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I fu PIGS

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L'assunto è che si ritorni sui livelli pre crisi. Non ne sarei così sicuro.

Esatto. Questa è la debolezza di tutti questi modelli econometrici di previsione. TUTTI, sia chiaro.

Per ragioni tecniche che, se proprio insistete, possiamo discutere ma che ora meglio tralasciare, hanno tutti qualche forma o l'altra di "mean reversion" o, meglio, "trend reversion" built in. Quindi fanno tutti previsioni "corrette" nel brevissimo periodo (tre mesi, max) per effetto linearità e stupide nel lungo periodo, perché non sanno e non possono "prevedere il futuro". Perché il futuro o è come il passato, ed allora si ritorna al trend/media precedente, o è diverso. Se è diverso ... cos'è? L'econometra non lo sa né lo può dire. Nessuno, infatti, lo può dire! Brevemente, ecco lo schema del ragionamento.

Lo shock arriva ed il modello non ha alcuna capacità di prevederlo o anche solo misurarlo direttamente anche dopo che è arrivato. Il modello stima la grandezza dello shock sulla base dei cambi nelle variabili di contabilità nazionale che il modello "predice" sulla base di trend stimati sul passato, relazioni di causalità e diffusione stimate nel passato e di autocorrelazioni dello shock basate anche esse sul passato. Insomma, il modello dice: se il mondo non è cambiato e se lo shock che è arrivato appartiene alla stessa famiglia ARMA di quelli che ho stimato nel passato, allora il suo effetto si propagherà così e nel futuro il sistema economico farà colà. Siccome la struttura probabilistica dello shock implica che altri shocks grandi non possano (debbano) arrivare nel breve periodo, l'effetto dello shock si propagherà e poi verrà eliminato in un tempo X. Il modello sa solo stimare il tempo "X" che serve alla propagazione per essere completata e svanire.

Fatto questo, si ritorna al trend, quello di prima perché non ho altri trend a disposizione per fare previsioni. Il mondo, in un modello statistico stazionario, non cambia, è sempre lo stesso. Fanno tutto gli shocks e gli shocks sono pure stazionari (altrimenti, addio econometria). Quindi, passata la tempesta, il futuro sarà uguale al passato. L'unica cosa che il modello econometrico riesce a provare a fare, malamente, è stimare quanto tempo ci si mette a tornare al trend passato, data la stima di quanto grande sia stato lo shock!

I modelli econometrici sono stupidi? Si', lo sono. Profondamente. Non servono altro che a "fittare" il passato. Sul futuro non sanno che dire, a meno che non sia uguale al passato!

Qui dove sono stasera lo sappiamo da trent'anni, ma nessuno sembra voler ascoltare seriamente.

Progress, do not regress, dice lo screen saver di un amico mio  ...

P.S. Il signor Soru ha sostenuto, l'altra sera in TV, che io mi occupo di econometria. Son certo lui non sapesse quanto comiche le sue affermazioni mi suonassero ... qualcuno, per favore, glielo faccia sapere. Magari la prossima volta, che improbabilmente ci sarà, dirà che mi occupo di teoria dei giochi ...

Re: I fu PIGS

crav 24/4/2010 - 09:26

mi permetto di citare:

In the old days people talked of "extrapolative expectations" arguing that - when forecasting the future in the absence of an understanding of the structural model driving the system - we look at trends in past data and extrapolate those trends over the relevant horizon. This happens, though, only when we have become convinced that they are, indeed, permanent trends and not just small and irrelevant blips. When evidence suggests that the trend has changed or reverted back to old patterns, we accept it only after a while but, once accepted, we tend to extrapolate it into the indefinite future. The problem, obviously, is how long is the "while" and how reasonable it is to assume that people extrapolate trends that cannot be sustained forever, such as the one we just noted to exist in the capital share of corporate value added during the last two decades. This is a hard question for which we do not have a good answer and that the learning literature has really never addressed. We will try, nevertheless, to make some practical progresses along these lines.

e raccomandare questo bellissimo paper.

Concordo ed aggiungo: la crescita mondiale degli ultimi è stata uno shock positivo rispetto al trend e, in quanto basato sul credito, insostenibile. Quindi invece di prendersela con i banchieri per avere causato una crisi dovremmo ringraziarli per averci fatto vivere quattro anni da leoni. Oddio, forse dovrebbero ringraziarli i cinesi più che noi, ma l'incapacità di crescere nel periodo più favorevole dell'economia mondiale è un problema italico (o al massimo europeo).

Re: I fu PIGS

Luca 24/4/2010 - 13:17

OT

La puntata dell'altro giorno e` stata imbarazzante. Ad un certo punto ho preferito spegnere, soffro talvolta di gastrite nervosa e non volevo passare la notte sveglio per i bruciori di stomaco.

