ed evitano che si inventino crescite future improbabili (cioè, eviterebbero in teoria).

Ad ogni modo, tutti i modelli (economici e non) si basano sul presupposto della ripetibilità di certi eventi osservati nel passato.

[...] e tu che soluzione proporresti?

Smetterla di prevedere ciò che prevedibile non è.

[...] tutti i modelli (economici e non) si basano sul presupposto della ripetibilità di certi eventi osservati nel passato.

Non proprio.

Che io sappia la stragrande maggioranza dei modelli fisici, ed anche economici, si basano sulla costanza o invarianza di alcune leggi fondamentali di comportamento delle unità "elementari".

Il dibattito, ovviamente, è su quali siano le leggi e le costanti che sono veramente invarianti a time/space/environment e su quali siano le unità elementari per cui esse valgono e dalle quali occorre partire (o alle quali occorre ridurre il tutto).

La mancanza di risposte a questi ultimi due quesiti non costituisce giustificazione alcuna per continuare a vendere al mondo, come credibili, delle previsioni che sono solo il prodotto di un misto d'ignoranza ed arroganza coperte da formulette vuote. Non c'è niente di male a dire "non so".

commento condivisibile, Michele, ma con chi ce l'hai esattamente?  Prendersela solo coi forecasters - o con gli econometrici in genere - mi sembrerebbe ingiusto.  Molti modelli di "applied theory", sia in micro sia in macro,  soffrono di bias simili.  Basti pensare alle querelle infinite su aggregazione, agenti rappresentativi, "positive economics" e indicazioni di policy, etc.    Mi sbaglio?

 

PS:  curiosità, sei a UMN?  

La mancanza di risposte a questi ultimi due quesiti non costituisce giustificazione alcuna per continuare a vendere al mondo, come credibili, delle previsioni che sono solo il prodotto di un misto d'ignoranza ed arroganza coperte da formulette vuote. Non c'è niente di male a dire "non so".

Vabbe', ma chi e' che fa cio'? A me pare che la grande maggioranza dei papers in circolazione non faccia alcun claim di chiaroveggenza: anzi, spesso sono formulati in un linguaggio astratto e incomprensibile ai non addetti ai lavori, e chi e' in grado di leggerli dovrebbe essere gia' vaccinato dalla familiarita' con le limitazioni implicite in ogni modellizzazione. Per dirne una, non mi risulta che nessuno abbia mai sostenuto l'equivalenza tra "Granger causality" e vera causalita'.

La situazione e' in realta' peggiore col la popolarizzazione di altre scienze, come la cosmologia o, in tempi recenti, la climatologia (nel qual caso sono anche in gioco interessi politici, economici e personali a orientare opportunamente l'opinione pubblica). Google riporta quasi un milione e mezzo di hits per la nefasta frase "scientists say" (in genere accoppiata a una proposizione subordinata imperniata su "may" o, peggio, "might")...

Lasciando perdere i poveri climatologi (che hanno gia' le loro gatte da pelare)... cosa c'entrano i cosmologi?

Tra l'altro la cosmologia e' una delle poche discipline che praticamente non si occupano di previsioni future, pur avendo una buona parte degli strumenti per farlo...

Lasciando perdere i poveri climatologi (che hanno gia' le loro gatte da pelare)... cosa c'entrano i cosmologi?

Tra l'altro la cosmologia e' una delle poche discipline che praticamente non si occupano di previsioni future, pur avendo una buona parte degli strumenti per farlo...

Non parlavo della parte predittiva, ma dell'uso tentativo di modelli quantitativi anche quando essi hanno ben note limitazioni (per dirne una, il fatto che il 95.4% di massa dell'universo prevista dai modelli correnti manchi all'appello e sia provvisoriamente attribuita a "dark matter" e "dark energy" di natura ancora ignota). Non c'e' nulla di male in questo, ma il fatto che l'uso sia tentativo e manchino ancora parecchie parti al puzzle va di solito perso nelle popolarizzazioni presentate il grosso pubblico. Se questo non crea scandali e' solo perche' nessuno perde quattrini da questi equivoci, come invece accade quando si prendono troppo alla lettera i modelli delle scienze economiche.

