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Il secondo incubo del barone

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 Guardi che il Milanese non è affatto giovane. Anzi, è relativamente anziano - non troppo lontano dalla pensione. Ed ha anche fatto carriera, nell'università italiana. Non parla per sentito dire o sulla base di documenti ufficiali. Nella sua vita accademica ha visto  "cose che voi umani [=non universitari italiani] non potete neanche immaginare". E  sulla base della sua esperienza più che trentennale di riforme universitarie fallite e distorte per il beneficio degli insiders, di ogni ordine ha maturato due convinzioni

a) non è possibile riformare l'università gradualmente

b) è impossibile affidare la valutazione della ricerca italiana ai professori  italiani - o almeno a questi professori.

E' sicuramente possibile che i criteri bibliometrici non diano il giusto peso a ricerche geniali, ma almeno impediscono di considerare geniali lavori pessimi solo perchè fatti da amici o allievi dei commissari.

E con questo, il Milanese chiude

 

Mi permetta alcune precisazioni (sul mio pensiero, che non sono critica al suo). Io penso che la ricerca scientifica, anche la più modesta, come quella che ho fatto io, debba essere, in linea di principio ispirata dalla curiosità personale. Non si tratta quindi di distinguere tra ricerca "geniale" e non geniale, ma tra ricerca e lavoro di alto livello professionale. Da questo punto di vista l'unica vera valutazione della ricerca scientifica è quella che si sviluppa nel corso di decenni da parte della comunità scientifica di riferimento, che, nei casi che conosco, è una comunità internazionale. Accanto a questa valutazione di fondo ci sono anche valutazioni burocratiche necessarie o opportune per assunzioni, promozioni e finanziamenti. Esse dovrebbero interferire il meno possibile con la libertà di ricerca ed anche con l'aspirazione ad essere ben valutato in una prospettiva decennale, cioè con l'ambizione di eccellere. Naturalmente il mondo reale è fatto di compromessi. Così i RAE sono un compromesso particolarmente ben riuscito che ha egregiamente servito gli scopi che si era ripromesso il governo: il ripristino "a posteriori" della distinzione tra università e Polytechnics, il superamento di una certa sonnolenza o adesione a tradizioni non più giustificate nelle assunzioni e promozioni (aumento ad es. dei posti di "professor"), un maggior prestigio delle istituzioni universitarie nell'opinione pubblica che ha consentito un aumento dei finanziamenti. Continuo a pensare che una valutazione nazionale più rigida di quella dei RAE potrebbe essere pericolosa.