Titolo

Il secondo incubo del barone

6 commenti (espandi tutti)

Scusi ma i post li legge prima di commentare?

Come no!

Un professore di un minimo valore di mercato può accettare lo stipendio minimo solo se può trarne vantaggi esterni - cioè nel caso dei professionisti che fanno attività privata.

Questa e' una delle risposte che temevo. Ho l'impressione che tutto il discorso sulla riforma sia fatto tenendo d'occhio economia, giurisprudenza, medicina, insomma discipline dove la professione coesiste con l'insegnamento. Quindi questi 1200 euro mensili sarebbero il contentino per i professionisti che desiderano insegnare all'universita' solo per mettere "Prof. Ing." sulla targa del proprio studio.

Bene. Capisco che sia la provenienza della gran parte di chi scrive su questo sito, ma c'e' anche altro. Io vengo dalle scienze "hard" (matematica/fisica/chimica), dove in genere se uno e' professore o ricercatore fa proprio solo quello, a tempo pienissimo. Che se ne fa dello stipendio-base un professore in una di queste discipline, se lo stipendio-base e' (eufemismo) cosi' bassino? Incentivi sulla performance, stipendi flessibili, eccetera eccetera, va tutto benissimo, ma ripeto per l'ennesima volta: innestato su uno stipendio di partenza decente, altrimenti sa di presa per i fondelli. Altrimenti, indovinate un po' che vi fa l'aspirante professore? gia': emigra. Be', direte, ma se uno e' veramente bravo? A mio parere, dovrebbe essere davvero dannatamente bravo per avere garanzie di un buon stipendio a queste condizioni. Gli altri, quelli semplicemente abbastanza bravi, perche' dovrebbero correre il rischio?

 

Mi sembra che continui a non capire - ma forse siamo noi che ci spieghiamo male. Due osservazioni:

1) anche se parlassimo di materie umanistiche esisterebbe un valore di mercato. Il bravo storico, il bravo studioso di lettere classiche o di filosofia sarebbe richiesto da varie universita' di qualita', che quindi competerebbero fra di loro per i suoi servigi e per il prestigio che porterebbe all'istituzione. Senza contare che anche in queste discipline esistono delle attivita' professionali. Mi viene in mente un mio amico studioso di lettere classiche cui Steven Spielberg chiese una consulenza per una frase in latino che veniva pronunciata in uno dei suoi film!

2) ...le scienze hard?? Stai scherzando vero? Hai presente il modello secondo cui un bravo ricercatore viene pagato zero (o quasi zero) come stipendio fisso, e riceve un reddito solo tramite i grants che riesce a farsi finanziare? E tramite i quali (grants) finanzia l'attivita' di tutto un laboratorio, di assistenti, di tecnici, di post-docs... Mai sentita questa, vero?

 

Un commento buttato li', indipendentemente da come procede la discussione, giusto perche' mi tocca un nervo scoperto.

Hai presente il modello secondo cui un bravo ricercatore viene pagato zero (o quasi zero) come stipendio fisso, e riceve un reddito solo tramite i grants che riesce a farsi finanziare? E tramite i quali (grants) finanzia l'attivita' di tutto un laboratorio, di assistenti, di tecnici, di post-docs...

Il fatto che questa sia la regola in tanti posti d'eccelenza non vuol dire che sia la soluzioni migliore. Quando tutta la tua carriera dipende da grant esterni, tutto il tuo tempo va dedicato alla ricerca di grant esterni - e piu' ti ingrandisci piu' sei dipendente dagli stessi. Ti assicuro che almeno nel campo biol-* questo e' considerato come uno dei lati piu' bui del sistema americano. Il PI si passa le giornate a recuperare fondi, mentre i postdoc e gli studenti fanno scienza; quando si tratta di quagliare siamo tutti coautori. E' estramemente frustrante per tutte le parti in gioco.

Infatti il sistema da sogno per qualsiasi scienziato biologico e' di riuscire ad essere finanziati da HHMI che riesce ad essere diametricalmente diverso dal sistema dei grant NIH/SNF e allo stesso tempo mantenere livelli di eccellenza che nessuno al mondo riesce ad equiparare.

Fare ricerca e' un'attivita' rischiosa. Il concetto stesso di tenure esiste perche' da la possibilita' di imbarcarsi in progetti rischiosi (oltre alla liberta' di espressione, ovviamente). Far pesare il 100% dell'introito economico di un ricercatore su grant rinnovabili e' un ossimoro.

Condivido il commento di Giorgio. Inoltre, non mi e' chiaro che fine farebbe la figura del post-doc, che "qualche volta" e' colui che fa veramente ricerca.

Se il PI non capisce la differenza fra ricercatore (i.e., colui che fa ricerca) e project manager (i.e., colui che scrive project proposal e assume i post-doc), non fara' altro che aggiungere il proprio nome alla lista degli autori. A quel punto, basta avere tonnellate di post-doc che scrivono articoli (e PhD student, che bene o male un articolo l'anno lo scrivono) ed il gioco e' fatto!, e questo nel caso in cui il PI operi in "buona fede". 

Anch'io condivido il commento di Giorgio Gilestro. In ambito biomedico la divisione del lavoro tra chi procura i soldi e chi svolge effettivamente ricerca, con i meriti che vanno ai primi, è aggravata dalla discriminazione tra "MD" e non "MD" : il capo, alla fine, anche se non capisce niente è quasi sempre un "MD". Purtroppo stiamo velocemente imitando questi aspetti negativi della ricerca biomedica degli SU. Aggiungo pero' che la mia impressione (il dr. Gilestro conferma?) è che gli standard minimi delle "grant" dello NIH siano piuttosto bassi (più alti invece quelli della NSF). E' per questo che i professori di medicina negli SU hanno rinunciato alla "tenure" legando i loro stipendi alle generosissime "grant", in gran parte provenienti dallo NIH. Forse arriveremo anche noi ad una situazione simile. Potrebbe essere, ad esempio, che i molti soldi ora impiegati in Italia per la fisica delle alte energie (in gran parte INFN-CERN) vengano nel giro di qualche decennio dirottati sulla ricerca biomedica, più vicina alla "gente". Per fortuna la matematica è una scienza povera e potrà continuare ad esistere, e, se siamo bravi, a prosperare.

Il tuo amico studioso di latino ora vive di queste numerose e frequenti consulenze vero?