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Il secondo incubo del barone

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Alcuni commenti:

1) La riforma mi sembra troppo radicale. Non ho nulla contro riforme radicali, ma mi sembrano potenzialmente rischiose perché "non robuste". Realisticamente alcune parti della riforma verrebbero annacquate da un eventuale passaggio parlamentare, e non mi pare così peregrina la possibilità che queste modifiche rendano inefficiente il meccanismo concorrenziale che si vuole proporre, causando di conseguenza effetti a catena non voluti nelle parti che si affidano alla buona concorrenza per funzionare. Forse un po' piu' di regolamentazione non guasterebbe...
Inoltre, anche se questa riforma venisse approvata lettera per lettera, ci sono altri fenomeni presenti nell'accademia italiana che potrebbero annullare gli effetti della concorrenza (come illustrato da Alberto R. nel caso delle universita' meridionali).

Esempio semplice di questa "non robustezza", accennato anche dal Milanese e altrove da Alberto Lusiani: quanto cambierebbe l'efficacia della riforma assegnare i fondi alle universita' o ai dipartimenti? E se una di queste scelte si rivelasse inefficace nel favorire la concorrenza, quanto cambierebbe i ragionamenti del Milanese?

2) IMHO, una delle poche possibilità vere di cambiamento nel sistema italiano e' l'iniezione di ricercatori giovani o professori, italiani o stranieri, provenienti dall'esterno del sistema e selezionati per merito. Questi, una volta all'interno delle università italiane, dovrebbero poter creare gruppi di ricerca e ottenere il necessario (stipendi, fondi per la ricerca, diritto all'uso di spazi eccetera) da canali esterni non facilmente influenzabili dall'attuale classe di professori. In altre parole, l'idea sarebbe di inserire nelle strutture di ricerca italiane corpi estranei (almeno come mentalità), che dovrebbero dipendere solamente dai grant di un organismo centralizzato in modo da non poter ricevere pressioni locali.

Idee del genere (che ovviamente non sono nulla più che un confuso wishful thinking) rappresentano strategie rinunciatarie e quasi opposte rispetto alle riforme come quella presa in considerazione qui. Tuttavia, evitando riforme "scomode" del sistema, mi sembrano potenzialmente più verosimili per il futuro a medio termine. Beyond wishful thinking, what's your opinion?

3) Gli articoli 6 e 8 introducono disposizioni come "Le università sono libere di stabilire l’importo delle tasse" e "Le università sono libere di regolamentare le iscrizioni e di organizzare l’attività didattica". Mi sembra che il messaggio sia che le università devono potersi comportare a loro piacimento nei confronti degli studenti.
Ora, questo suppone una riforma costituzionale, tra l'altro a spese di un principio di diritto all'istruzione che non mi pare affatto sbagliato (e il fatto che in pratica non venga applicato non lo rende certo peggiore). Ma passi l'aspetto costituzionale, che come noto si puo' evadere...
La cosa che non capisco e': visto che gli studenti sono la parte piu' debole, nonché quella a cui non si possono attribuire responsabilita' per il degrado attuale, perche' dedicare due articoli a indebolire la loro posizione e le loro garanzie? Cosa c'entra la possibilita' di selezionare gli studenti col resto della riforma?

Temo che il mio primo commento su nFA sia lungo e poco chiaro, ma spero si capisca... :)

La cosa che non capisco e': visto che gli studenti sono la parte piu' debole, nonché quella a cui non si possono attribuire responsabilita' per il degrado attuale, perche' dedicare due articoli a indebolire la loro posizione e le loro garanzie?

Dent, non mi va di fare il Joker :) ma non sono d'accordo con la tua affermazione.
E' vero che il pesce puzza dalla testa, ma non e' che per questo la coda sia commestibile: avranno meno responsabilita', ma molti studenti italiani arrivano all'universita' con un bassissimo grado di consapevolezza di se', di come organizzarsi e di cosa li aspetta. E' una cosa che puo' succedere alla scuola superiore: il costo e' basso, e c'e' un numero relativamente basso di scelte possibili.

Tutto questo viene ripetuto, pari pari, all'universita' dove le scelte sono molte di piu', e dovrebbero essere prese a ragion veduta perche' i costi sono molto piu' alti.