 

 

 

Re: I fu PIGS

MC 24/4/2010 - 16:33

Soru ha fatto il DES a cavallo degli anni 70-80, suo compagno di corso e' stato il bronese Alesina (i lesinee' come venivano chiamati nel dialetto locale padano-emiliano; con lesine' mi risulta Soru si mantiene in contatto).

Quella generazione di "dessini" e di tanti altri cervelli "salvati-dall'attivita'-politica-ma-rovinati-per-la -vita" dagli studi economici vedeva nella econometria la materia monstre. Per cui quello di Soru voleva sicuramente esser un complimento.

Una nota ulteriore su lesine': la sua era una famiglia di mercanti di strada come nel caso dell'altrettanto celebre economista Brunetta (di Venezia, pero').

Aggiungo, ad ulteriore conferma di cio' che scrive Michele, che ai "desk economists" del FMI quando preparano le previsioni per il WEO viene esplicitamente raccomandato di adottare una "visione ciclica" del sistema economico. In altre parole nell'arco dell'orizzonte previsivo la crescita' deve ritornare ad un livello "normale" o se preferite ad un trend di lungo periodo.

Mi scuso per l'uso di termini non proprio rigorosi, ma lo faccio sperando di essere chiaro anche per chi non fa l'economista di professione.

Ciao Michele,

e tu che soluzione proporresti? Forse più attenzione a queste stime, ma non c'è già? Tra l'altro, almeno queste stime strozzano un po' al collo i politici ed evitano che si inventino crescite future improbabili (cioè, eviterebbero in teoria).

Ad ogni modo, tutti i modelli (economici e non) si basano sul presupposto della ripetibilità di certi eventi osservati nel passato.

[...] e tu che soluzione proporresti?

Smetterla di prevedere ciò che prevedibile non è.

[...] tutti i modelli (economici e non) si basano sul presupposto della ripetibilità di certi eventi osservati nel passato.

Non proprio.

Che io sappia la stragrande maggioranza dei modelli fisici, ed anche economici, si basano sulla costanza o invarianza di alcune leggi fondamentali di comportamento delle unità "elementari".

Il dibattito, ovviamente, è su quali siano le leggi e le costanti che sono veramente invarianti a time/space/environment e su quali siano le unità elementari per cui esse valgono e dalle quali occorre partire (o alle quali occorre ridurre il tutto).

La mancanza di risposte a questi ultimi due quesiti non costituisce giustificazione alcuna per continuare a vendere al mondo, come credibili, delle previsioni che sono solo il prodotto di un misto d'ignoranza ed arroganza coperte da formulette vuote. Non c'è niente di male a dire "non so".

commento condivisibile, Michele, ma con chi ce l'hai esattamente?  Prendersela solo coi forecasters - o con gli econometrici in genere - mi sembrerebbe ingiusto.  Molti modelli di "applied theory", sia in micro sia in macro,  soffrono di bias simili.  Basti pensare alle querelle infinite su aggregazione, agenti rappresentativi, "positive economics" e indicazioni di policy, etc.    Mi sbaglio?

 

PS:  curiosità, sei a UMN?  

La mancanza di risposte a questi ultimi due quesiti non costituisce giustificazione alcuna per continuare a vendere al mondo, come credibili, delle previsioni che sono solo il prodotto di un misto d'ignoranza ed arroganza coperte da formulette vuote. Non c'è niente di male a dire "non so".

Vabbe', ma chi e' che fa cio'? A me pare che la grande maggioranza dei papers in circolazione non faccia alcun claim di chiaroveggenza: anzi, spesso sono formulati in un linguaggio astratto e incomprensibile ai non addetti ai lavori, e chi e' in grado di leggerli dovrebbe essere gia' vaccinato dalla familiarita' con le limitazioni implicite in ogni modellizzazione. Per dirne una, non mi risulta che nessuno abbia mai sostenuto l'equivalenza tra "Granger causality" e vera causalita'.

La situazione e' in realta' peggiore col la popolarizzazione di altre scienze, come la cosmologia o, in tempi recenti, la climatologia (nel qual caso sono anche in gioco interessi politici, economici e personali a orientare opportunamente l'opinione pubblica). Google riporta quasi un milione e mezzo di hits per la nefasta frase "scientists say" (in genere accoppiata a una proposizione subordinata imperniata su "may" o, peggio, "might")...

Lasciando perdere i poveri climatologi (che hanno gia' le loro gatte da pelare)... cosa c'entrano i cosmologi?

Tra l'altro la cosmologia e' una delle poche discipline che praticamente non si occupano di previsioni future, pur avendo una buona parte degli strumenti per farlo...

Lasciando perdere i poveri climatologi (che hanno gia' le loro gatte da pelare)... cosa c'entrano i cosmologi?

Tra l'altro la cosmologia e' una delle poche discipline che praticamente non si occupano di previsioni future, pur avendo una buona parte degli strumenti per farlo...

