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Il secondo incubo del barone

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P.S. Ve lo immaginate un matematico che dice: "Il candidato aveva trovato un controesempio ad una congettura che era in piedi da venti anni. È stato duro fregarlo all'orale...

Caro Sandro, nell'università italiana tutto è possibile, quindi posso immaginarmi anche questo. :-)

Ma non sta lì la questione.

La questione è che questo dibattito che, da quanto vedo, infiamma in Italia su quale sia il criterio di misurazione statistica della ricerca più appropriato è un dibattito ASSURDO E CONTROPRODUCENTE! Coloro che sono interessati ad una riforma meritocratica dell'università dovrebbero smetterla di farsi del male dividendosi fra pro-IF e anti-IF!

L'IF è, ovviamente, manipolabilissimo. Personalmente non mi piace per nulla, per ragioni dette e stradette. Idem per altri indici di citazioni, impatto, h-questo e h-quello. Credo occorra insistere sul punto di fondo: meritocrazia e paga commensurata al merito. Anche per questo nel progetto che GF spinge, e che a me convince, c'è molta enfasi sulla concorrenza fra sedi e dipartimenti. Perché, alla fine, se c'è concorrenza fra sedi e dipartimenti chi gestisce i medesimi deve prendersi rischi personali, usare il proprio giudizio scientifico e di buon senso per scegliere la gente e, nel far questo, userà sia l'IF che mille altre cose.

Ci arriviamo tutti a capire che valutare il "merito" è complessa questione multidimensionale ed anche soggettiva, per cui smettiamola di scannarci sul maledetto IF e concentriamoci sulla sostanza: merito e concorrenza.