Non ho dati a supporto, ma ho parecchie evidenze (che comunque non fanno statistica): mi sembra che molti scelgano la facolta' che ha maggior appeal per gusto personale, o magari perche' e' piu' vicina, o piu' facile, tanto per prendere il pezzo di carta: non controllano ad esempio i programmi, o le stesse materie, e si aspettano di andare avanti perche' hanno seguito il corso e pagato le tasse, come alle superiori.

In pratica si confonde il diritto allo studio con il diritto ad ottenere il titolo di studio, che e' una cosa diversa. E' un errore che fanno gia' alle superiori, e pure prima, nella scuola dell'obbligo. 

Cito la Costituzione, anche se e' aleatoria :)
Art. 34: ... I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Prima di tutto, questo articolo dice che lo Stato ti dovrebbe supportare se non hai i mezzi tuoi per ottenere l'istruzione che vuoi, ma te la meriteresti lo stesso.  

Pero' la chiave e' in "capaci e meritevoli": per avere il supporto, te lo devi meritare. Devi mostrare che quella formazione la meriti perche' e' nelle tue corde e sei disposto a lavorare per averla.

Recentemente, in un dipartimento di scienze applicate, un docente e' stato *insultato* dagli studenti che non hanno passato i test di ingresso. Chi non passa i test deve fare dei corsi di recupero, perche' non ha conoscenze di base necessarie per intraprendere il corso di studi: sono 30 risposte a crocette principalmente su logica, matematica, fisica, e per passare devi rispondere correttamente a 15 di esse. Molti non lo hanno passato (bada bene: si possono iscrivere lo stesso, ma devono sostenere dei corsi ed esami di recupero), e hanno reagito male.

Lo scorso anno un dottorando che stava li' per sorvegliare, subito dopo il test, ha sentito due studenti chiacchierare:
"come e' andata?"
"quest'anno bene: sono riuscito a copiare la risposta sul teorema di pitagora".

Capisco che non faccia statistica, ma mi sembra emblematico.

mi sembra che molti scelgano la facolta' che ha maggior appeal per gusto personale, o magari perche' e' piu' vicina, o piu' facile, tanto per prendere il pezzo di carta: non controllano ad esempio i programmi, o le stesse materie, e si aspettano di andare avanti perche' hanno seguito il corso e pagato le tasse, come alle superiori

Vero, verissimo. Però magari sarebbe anche onesto dire che nel 99,9% delle università italiane (quello 0,1% residuo è lì solo come beneficio del dubbio) i programmi dei corsi non sono disponibili o, quando ci sono, sono solo dei riassuntini generici di due/tre righe che non fanno assolutamente testo. Anche i titoli delle materie sono spesso fuorvianti e ciascun professore ha più o meno la libertà assoluta di insegnare quel che diamine gli pare e non quello che servirebbe agli studenti o quello che c'è scritto sulla guida (soprattutto nelle facoltà socio-umanistiche). Su che basi si dovrebbe informare il giovine neo-maturato? E anche una volta che (immagino illuminato da un cono di luce dal cielo) fosse entrato in possesso di tutte le informazioni utili come farebbe a scegliere liberamente dato che non abbiamo un sistema decente di borse di studio per i meritevoli e che l'edilizia universitaria (nella forma di alloggi per i fuori-sede) è a livelli da terzo mondo? Gli studenti (soprattutto quelle macchiette comiche denominate "rappresentanti") hanno la loro fetta non trascurabile di colpa ma anche il meglio intenzionato non è che possa fare molto meglio degli altri perché non gli vengono dati gli strumenti.

E' una sensazione, dovuta ad alcune evidenze, ma mi sembra che molti scelgano la facolta' che ha maggior appeal per gusto personale, o magari perche' e' piu' vicina, o piu' facile, tanto per prendere il pezzo di carta: non controllano ad esempio i programmi, o le stesse materie. In pratica si confonde il diritto allo studio con il diritto ad ottenere il titolo di studio, che e' una cosa diversa. E' un errore che fanno gia' alle superiori.

Sono perfettamente d'accordo. Credo che sia anche una delle cause principali degli insuccessi universitari (dall'abbandono ai fuoricorso) che coinvolgono una parte notevole degli studenti. 

