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Il secondo incubo del barone

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  Devo confessare che l'intervento rende triste me. Quando si è a corto di argomenti validi si ripete la solita litania dei professori cattivi che non vogliono cambiare nulla trovandosi a loro perfetto agio.

 Il modello proposto dal milanese, con una prosa divertente, non fa altro che tradurre in articoli di legge, estremizzandola, l'idea abbastanza banale che le università potrebbero avvantaggiarsi dalla concorrenza e dal rispetto delle leggi del mercato. Il vero problema risiede nella difficoltà di adattare questi principi ad una realtà complessa come quella dell'università italiana. Ad esempio, si parla di quattrini che dovrebbero affluire copiosi premiando le ricerche ed i ricercatori migliori, innescando un circuito virtuoso: in realtà, questi soldi dei quali si parla non esistono, dato che la ricerca viene finanziata da privati con ammontari di un terzo od un quarto rispetto a quel che avviene negli altri paesi.  Possiamo anche divertirci con spiritosaggini: dobbiamo essere consapevoli che ci troviamo in tale ambito.  

I finanziamenti privati non c'entrano  nulla. Il progetto fa affluire copiosi fondi alle università scientificamente virtuose TOGLIENDOLI a quelle non virtuose - a somma zero. Eviti un post chiedendo ma come faranno queste a pagare i professori? Le anticipo  la risposta: saranno costretti a prepensionare i professori, a meno che non accettino uno stipendio molto più basso (una soluzione appetibile solo per quelli con redditi extra, i "puri professonisti").

Aggiungo che il prepensionamento avrebbe un ulteriore vantaggio: spingere fuori persone talora degnissime ma incapaci di adeguarsi alla nuova realtà.

E' ovviamente una provocazione intellettuale (ed il titolo "L' incubo del barone" non è causale). E come tale non ha nessuna probabilità di essere accettata o anche discussa seriamente, anche per la prevedibile opposizione dei docenti e dei sindacati (citata anche dal ministro Gelmini). Però funzionerebbe.

 

E' ovviamente una provocazione intellettuale (ed il titolo "L' incubo del barone" non è causale). E come tale non ha nessuna probabilità di essere accettata o anche discussa seriamente,

In questo senso è anche difficile criticarla. L'unica osservazione che mi sentirei di fare è che non condivido affatto la fiducia in una ipotetica ANVUR in grado di valutare obiettivamente la ricerca scientifica, con o senza criteri bibliometrici. La scienza è per sua natura pluralistica. Scienziati diversi si occupano di problemi diversi che vengono ritenuti più o meno rilevanti da altri scienziati. Almeno questo è quello che avviene in matematica dove ci può essere accordo completo solo ai livelli minimi (definizioni precise e dimostrazioni rigorose) o ai livelli massimi (soluzioni di problemi aperti da secoli o almeno da decenni). Per il resto prevale il gusto personale e la competizione di diversi punti di vista, interessi e scuole. Tra l'altro può succedere (come nella dimostrazione della congettura di Bieberbach) che la soluzione ad un problema aperto ritenuto importante scaturisca dal lavoro isolato di un vecchio ricercatore che si incaponisce su una strada ritenuta da tutti gli altri priva di sbocchi. E' un incubo irrealizzabile, ma se fosse realizzabile una ANVUR che decide ciò che è importante e ciò che non è importante in matematica, una ANVUR che ad esempio decidesse che ricerche di geometria algebrica siano più importanti di ricerche in geometria differenziale, che la teoria geometrica degli spazi di Banach non valga quanto la teoria delle equazioni alle derivate parziali, si realizzerebbe un danno certo alla ricerca matematica. Ho citato possibili opinioni correnti, che però devono fare i conti con opinioni opposte in ambito nazionale e internazionale. Io mi domando se è mai capitato al "milanese" di lavorare a lungo (un anno o due) su una strada di ricerca che si è rivelata inadeguata o semplicemente sbagliata. Forse no, perché è troppo giovane. Ma a me è capitato e credo che alla fine possa capitare a chiunque sia mosso dalla curiosità ed abbia il coraggio di intraprendere strade che altri non hanno percorso. Penso anche che una simile esperienza arricchisca non solo le capacità di ricerca, ma anche la capacità di insegnare. Che proprio questo e non altro sia la ricerca scientifica. Una indicazione dall'alto di cò che è scientificamente rilevante o da premiare avrebbe conseguenze negative sull'originalità e la creatività dei docenti universitari. Allora, per nostra fortuna, non ci sarà mai un grande fratello matematico che ci premia se facciamo la matematica ritenuta buona e ci punisce se perdiamo tempo su strade sbagliate, perché stiamo parlando solo di una provocazione intellettuale

