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Il secondo incubo del barone

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E' una sensazione, dovuta ad alcune evidenze, ma mi sembra che molti scelgano la facolta' che ha maggior appeal per gusto personale, o magari perche' e' piu' vicina, o piu' facile, tanto per prendere il pezzo di carta: non controllano ad esempio i programmi, o le stesse materie. In pratica si confonde il diritto allo studio con il diritto ad ottenere il titolo di studio, che e' una cosa diversa. E' un errore che fanno gia' alle superiori.

Sono perfettamente d'accordo. Credo che sia anche una delle cause principali degli insuccessi universitari (dall'abbandono ai fuoricorso) che coinvolgono una parte notevole degli studenti. 

Tuttavia attribuire la mancanza di orientamento o la deresponsabilizzazione al diciottenne che si trova di fronte a una scelta non facile mi sembra eccessivo. Da questo punto di vista aumentare considerevolmente le tasse avrebbe un duplice effetto: da un lato può sicuramente responsabilizzare studenti e famiglie sull'investimento, dall'altro rischia di aggravare gli effetti di una scelta errata. Se ci si vuole muovere in questa direzione (a cui non sono contrario, a priori) bisogna prima rafforzare sia l'insegnamento superiore che l'orientamento.

Per quanto riguarda la selezione, non ho nulla in contrario se è ben fatta, oggettiva e uguale per tutti gli studenti sul territorio nazionale. Già il primo requisito é non banale in Italia. La selezione dei test di medicina di quest'anno conteneva la seguente domanda di biologia: "L’anemia falciforme è una malattia genetica causata da una mutazione..." la cui risposta (sostituzione dell'acido glutammico con la valina) era difficile persino per un genetista umano, tanto che anche il ministero ha dato la risposta sbagliata. Visto che il test contiene cultura generale (50%), biologia (circa 25%), chimica fisica e matematica (circa 25%), domande di questo genere selezionano ben poco e aumentano il peso relativo di cultura generale (che tuttora non capisco cosa abbia a che fare con medicina).

 

"quest'anno bene: sono riuscito a copiare la risposta sul teorema di pitagora".

Non fa statistica, ma è in linea con la mia esperienza... e purtroppo hai ragione, è emblematico. Tuttavia questa persona é uscita da una scuola in cui la maleducazione (di cui ritengo parte il copiare) e l'ignoranza di nozioni fondamentali sono in molti casi premiate o non punite a sufficienza. Perche' stupirsi che si comporti di conseguenza? Mi sembra che il problema sia da risolvere (anche) a monte.


 

 

Rispondo qui ad Arthur e a Jacopo. Ripeto dall'inizio che quanto segue e' mia personale opinione.

In estrema sintesi, il problema del rapporto tra studenti e universita' non e' solo un problema di orientamento ma anche e soprattutto di di presa di coscienza. Si viene da un sistema scolastico che  in ogni ordine e grado non punisce il fallimento, anzi: socialmente parlando, chi si impegna non solo non viene premiato ma pure sbeffeggiato. Questo sistema e' tale che per ottenere i risultati minimi e anche socialmente accettabili, lo sforzo e' infimo. Ci si aspetta che tutto questo continui anche all'universita', senza tenere conto di costi, tempi e profondita' maggiori, questo anche senza contare i difetti del corpo docente e della struttura in se'.

Non colpevolizzo qualcuno perche' dopo la maturita' non sa ancora cosa fare della sua vita: e' un problema suo, e molto diffuso non solo in Italia.

Lo colpevolizzo perche' pensa che avendo pagato le tasse e magari seguendo o imparando a memoria i testi pensa di aver diritto a passare qualunque esame, e questo in Italia succede smaccatamente e diffusamente. Si pensa che il caso particolare (errore o durezza del docente, difficolta' abnorme del compito) sia invece quello che accade normalmente.

L'universita', e' chiaro, ci mette la gran parte: esistono svariati esempi di universita' BCP (Basta Che Paghi), chiaro che qualcuno si faccia questa idea - ma da qui a lamentarsi che non sia sempre cosi' ce ne corre, o almeno dovrebbe.

Aumentare le tasse non risolve il problema dell'istruzione: prima di tutto bisognerebbe garantire che queste tasse in piu' finanzino didattica e strutture, ma anche che chi paga di piu' non si senta ancora piu' in diritto di passare gli esami solo per questo motivo - e questo e' un problema degli studenti, con o senza orientamento.

Aumentare le tasse pero', con le premesse di cui sopra, aiuterebbe a togliere un bel po' di "parcheggiati" (o futuri tali) dall'universita', quindi la didattica migliorerebbe anche perche' si avrebbe a che fare con meno gente e piu' motivata. Gli effetti di una scelta errata si aggraverebbero solo per chi perseveri nella scelta - magari gli stessi che penserebbero "eh, ma pago molto di piu', mi devi far passare".

Certo, per colpire proprio a fondo si dovrebbe togliere il valore legale del titolo di studio: a questo punto pagheresti di piu', ma nel lungo periodo sopravviverebbero solo universita' che valgono veramente.