Tuttavia attribuire la mancanza di orientamento o la deresponsabilizzazione al diciottenne che si trova di fronte a una scelta non facile mi sembra eccessivo. Da questo punto di vista aumentare considerevolmente le tasse avrebbe un duplice effetto: da un lato può sicuramente responsabilizzare studenti e famiglie sull'investimento, dall'altro rischia di aggravare gli effetti di una scelta errata. Se ci si vuole muovere in questa direzione (a cui non sono contrario, a priori) bisogna prima rafforzare sia l'insegnamento superiore che l'orientamento.

Per quanto riguarda la selezione, non ho nulla in contrario se è ben fatta, oggettiva e uguale per tutti gli studenti sul territorio nazionale. Già il primo requisito é non banale in Italia. La selezione dei test di medicina di quest'anno conteneva la seguente domanda di biologia: "L’anemia falciforme è una malattia genetica causata da una mutazione..." la cui risposta (sostituzione dell'acido glutammico con la valina) era difficile persino per un genetista umano, tanto che anche il ministero ha dato la risposta sbagliata. Visto che il test contiene cultura generale (50%), biologia (circa 25%), chimica fisica e matematica (circa 25%), domande di questo genere selezionano ben poco e aumentano il peso relativo di cultura generale (che tuttora non capisco cosa abbia a che fare con medicina).

 

"quest'anno bene: sono riuscito a copiare la risposta sul teorema di pitagora".

Non fa statistica, ma è in linea con la mia esperienza... e purtroppo hai ragione, è emblematico. Tuttavia questa persona é uscita da una scuola in cui la maleducazione (di cui ritengo parte il copiare) e l'ignoranza di nozioni fondamentali sono in molti casi premiate o non punite a sufficienza. Perche' stupirsi che si comporti di conseguenza? Mi sembra che il problema sia da risolvere (anche) a monte.


 

 

Rispondo qui ad Arthur e a Jacopo. Ripeto dall'inizio che quanto segue e' mia personale opinione.

In estrema sintesi, il problema del rapporto tra studenti e universita' non e' solo un problema di orientamento ma anche e soprattutto di di presa di coscienza. Si viene da un sistema scolastico che  in ogni ordine e grado non punisce il fallimento, anzi: socialmente parlando, chi si impegna non solo non viene premiato ma pure sbeffeggiato. Questo sistema e' tale che per ottenere i risultati minimi e anche socialmente accettabili, lo sforzo e' infimo. Ci si aspetta che tutto questo continui anche all'universita', senza tenere conto di costi, tempi e profondita' maggiori, questo anche senza contare i difetti del corpo docente e della struttura in se'.

Non colpevolizzo qualcuno perche' dopo la maturita' non sa ancora cosa fare della sua vita: e' un problema suo, e molto diffuso non solo in Italia.

Lo colpevolizzo perche' pensa che avendo pagato le tasse e magari seguendo o imparando a memoria i testi pensa di aver diritto a passare qualunque esame, e questo in Italia succede smaccatamente e diffusamente. Si pensa che il caso particolare (errore o durezza del docente, difficolta' abnorme del compito) sia invece quello che accade normalmente.

L'universita', e' chiaro, ci mette la gran parte: esistono svariati esempi di universita' BCP (Basta Che Paghi), chiaro che qualcuno si faccia questa idea - ma da qui a lamentarsi che non sia sempre cosi' ce ne corre, o almeno dovrebbe.

Aumentare le tasse non risolve il problema dell'istruzione: prima di tutto bisognerebbe garantire che queste tasse in piu' finanzino didattica e strutture, ma anche che chi paga di piu' non si senta ancora piu' in diritto di passare gli esami solo per questo motivo - e questo e' un problema degli studenti, con o senza orientamento.

Aumentare le tasse pero', con le premesse di cui sopra, aiuterebbe a togliere un bel po' di "parcheggiati" (o futuri tali) dall'universita', quindi la didattica migliorerebbe anche perche' si avrebbe a che fare con meno gente e piu' motivata. Gli effetti di una scelta errata si aggraverebbero solo per chi perseveri nella scelta - magari gli stessi che penserebbero "eh, ma pago molto di piu', mi devi far passare".

Certo, per colpire proprio a fondo si dovrebbe togliere il valore legale del titolo di studio: a questo punto pagheresti di piu', ma nel lungo periodo sopravviverebbero solo universita' che valgono veramente.