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Il secondo incubo del barone

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Caro Michele, una cattiva notizia: le università più prestigiose USA NON funzionano come suggerisce il milanese. I boards equivalenti ai nostri CdA NON sono nominati dai docenti. Persino nelle università pubbliche (UC) il CdA è nominato dal governo dello stato. Sarebbe opportuno che gli economisti in genere, prima di proporre la loro ricetta preferita, riflettessero più a fondo sulla coerenza che devono avere i sistemi. La storia dei professori cattivi, fannulloni ed incapaci mi sembra un po' frusta e poco produttiva: i professori saranno anche cattivi, ma sono gli unici che abbiamo.

Egregio professore, caro collega

perchè non legge i post prima di scrivere commenti? Si accorgerà che Il Milanese non parla mai di elezione degli organi da parte dei docenti e che, invece, parla diffusamente di  pre-pensionamento degli attuali docenti. Spiega anche come sia facile sostituirli con altri, più giovani e motivati. E' forse lievemente più complesso capire gli incentivi impliciti nella proposta - ma non si preoccupi. Sto rileggendo i miei appunti degli incubi e farò un post ad hoc prima o poi

Distinti saluti

PS che io sappia, tutti gli editors di questo sito sono professori in varie università americane e quindi credo conoscano abbastanza bene la realtà USA.

   Caro Collega, ho letto il post attentamente, e mi viene il dubbio che Lei non abbia fatto altrettanto.  All'art. 2 è scritto: la "scelta dei loro membri" (CdA, Senato) "e del Rettore sono decise dalle singole università".  Sostenere che queste realizzeranno qualcosa di diverso dall'attuale (suffragio), mi sembra, a dir poco, una assoluta ingenuità. Quanto alle università USA, con tutto il rispetto per i valorosi connazionali che vi lavorano, confermo che i CdA NON SONO formati da una rappresentanza dei docenti. Se non crede a me, può documentarsi sul sito di Lorenzo Marrucci, che ha scritto una bella monografia sulle università USA.  

   Cordialmente 

 

Caro Rosario, se c'era bisogno di una conferma che avevo colto nel segno, questo tuo controcommento (che s'occupa d'un aspetto completamente secondario della questione e lo fa con un'affermazione fattualmente e banalmente erronea, come ti spiega Giovanni Federico più sotto) costituisce tale conferma.

Ragione per cui l'invito perentorio a "riflettere" che rivolgi agli "economisti" - vedo che l'approccio tremontiano è diventato immediatamente trendy nell'accademia italica - rimbalza al mittente.

È vero, questi sono i professori universitari che avete: dove sta scritto che è proibito cambiarli?

Caro Michele, l'aspetto da me segnalato non è affatto secondario. Nelle università USA (e nelle università non statali italiane) l'amministrazione è in mani estranee rispetto docenti. Questo significa che chi amministra non è in costante conflitto di interessi: al contrario, quando il milanese suggerisce che la remunerazione dei docenti venga decisa "dall'università", investe di questa responsabilità una persona che è designata attraverso il voto di quelle stesse persone alle quali deve attribuire (in modo differenziato) un emolumento. Questo è un sistema che NON può funzionare; e gli economisti che patrocinano uno schema privatistico e competitivo dovrebbero essere i primi ad accorgersene.

Egregio professore

si legga la proposta. L'Università può determinare lo stipendio - o meglio la parte eccedente il salario minimo- solo se ha i soldi per farlo. E se i professori non lavorano e producono scientificamente i soldi non ci sono. Il rettore può anche essere il più sfrenato demagogo, eletto sulla promessa di un raddoppio degli stipendi - ma se non ha le risorse finanziarie non può farlo. Se invece i professori producono, hanno tutto il diritto di avere una remunerazione congrua

Non si preoccupi: il sistema funzionerebbe perfettamente. Sarebbe solo un incubo per i professori, come da titolo. Sarebbero costretti a competere fra di loro, invece che promuoversi comodamente e lamentarsi come fanno ora. E ci sarebbe un elevatissimo livello di peer pressure: lo stipendio di ciascun professore dipenderebbe in ultima analisi dalla produttività di tutti i suoi colleghi

 

 

 

Sarebbero costretti a competere fra di loro, invece che promuoversi comodamente e lamentarsi come fanno ora. E ci sarebbe un elevatissimo livello di peer pressure: lo stipendio di ciascun professore dipenderebbe in ultima analisi dalla produttività di tutti i suoi colleghi

Scusami Giovanni, ma qui c'e' una cosa che mi sfugge. Se i docenti devono competere tra loro, come puo' lo stipendio di uno dipendere dalla produttivita' di tutti?

Non e' una domanda polemica, non ho proprio capito :)

Riguardo all'incubo da peperoni, credo ci sia qualche piccolo buco. Ad esempio, credo che il Milanese avrebbe dovuto esplicitamente impedire ai docenti di entrare nel CdA, e al Rettore di fare niente che non fosse far parlare Senato e CdA. Poi, impedire che queste cariche (membro di CdA, di Senato, Rettore) potessero essere reiterate: ad esempio, farle durare 5 anni e poterle ripetere una volta sola a persona, o impedire ad inquisiti o condannati di tenerle.

Credo che forzare le leve a cambiare, impedendo che restino o si concentrino sempre nelle stesse mani, sia l'unico modo per far cambiare veramente le cose. Sempre e solo IMHO.