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Il secondo incubo del barone

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Ma no, che poretti, figurati.

Del mondo anglosassone conosco lo UK. Il salario medio di un lecturer appena assunto non e' 1500 sterline ma circa 2000 (cambia un poco a seconda dell'universita'). Una bella differenza rispetto alle 1500, per non parlare delle 1200 (con 2000 sterline puoi mantenere la tua famiglia -coniuge incluso, con qualche sforzo- e permetterti un mutuo sulla casa; con 1200, puoi garantirle uno standard di vita da working class). 

Da qui http://www.prospects.ac.uk/p/types_of_job/higher_education_lecturer_salary.jsp: "Salaries for higher education (HE) lecturers range from £30,500 - £40,000+ (salary data collected June 2009)." e qui http://www.prospects.ac.uk/p/types_of_job/secondary_school_teacher_salary.jsp: "Newly qualified teachers (NQTs) in England, Wales and Northern Ireland start on the main salary scale, which rises incrementally from £20,627 to £30,148 (salary data collected Nov 2008)."

Tolto grosso modo il 25% di tasse e scegliendo come rappresentativa la cifra piu' bassa hai 1906.25 sterline nette al mese per il lecturer: conta pero' che riesci a strappare qualcosa di piu' quando cominci se hai un po' di postdoc alle spalle. Per il teacher all'entrata sono 1289.75 sterline nette. Per me, di nuovo, e' una grossa differenza.

Se poi in USA e Canada le cose sono molto diverse, sono felice di impararlo: vuol dire tra l'altro che il "mondo anglosassone" non e' quel blocco uniforme che sembra qualche volta.

 

 

Franco M., penso che varrebbe comunque la pena di formarsi per avere un fisso pari a quello di un prof di scuola media perché:

1. Ogni professore può contrattare sulla parte variabile e aumentare il suo stipendio rispetto al fisso iniziale

2. Ci sono prospettive di crescita: l'idea è che se tu pensi di essere bravo abbastanza da avere una carriera soddisfacente, allora il tuo stipendio salirà. Perciò i soldi che farai da prof universitario nell'arco della tua carriera saranno molti di più di quelli che farai da prof di scuola media, visto che in quel caso il tuo stipendio aumenterà di meno

Quanto agli stipendi inglesi che riporti: i dati riguardano solo lo stipendio fisso o il fisso+variabile?

Infine una domanda per Giovanni: dare stipendio variabile è molto costoso, perché è tassato all'aliquota massima. Per questo forse conviene aumentare un pò il fisso ogni tanto, in modo da risparmiare sulle tasse.

Michele,

non si tratta di una scelta fatta a un certo punto della tua vita tra due professioni altrettanto (poco) remunerative, di cui una promette prospettive di crescita molto maggiori. Ero sbigottito al pensiero di uno che conquista un posto da professore (a che eta', facciamo almeno 35-40 anni?) e si trova a guadagnare (di base, certo) quel che avrebbe guadagnato, non ora, ma almeno 10-15 anni prima se avesse scelto di fare l'insegnante alle medie. I suoi 10-15 anni di formazione l'hanno addirittura mandato indietro nel tempo: non mi sembra veramente accettabile.

Mi chiedi se gli stipendi inglesi riportano solo il fisso o il fisso+variabile. Ok, e' imbarazzante: non capisco di cosa stai parlando (sara' perche' non ho mai avuto un posto fisso in vita mia?) ma se riformuli la domanda forse sono in grado di rispondere.

Dunque, dunque: sembra che alla fine lo schemino un po' provocatorio di Giovanni Federico (GF) non sia proprio così inconcepibile. Lo si vede dai numeri che metti tu stesso e che infatti confermano la correttezza della sua ipotesi.

Anzitutto, l'idea è che l'assoluto minimo (ovviamente punitivo/dissuasivo) per il professore universitario che non fa nient'altro che insegnare sia più o meno il salario di un professore di liceo, del suo paese. Quindi i 1200 euro si giustificano con riferimento all'Italia, dove al netto e per 13 mensilità la cifrà è forse un po' sotto la media ma più o meno giusta. Fai 1400 e non sbagli. Ovviamente in UK, dove reddito e stipendi sono maggiori, la cifra di riferimento sarà maggiore.

