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Il secondo incubo del barone

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Sembra una gara al ribasso, ed io consiglierei di lasciar stare: tempo perso.

Da un lato i due bloggers in questione sembrano preda dell'oramai diffuso e noioso vizietto tremontiano di parlar male degli economisti in quanto "gruppo" senza provare a ragionare sulle questioni specifiche da essi poste. È roba vecchia e noiosa, diffusa specialmente fra gli scienziati naturali che si occupano d'economia e questioni socio-politiche per diletto personale ... è storia già vista: quando li forzi a confrontarsi con i dati veri, fanno quasi sempre pessima figura (vedere alle voci "SFI" ed "Econophysics", se curiosi). Anche in questo caso, se leggi il dibattito che segue il post ne trovi immediata conferma: "Rufo" ed "oca sapiens" costringono Zapperi a rimangiarsi l'affermazione iniziale. Quest'ultimo conclude con un "Comunque p-value o meno, quel grafico a me non convince." che palesa solo le sue priors personali ed una metodologia di analisi che te la raccomando!

Dall'altro, l'articolo originale di Aghion et al è abbastanza deboluccio, diciamocelo. Se quelli fossero gli standards di analisi quantitativa degli economisti, farebbero bene a darci tutti delle gran botte sul naso. Non ho capito bene perché Andreu l'abbia firmato: sostiene una tesi corretta ma parziale e lo fa in modo troppo semplificatorio, finendo per indebolirla. Se l'obiettivo è argomentare che autonomia gestionale e concorrenza per risorse scarse sono condizioni che favoriscono la qualità della ricerca/istruzione universitaria, credo lo si possa fare in maniera molto più convincente. Ma forse gli autori erano tutti troppo occupati per dedicare molte ore ad un articolo per Economic Policy ... e ne è uscita quella cosa lì.

Michele, spero fosse implicitamente ironica l'affermazione che gli "scienziati naturali" in quanto gruppo

quando li forzi a confrontarsi con i dati veri, fanno quasi sempre pessima figura

subito dopo esserti lamentato che parlano male degli economisti in quanto "gruppo" :)

 

La mia impressione e' che ci siano ambiti di ricerca poco rigorosi in tutte le discipline, dalla fisica alla biologia fino all'economia e alla sociologia e via dicendo. In particolare l'econofisica e una serie di mode affini (nate sull'onda dell'entusiasmo per i "sistemi complessi") tendono ad avere IMHO un livello di rigore molto basso e un atteggiamento spesso poco serio verso i dati sperimentali. Non le prenderei come esempio dell'approccio dei fisici piu' di quanto prenderei il lavoro di Aghion come esempio dell'approccio degli economisti...

 

(Per inciso, mi pare che Zapperi non se la prenda con gli economisti in quanto tali ma con la qualita' di alcune analisi il cui "risultato [...] si trasformia a volte in politiche di cui tutti subiamo le conseguenze". A me pare una preoccupazione legittima, nonche' un incentivo a conoscere meglio l'economia: si teme sempre cio' che non si conosce. A volte poi, quando si impara a conoscere, si teme ancora di piu'...)