La mancanza di risposte a questi ultimi due quesiti non costituisce giustificazione alcuna per continuare a vendere al mondo, come credibili, delle previsioni che sono solo il prodotto di un misto d'ignoranza ed arroganza coperte da formulette vuote. Non c'è niente di male a dire "non so".

Non so se non ci sia nulla di male a dire "non so" :-)

A parte gli scherzi, pur essendo perfettamente d'accordo dal punto di vista scientifico, penso che quello che molti politici e cittadini vogliono dagli economisti sono previsioni, pertanto qualcuno a cui tocchera' di farle ci sara' sempre. Il problema mi sembra che non siano le previsioni in se', quanto l'incertezza associata alle previsioni stesse, che mi pare che sia spesso molto meno sbandierata del risultato della previsione mentre e' altrettanto importante. Qualcuno di voi puo' dare un'idea di quale sia il margine d'incertezza dei grafici qui sopra, ad esempio? Io non ne so nulla ma sarei curioso di saperlo.

Il dibattito, ovviamente, è su quali siano le leggi e le costanti che sono veramente invarianti a time/space/environment e su quali siano le unità elementari per cui esse valgono e dalle quali occorre partire (o alle quali occorre ridurre il tutto).

Domanda scomoda: c'e' qualche motivo per credere che leggi o costanti del genere esistano?

In un campo complesso ma piu' semplice dell'economia, come la biologia, io mi sto convincendo che in pratica non esistano leggi invarianti su grande scala... questo a causa della complessita' delle interazioni, delle molte scale presenti per fenomeni che spaziano dalla biologia molecolare del DNA alla dinamica di popolazioni su scala continentale, dei feedback individuo-ambiente e via dicendo. Ci sono ragioni teoriche o pratiche per cui per l'economia la situazione dovrebbe essere migliore?

 

 Qualcuno di voi puo' dare un'idea di quale sia il margine d'incertezza dei grafici qui sopra, ad esempio?

L'IMF qui dice: 

These are, of course, working hypotheses rather than forecasts, and the uncertainties surrounding them add to the margin of error that would in any event be involved in the projections.

:-)

 

Si, ma anche le leggi fisiche si basano su osservazioni passate e sulla ripetibilità di certi eventi. A mio parere, la differenza con l'economia e l'econometria è che ci sono molte variabili in più da considerare, la maggior parte ignote.

E' come se, invece di scoprire perché l'acqua bolle a 100o, si facessero delle previsioni facendo un tot numero di osservazioni. Non si capirebbe nulla del fenomeno (del modello), ma non vuol dire che le frequenze osservate non dovrebbero sottostare ad una legge.

Poi, che certe argomentazioni e previsioni siano di parte, questo è probabilmente vero. A dirla tutta, andando OT, io ancora non mi raccapezzo sul come non si parli giorno e notte del problema dei debiti pubblici in aumento. Qualsiasi economista ottimista su questa cosa per me rischierebbe di passare per uno di parte, a meno che non abbia ottime argomentazioni.

Non è così, Alessio. L'analogia è erronea.

Senza andare troppo fuori tema. Occorre notare che vi sono sistemi invarianti e leggi più o meno costanti nel tempo/spazio e vi sono invece anche sistemi altamente variabili, non ergodici, non stazionari, eccetera.

La tendenza degli individui ad essere self-interested sembra una legge universale, come l'acqua che tende a bollire a certe temperature, modulo l'altitudine.

L'evoluzione nel tempo dei sistemi economici non appartiene a questo gruppo, quindi inutile applicarci uno strumento non adeguato.

Tutto lì. Non ci sono strumenti buoni per tutte le occasioni, occorre saperli scegliere. Le tecniche econometriche esitenti non hanno alcuna capacità di prevedere nulla a livello aggregato. Magari sono utili in altre istanze, ma non in questa.

Non è buona prassi trasformare ogni discussione specifica in un dibattito filosofico sui massimi sistemi. Il tema del mio commento era: i modelli econometrici basate sulle serie temporali sono completamente inadeguati alla funzione a cui vengono adibiti e non possono fare altro che errori. Se indovinano è per puro caso.