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Il secondo incubo del barone

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   Ho trovato molto divertente il post: si tratta di una lettura piacevole. Tuttavia, il contenuto non può essere preso sul serio, e mi meraviglia molto come vi siano stati numerosi interventi “seri”, con il fine di discutere le soluzioni prospettate. Anche mettendo da parte l’osservazione – contenuta nello stesso post – sulla inaccettabilità di creare una specie di oasi emendata da tutti i vizi e lacciuoli della nostra società, voglio evidenziare come l’impostazione generale (regole del mercato e competizione) non potrebbe funzionare nei modi indicati. Secondo lo schema previsto, i singoli atenei deciderebbero le remunerazione dei propri docenti:  questa impostazione “privatistica”, per essere valida dovrebbe poggiare su una conduzione imprenditoriale  e con guida indipendente dagli stessi docenti. Di contro, prevedendo una definizione dei rapporti di potere  attraverso gli statuti, si realizzerebbero delle strutture di tipo cooperativo  (selezione interna dei decisori su una base di suffragio) che non hanno mai dimostrato di funzionare correttamente. Se la ricetta fosse efficiente per le università avremmo trovato la soluzione per l’Alitalia, le ferrovie, le poste, gli ospedali  e quanto altro funziona male nel nostro Paese: basterebbe trasformare queste aziende in cooperative di dipendenti per risolvere ogni problema.     

Questo intervento fa il paio con quello di Fausto. Complimenti, Fausto e Rosario, per avere avuto almeno il coraggio di dire esplicitamente quello che il 95% dei vostri colleghi che ci leggono (e son tanti, oh se son tanti) pensano ma non hanno il coraggio di dire: non vogliamo nessun cambiamento drastico. A noi baroni va bene così l'università. Sì, alcuni di noi hanno studiato allo MIT o a Stanford o a Berkeley o a Columbia, dove le cose funzionano ESATTAMENTE come le descrive il milanese, ma quella è acqua passata che non macina più. Questa è l'Italia, l'università italiana siamo noi ed a noi piace così. La società italiana, ed i giovani desiderosi e capaci in particolare, si fottano ... o emigrino.

Non so se l'ipotesi di Giorgio sulla vostra dieta mattutina sia corretta, ma di certo mi provate (non che ne avessi bisogno) che i nemici del merito, della competenza, della concorrenza e della qualità nell'università italiana sono la grande maggioranza dei professori universitari italiani, ordinari in testa. I quali, ovviamente, giustificano la loro opposizione al cambiamento con dotti argomenti sulla cultura, la società, il gradualismo, la complessità della situazione, la diversità italica in questo ed in quello. Ma è tutta aria fritta priva di costrutto, di base empirica e di sostanza logica. Sono discorsi da azzeccagarbugli diretti ad un solo fine: preservare l'esistente e, con l'esistente, la propria piccola, piccolissima, a volte infinitesima, fettina di potere e di quieto vivere.

Il milanese sarà anche antipatico, sarà anche monomaniacale, sarà anche arrogante, sarà anche velleitario ed avrà anche poca pazienza. Tutto vero e tante altre cose. Ma una cosa ha, che mi sembra disperatamente mancare fra i suoi colleghi italiani ...