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No al rigassificatore

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Non è stato sottolineato che il nimby ha una sua logica. E' un atteggiamento che deriva da una valutazione dei costi e dei benefici vista dalla prospettiva di un singolo cittadino o di una comunità: la costruzione di un impianto (inceneritore, centrale, discarica, ecc...)  porta degli svantaggi (per la saluta, estetici, economici per il valore della casa, del turismo ecc...) a fronte di un vantaggio per l'interesse pubblico che non sempre è quantificabile e visibile a livello locale. Ad esempio, molti sono d'accordo che una autostrada sia utile, ma è chiaro che se la costruiserro nel mio giardino sarei favorevole solo se mi offrissero un risarcimento che almeno mi permetta di costruire casa in un altro luogo (senza contare il danno "morale" che il trasloco può comportare). Il comportamento nimby, quindi, mi sembra ovvio e ragionevole.

Nel caso dei rigassificatori i rischi ed i costi per i cittadini ed i comuni coinvolti, come l'articolo indica, mi sembrano minimi, anche se:

a) non è stata considerata l'ipotesi di un attacco terroristico (molto difficile proteggere un impianto del genere);

b) l'ipotesi di costruire impianti nei pressi di aree e parchi naturalistici mi sembra illogica (come nel caso in riferimento di Porto Recanati);

c) si delega la politica energetica nazionale a delle imprese private (italiane o francesi, quali che siano) che, ovviamente, vogliono fare utile e non badano all'interesse pubblico italiano; in caso di crisi internazionale con la Libia o la Russia, ad esempio, la Gaz de France avrebbe interesse a far aumentare il prezzo del gas e non a tamponare il deficit di energia del nostro paese.