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Il secondo incubo del barone

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c'e' veramente una legge/decreto che dice che la tesi e' obbligatoria e debba essere di 200 pagine e che gli esami vadano dati 5 volte l'anno?

C'e' un regolamento didattico che prevede almeno 6 appelli all'anno, di cui due nel periodo esente da lezioni alla fine del corso.

Ma vista la mole di studenti (e la pressione affinche' si laureino in fretta perche' anche questo fa "punteggio" nelle classifiche), in realta' gli appelli sono molti di piu', almeno 3 alla fine del corso e 2 per gli altri periodi di mancanza di lezioni. Poi ci sono gli appelli riservati agli iscritti all'ultimo anno ed ai fuori corso che si tengono anche durante i periodi di lezione. Infine ci sono i casi disperati, quelli cui manca un esame per laurearsi, che saltano sempre fuori una settimana prima del termine per consegnare il libretto.

 

 

 

Ma scusa, il regolamento didattico chi lo decide? Sulla base di quali direttive. Scommetto che e' il consiglio di facolta' sulla base di nessuna regola. Insomma, chi vieta di creare 2 appelli l'anno, alla fine del semestre? Nessuno che si chieda come mai i fuori corso non esistono altrove? Visto che c'è un appello al mese si puo'sempre aspettare. Forse l'idea che si debba fare l'esame alla fine della frequenza e' troppo ostica da far digerire agli studenti?

Lo propone la commissione didattica (cioe' lo ha proposto anni fa ed ormai viene riconfermato ogni anno) e lo approva il consiglio di facolta'.

Perche' non si fa diversamente? Non so l'origine di questa prassi. Forse e' una "conquista" degli studenti di decenni fa.

Credo sia dovuta alla convinzione (non so quanto errata) che un maggior numero di appelli equivalga a dare agli studenti la possibilita' di preparare gli esami in modo sequenziale e di passare in minor tempo piu' esami.

Certamente se limiti il numero degli appelli, provochi una sollevazione degli studenti.

Certamente se limiti il numero degli appelli, provochi una sollevazione degli studenti.

A Roma Tre, nel corso di studi in Ingegneria Informatica, hanno usato un approccio diverso sia per l'ordinamento 509/99 che per il 270/04: ogni esame ha tre sessioni distribuite lungo l'anno accademico, e solo un appello per sessione. 

I motivi sono dovuti sia al voler scoraggiare il "turismo da esami" che ad effettiva scarsita' di risorse. Il vantaggio e' che le date di ogni appello sono note con largo anticipo e buona precisione, a meno di catastrofi. In ogni caso uno studente non potrebbe provare a fare uno stesso esame piu' di tre volte in un anno accademico.

Molti studenti non sono contenti di questa soluzione, perche' nella stessa ingegneria vedono altri corsi di studio con piu' appelli, anche se c'e' una certa disparita' di risorse.

La proposta piu' sensata che ho visto fare dagli studenti, recentemente, e' due appelli alternativi in una sessione (se partecipi a uno non puoi andare all'altro) per evitare problemi di esami sovrapposti o troppo vicini, o per venire incontro a chi magari per motivi accidentali non ha potuto partecipare ad un appello e rischia di dover rifare l'esame dopo 6 o 8 mesi.

Questo, a dire il vero, e' un problema soprattutto con l'ordinamento 509/99, che ancora non e' del tutto spento. Con il 270/04 la cosa va ancora vista.

Certamente se limiti il numero degli appelli, provochi una sollevazione degli studenti.

E' esattamente così. Anche se la convinzione errata degli studenti che più appelli significhi più facilità nel gestire gli esami si accompagna al desiderio dei docenti di spalmare le masse il più possibile.

Aggiungo, sulla questione degli appelli, che in Italia è invalso, specie nell'ambito umanistico, il costume di esami orali che sono una cosa molto simile a orazioni gorgiane, e dove si perde un mucchio di tempo. Come dico sempre, si dovrebbero fare più scritti, ma i professori non vogliono leggere gli scritti, gli studenti scrivono male e non si capisce la grafia...e farli fare su PC e poi stamparli? Non ci sono abbastanza PC, la risposta standard. A Cagliari ci sono memorabili verbali di consigli di Facoltà dove alcuni contestano i pericoli educativi dell'uso di Internet. Altro che peperoni, io vomito per molto meno...

Forse l'idea che si debba fare l'esame alla fine della frequenza e' troppo ostica da far digerire agli studenti?

Probabilmente sarebbe stato un problema con l'ordinamento 509/99, in cui i corsi duravano meno di due mesi. Avendoli cosi' concentrati e sostituiti da altri corsi, fare gli esami a fine semestre o anno poteva essere un problema: infatti con l'ordinamento 270/04 si e' tornati ai semestri e a corsi piu' lunghi.


c'e' veramente una legge/decreto che dice che la tesi e' obbligatoria e debba essere di 200 pagine e che gli esami vadano dati 5 volte l'anno?

Non c'e' una legge statale, ma situazioni del genere sono il risultato di equilibrio raggiunto nel contesto italiano.  A fisica comunque una tesi compilativa di 40 pagine e' sufficiente per la triennale, e una tesi quinquennale ha forse 100 pagine di testo, oltre alle figure.

Per comprendere come si e' arrivati a questo scadente equilibrio bisogna sapere che l'universita' italiana nasce come universita' di elite per le elites e per piccoli numeri, con esami scritti e orali approfonditi e costruiti per essere molto difficili da superare, specie per gli elementi delle masse popolari. Questa struttura elitaria e chiusa di base, elaborata da elites scadenti, ha attraversato un certo numero di cambiamenti e scossoni che l'hanno trasformata in un'universita' di massa (si iscrivono ormai il 30-50% dei 18enni) e ha dovuto venire a patti con le richieste delle masse,che hanno trovato rappresentanti scadenti come quelli delle elites (sindacati, collettivi studenteschi, partiti di sinistra). Il compromesso tra cultura accademica di elite e masse e' stato trovato in un grande numero di appelli in cui gli studenti possono tentare e ritentare, come acquistando un gratta e vinci, fino al superamento dell'esame, possibilmente per esaustione dei docenti della commissione dopo aver respinto lo stesso studente una decina di volte, dopo avergli corretto 10 scritti e fatto 10 orali di almeno mezz'ora ciascuno. Si tratta di un sistema pessimo che fa spendere ai docenti universitari un tempo sproporzionato per gli esami rispetto alla didattica, e che inoltre spoglia di significato il voto di laurea (come argomentato anche in un articolo su lavoce.info) perche' tale voto dipende dalle votazioni degli esami ma non tiene conto di quanto tempo e quanti tentativi sono stati fatti per superare gli esami.

La soluzione piu' appropriata per un'universita' di massa sono pochi appelli (~2) ma esami costruiti per essere superati senza dannose fluttuazioni statistiche dallo studente medio diligente, e quindi dalla grande maggioranza degli studenti "veri", possibilmente con voti sufficienti e che tendano a rappresentare una valutazione attendibile delle capacita' degli studenti. Ma queste soluzioni appropriate ed efficienti per l'istruzione superiore di massa si scontrano con la cultura stile "ancien regime" italiana, che considera la vecchia universita' di elite come l'eta dell'oro e oscilla tra la tentazione di tornare a forza di bocciature ai piccoli numeri, e la tentazione di estendere e far superare a tutti il sistema degli scritti che duravano 8 ore (succedeva a Fisica e non troppo tempo fa)  e degli orali che duravano ore.