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Il secondo incubo del barone

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Condivido il commento di Giorgio. Inoltre, non mi e' chiaro che fine farebbe la figura del post-doc, che "qualche volta" e' colui che fa veramente ricerca.

Se il PI non capisce la differenza fra ricercatore (i.e., colui che fa ricerca) e project manager (i.e., colui che scrive project proposal e assume i post-doc), non fara' altro che aggiungere il proprio nome alla lista degli autori. A quel punto, basta avere tonnellate di post-doc che scrivono articoli (e PhD student, che bene o male un articolo l'anno lo scrivono) ed il gioco e' fatto!, e questo nel caso in cui il PI operi in "buona fede". 

Anch'io condivido il commento di Giorgio Gilestro. In ambito biomedico la divisione del lavoro tra chi procura i soldi e chi svolge effettivamente ricerca, con i meriti che vanno ai primi, è aggravata dalla discriminazione tra "MD" e non "MD" : il capo, alla fine, anche se non capisce niente è quasi sempre un "MD". Purtroppo stiamo velocemente imitando questi aspetti negativi della ricerca biomedica degli SU. Aggiungo pero' che la mia impressione (il dr. Gilestro conferma?) è che gli standard minimi delle "grant" dello NIH siano piuttosto bassi (più alti invece quelli della NSF). E' per questo che i professori di medicina negli SU hanno rinunciato alla "tenure" legando i loro stipendi alle generosissime "grant", in gran parte provenienti dallo NIH. Forse arriveremo anche noi ad una situazione simile. Potrebbe essere, ad esempio, che i molti soldi ora impiegati in Italia per la fisica delle alte energie (in gran parte INFN-CERN) vengano nel giro di qualche decennio dirottati sulla ricerca biomedica, più vicina alla "gente". Per fortuna la matematica è una scienza povera e potrà continuare ad esistere, e, se siamo bravi, a prosperare.