 Guardi che il Milanese non è affatto giovane. Anzi, è relativamente anziano - non troppo lontano dalla pensione. Ed ha anche fatto carriera, nell'università italiana. Non parla per sentito dire o sulla base di documenti ufficiali. Nella sua vita accademica ha visto  "cose che voi umani [=non universitari italiani] non potete neanche immaginare". E  sulla base della sua esperienza più che trentennale di riforme universitarie fallite e distorte per il beneficio degli insiders, di ogni ordine ha maturato due convinzioni

a) non è possibile riformare l'università gradualmente

b) è impossibile affidare la valutazione della ricerca italiana ai professori  italiani - o almeno a questi professori.

E' sicuramente possibile che i criteri bibliometrici non diano il giusto peso a ricerche geniali, ma almeno impediscono di considerare geniali lavori pessimi solo perchè fatti da amici o allievi dei commissari.

E con questo, il Milanese chiude

 

Mi permetta alcune precisazioni (sul mio pensiero, che non sono critica al suo). Io penso che la ricerca scientifica, anche la più modesta, come quella che ho fatto io, debba essere, in linea di principio ispirata dalla curiosità personale. Non si tratta quindi di distinguere tra ricerca "geniale" e non geniale, ma tra ricerca e lavoro di alto livello professionale. Da questo punto di vista l'unica vera valutazione della ricerca scientifica è quella che si sviluppa nel corso di decenni da parte della comunità scientifica di riferimento, che, nei casi che conosco, è una comunità internazionale. Accanto a questa valutazione di fondo ci sono anche valutazioni burocratiche necessarie o opportune per assunzioni, promozioni e finanziamenti. Esse dovrebbero interferire il meno possibile con la libertà di ricerca ed anche con l'aspirazione ad essere ben valutato in una prospettiva decennale, cioè con l'ambizione di eccellere. Naturalmente il mondo reale è fatto di compromessi. Così i RAE sono un compromesso particolarmente ben riuscito che ha egregiamente servito gli scopi che si era ripromesso il governo: il ripristino "a posteriori" della distinzione tra università e Polytechnics, il superamento di una certa sonnolenza o adesione a tradizioni non più giustificate nelle assunzioni e promozioni (aumento ad es. dei posti di "professor"), un maggior prestigio delle istituzioni universitarie nell'opinione pubblica che ha consentito un aumento dei finanziamenti. Continuo a pensare che una valutazione nazionale più rigida di quella dei RAE potrebbe essere pericolosa.

ma se fosse realizzabile una ANVUR che decide ciò che è importante e ciò che non è importante in matematica, una ANVUR che ad esempio decidesse che ricerche di geometria algebrica siano più importanti di ricerche in geometria differenziale, che la teoria geometrica degli spazi di Banach non valga quanto la teoria delle equazioni alle derivate parziali, si realizzerebbe un danno certo alla ricerca matematica

Magari sono un inguaribile ingenuo ma la mia idea di ANVUR (o altra agenzia di valutazione) non è che decida se la geometria algebrica è molto più bella di quella differenziale ma che giudichi se tizio, che si occupa di geometria algebrica, ha dato o meno contributi significativi al suo settore e se altrettanto hanno fatto i suoi colleghi di dipartimento.

Ha ragione. Ma quasi tutti i giudizi di merito sulla ricerca corrente sono un giudizio sulla rilevanza del problema o della problematica. Ancor più quando il merito di un contributo è deciso sulla base del luogo di pubblicazione o del numero di citazioni del lavoro che si sta giudicando o di altri lavori che non c'entrano nulla (come nel caso dello IF). Se al posto di "geometria differenziale" avessi osato fare un esempio concreto avrei scritto "geometria combinatoria". Come ho cercato di dire questo non significa che non si possano fare valutazioni della ricerca corrente e non sia lecito, ad esempio, considerare in blocco le ricerche di geometria combinatoria meno rilevanti di quelle in un sottosettore internazionalmente più di moda. Sono legittimi anche i pregiudizi. Ad esempio credo che sia difficile convincermi che siano rilevanti le ricerche nell'ambito dei "fuzzy sets and fuzzy functions". E' però opportuno tenere sempre presente la fallibilità di queste valutazioni. Poi secondo me un organismo che abbia il monopolio delle valutazioni potrebbe essere pericoloso.