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No al rigassificatore

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Sui rischi tecnici di un rigassificatore nemmeno mi esprimo, praticamente sono talmente infinitesimi che (come ha scritto massimo poco sopra) tutt'al più avreste uno spettacolo pirotecnico, 35 km dalla costa significa che solo in condizioni di particolare trasparenza vedreste la nave rigassificatrice, insomma il Nimby per un rigassificatore significa che c'è troppa gente che non ha niente da fare.

Interessante il discorso sui sussidi, che, anche qui grazie a massimo, è dimostrato solo che sono insignificanti (altrimenti a Livorno vi avrebbero fatto ricorso), ma che potrebbero servire solo a chi vuol fare il furbo. Ribadisco fino alla noia che lo Stato non dovrebbe incentivare/sussidiare un piffero, salvo che la pura ricerca, il resto non si dovrebbero chiamare incentivi/sussidi ma solo, più propriamente, "elementi distorsivi del mercato e della concorrenza". E il CIP 6 lo ha dimostrato..

Alla domanda di sabino la mia risposta è: che Gaz de France se lo costruisca da solo il rigassificatore, se economicamente ne vale la pena, e se vuole lo può fare anche davanti casa mia, tanto più di quel che hanno già combinato in campania non si può fare..

Mi spiace però dover dire che io sarei in prima linea sia contro una centarle nucleare (e non per l'esplosione della centrale stessa, ma per ben altri motivi, fermo restando che quella ex del garigliano è a 60 km da casa mia), e sarò in prima linea contro il paventato inceneritore di Giugliano.

Niente Nimby, semplicemente totale mancanza di fiducia nello stato italiano e nella sua capacità di realizzare alcunchè in maniera non pasticciata, inefficiente e inefficace, oltre che di saperla gestire senza ricadere nei vizi di cui sopra. Qui un esempio a 2 km da casa mia. E la storia la conosco bene: quest'esempio lo ha costruito mio padre.

Mi pare che solo l'ultima possibile obiezione riportata da Sabino possa avere un senso - la dimostrazione di irrilevanza od improbabilità delle altre è già stata portata in svariati commenti - e, comunque, l'importanza dell'incentivazione è dubbia, in considerazione del caso di Livorno ben ricordato da Massimo. Ribadendo la consueta contrarietà alle distorsioni costituite da qualunque incentivo - nonché l'dea che le somme in gioco dovrebbero piuttosto essere utilizzate per migliorare le condizioni al contorno del "fare impresa" - mi rimane solo la curiosità in merito a quali siano le condizioni riservate a tali opere in altri Paesi: solo così è possibile capire a pieno se Gaz de France avrebbe interesse ugualmente a realizzare qui l'impianto, invece che altrove, a motivo di una collocazione geografica favorevole od altro. Il giusto rilievo sul tema è, però, quello di Carlo Stagnaro, che fa notare come anche questa obiezione sia pretestuosa, nel senso che si utilizza la facilitazione pubblica per contestare l'opera, anziché la facilitazione in sé.

Il caso dei rigassificatori è, peraltro, particolarmente semplice da dirimere, una volta valutate le considerazioni citate. Diverse sono altre situazioni, che non presentano le medesime oggettività e scontano paure di vario genere. In particolare ciò vale per le centrali nucleari - alle quali io pure sono favorevole nell'ottica della diversificazione delle fonti di energia, che credo dovrebbe guidare le scelte - a causa dell'incertezza relativa al rapporto globale costi-benefici: avviene, così, che non di rado prendano il sopravvento timori di vario tipo, da quello puramente irrazionale legato alla supposta "sfida alla natura" a quello che tu ricordi, Marco, quando sostieni di non avere fiducia in una realizzazione/gestione affidata ad una mano pubblica che tanto male ha già fatto. Anche qui, però, sarebbe opportuno non confondere i piani ed affrontare il problema vero - il modo di minimizzare gli effetti della scarsa qualità dell'azione pubblica - invece che opporsi a realizzazioni che di quel problema potrebbero risentire.

Infine, un off-topic che tocca un mio nervo scoperto. Leggendo la vicenda del depuratore di Cuma - dal link che porti a sostegno della tua opinione - a me saltano immediatamente all'occhio queste parole:

a seguito del perdurante stato di agitazione del personale dell’impianto di depurazione di Cuma, senza alcun trattamento vengono smaltiti nelle acque del Golfo (Costa Flegrea) i liquami provenienti dagli impianti fognari cittadini

e non posso fare a meno di definire del tutto inammissibile un'agitazione sindacale che abbia simili conseguenze: sono fermamente convinto che debba essere posta in essere una regolamentazione del - pur sacrosanto - diritto di sciopero, tale da evitare assurdità di questo tipo.

"mi rimane solo la curiosità in merito a quali siano le condizioni riservate a tali opere in altri Paesi: solo così è possibile capire a pieno se Gaz de France avrebbe interesse ugualmente a realizzare qui l'impianto, invece che altrove, a motivo di una collocazione geografica favorevole od altro."

http://www.gie.eu.com/maps_data/index.html

Non sono in grado di soddisfare questa curiosità. A titolo di inadeguato surrogato il link qui sopra permette di accedere ad un database sugli impianti di rigassificazione nella UE: dove sono e chi li costruisce, ma non a quali condizioni.