Non parlavo della parte predittiva, ma dell'uso tentativo di modelli quantitativi anche quando essi hanno ben note limitazioni (per dirne una, il fatto che il 95.4% di massa dell'universo prevista dai modelli correnti manchi all'appello e sia provvisoriamente attribuita a "dark matter" e "dark energy" di natura ancora ignota). Non c'e' nulla di male in questo, ma il fatto che l'uso sia tentativo e manchino ancora parecchie parti al puzzle va di solito perso nelle popolarizzazioni presentate il grosso pubblico. Se questo non crea scandali e' solo perche' nessuno perde quattrini da questi equivoci, come invece accade quando si prendono troppo alla lettera i modelli delle scienze economiche.

La mancanza di risposte a questi ultimi due quesiti non costituisce giustificazione alcuna per continuare a vendere al mondo, come credibili, delle previsioni che sono solo il prodotto di un misto d'ignoranza ed arroganza coperte da formulette vuote. Non c'è niente di male a dire "non so".

Non so se non ci sia nulla di male a dire "non so" :-)

A parte gli scherzi, pur essendo perfettamente d'accordo dal punto di vista scientifico, penso che quello che molti politici e cittadini vogliono dagli economisti sono previsioni, pertanto qualcuno a cui tocchera' di farle ci sara' sempre. Il problema mi sembra che non siano le previsioni in se', quanto l'incertezza associata alle previsioni stesse, che mi pare che sia spesso molto meno sbandierata del risultato della previsione mentre e' altrettanto importante. Qualcuno di voi puo' dare un'idea di quale sia il margine d'incertezza dei grafici qui sopra, ad esempio? Io non ne so nulla ma sarei curioso di saperlo.

Il dibattito, ovviamente, è su quali siano le leggi e le costanti che sono veramente invarianti a time/space/environment e su quali siano le unità elementari per cui esse valgono e dalle quali occorre partire (o alle quali occorre ridurre il tutto).

Domanda scomoda: c'e' qualche motivo per credere che leggi o costanti del genere esistano?

In un campo complesso ma piu' semplice dell'economia, come la biologia, io mi sto convincendo che in pratica non esistano leggi invarianti su grande scala... questo a causa della complessita' delle interazioni, delle molte scale presenti per fenomeni che spaziano dalla biologia molecolare del DNA alla dinamica di popolazioni su scala continentale, dei feedback individuo-ambiente e via dicendo. Ci sono ragioni teoriche o pratiche per cui per l'economia la situazione dovrebbe essere migliore?

 

 Qualcuno di voi puo' dare un'idea di quale sia il margine d'incertezza dei grafici qui sopra, ad esempio?

L'IMF qui dice: 

These are, of course, working hypotheses rather than forecasts, and the uncertainties surrounding them add to the margin of error that would in any event be involved in the projections.

:-)

 

Si, ma anche le leggi fisiche si basano su osservazioni passate e sulla ripetibilità di certi eventi. A mio parere, la differenza con l'economia e l'econometria è che ci sono molte variabili in più da considerare, la maggior parte ignote.

E' come se, invece di scoprire perché l'acqua bolle a 100o, si facessero delle previsioni facendo un tot numero di osservazioni. Non si capirebbe nulla del fenomeno (del modello), ma non vuol dire che le frequenze osservate non dovrebbero sottostare ad una legge.

Poi, che certe argomentazioni e previsioni siano di parte, questo è probabilmente vero. A dirla tutta, andando OT, io ancora non mi raccapezzo sul come non si parli giorno e notte del problema dei debiti pubblici in aumento. Qualsiasi economista ottimista su questa cosa per me rischierebbe di passare per uno di parte, a meno che non abbia ottime argomentazioni.

Non è così, Alessio. L'analogia è erronea.

Senza andare troppo fuori tema. Occorre notare che vi sono sistemi invarianti e leggi più o meno costanti nel tempo/spazio e vi sono invece anche sistemi altamente variabili, non ergodici, non stazionari, eccetera.

La tendenza degli individui ad essere self-interested sembra una legge universale, come l'acqua che tende a bollire a certe temperature, modulo l'altitudine.

L'evoluzione nel tempo dei sistemi economici non appartiene a questo gruppo, quindi inutile applicarci uno strumento non adeguato.

Tutto lì. Non ci sono strumenti buoni per tutte le occasioni, occorre saperli scegliere. Le tecniche econometriche esitenti non hanno alcuna capacità di prevedere nulla a livello aggregato. Magari sono utili in altre istanze, ma non in questa.

Non è buona prassi trasformare ogni discussione specifica in un dibattito filosofico sui massimi sistemi. Il tema del mio commento era: i modelli econometrici basate sulle serie temporali sono completamente inadeguati alla funzione a cui vengono adibiti e non possono fare altro che errori. Se indovinano è per puro caso.