Secondo i tuoi dati, lo stipendio netto, all'entrata, di un insegnante di scuola superiore è di 1300 sterline. Saresti disposto a darmi 1500 di media? Bene, se me lo dai vedrai che più o meno ci siamo (altrimenti va bene lo stesso, per 200 sterline al mese non mi sembra il caso d'impiccarsi). Il salario d'entrata del lecturer è di 1900 sterline, ossia 400 di più (600 da minimo a minimo). Una distanza non abissale. Il lecturer è, per ipotesi, uno con poche pubblicazioni: l'idea essendo che nel sistema inglese avanzi solo se pubblichi, quindi i maggiori stipendi ricevuti da readers e professors sono spiegati con il fatto che pubblicano e danno prestigio all'università. Il fatto che guadagnino più di 1900 sterline al mese è quindi spiegato dal meccanismo che descrive GF. Se non fai altro che insegnare, invece, rimani al palo: conosco parecchi che sono tutt'ora lecturers, 20 anni dopo esser stati assunti ...

Se poi conti che il lecturer appena assunto, almeno nel mio field, qualche pubblicazione o qualche paper pubblicabile deve avercelo, siamo giusto nel caso che ha in mente GF: 1300-1550 di base e un 400-600 sterline di "variabile" perché provi di avere un po' di ricerca fatta. Insomma, l'intera cosa è molto meno assurda di quanto tu volessi farla sembrare e sembra spiegare la logica di fondo del sistema UK.

Negli USA, come ho già detto, è proprio così: un lecturer in una materia umanistica, che non faccia ricerca ed insegni solo, guadagna tra i $40K ed i $90K, a seconda delle discipline. Ed insegna 6 corsi di 30-45 ore l'uno, in un anno. Lo stipendio di un professore di high school si muove nello stesso intervallo, forse un pelo di più per i "principals" (direttori) o per persone molto richieste e con particolari qualificazioni, forse addirittura meno per materie molto poco richieste.

Insomma, vedi che non c'è nulla da stupirsi e che, se il sistema di compensazione anglosassone ti convince, sei anche tu d'accordo con GF.

Infine, sul fatto che sia assurdo (come sembri insistere anche nel commento seguente) offrire ad un professore universitario lo stipendio di un professore di liceo, mi permetto di dissentire. Non sembri cogliere il punto della proposta, infatti.

GF propone i 1200 come stipendio "garantito" per quelli che, arrivati all'università, scoprono che ricerca proprio non la sanno fare ed insegnano solo, nient'altro, assolutamente nient'altro. Costoro hanno sempre l'opzione di andarsene alla media superiore, a fare lo stesso lavoro: i titoli ce li hanno di certo. Li' possono guadagnare addirittura un pelo di più. Se rimangono all'università è perché il carico docente è minore, il prestigio maggiore e c'è il tempo per fare la libera professione, che rende. Se se ne vanno niente di male: verranno rimpiazzati da giovani che vogliono provare a fare ricerca.

Ovviamente, nello schema di GF, se fai ricerca il meccanismo ti fa guadagnare di più, molto di più, perché i dipartimenti competono per assumerti. Quindi l'esempio di uno che a 35-40 anni inizia la carriera accademica - (!) qui mi vengono delle battute cattive: ti rendi conto quanto distorce la prospettiva essere nel sistema italiano? Nel resto del mondo la carriera accademica si inizia dieci (10) anni prima!! - e che viene pagato come un professore di liceo che ha iniziato a lavorare 15 anni prima non regge.

Nella realtà di un sistema che funziona la differenza è di 4/6 anni tra l'inizio di una professione e l'altra. Nel caso della persona che sceglie la carriera accademica, quegli anni addizionali di investimento nel dottorato vengono compensati dalla prospettiva di guadagnare, in valore atteso, BEN DI PIU' di 1200 euro! Basta che tu faccia ricerca e lavori, ossia che tu faccia quello per cui sei stato assunto! Se, invece, una persona entra in accademia con l'idea che non farà mai ricerca, allora quei 1200 euro sono già troppi perché questa persona o è tonta o è un cialtrone ... non ti pare?

 

 

Una cosa non la capisco.

Dici "GF propone i 1200 come stipendio "garantito" per quelli che, arrivati all'università, scoprono che ricerca proprio non la sanno fare ed insegnano solo, nient'altro, assolutamente nient'altro."

Sembra dipenda da una scelta del singolo. Immagino che l'università abbia qualche voce in capitolo nello stabilire se vuole uno che insegni e basta o uno che faccia anche e soprattutto ricerca. Non riesco a capire questa parte. Sembra quasi che uno entri nell'università, stabilisca a quale livello posizionarsi in merito alla ricerca come se l'università non avesse (dovesse avere) voce in capitolo su questo punto.

 Vediamo di capire il punto essenziale della proposta. L'università ha tanti più fondi quanto più i docenti fanno ricerca e pubblicano "bene" (relativamente alle altre università italiane). E' dunque interesse di TUTTI i docenti  che i propri colleghi lavorino - in inglese si chiama peer pressure. Ipotizziamo ci siano dieci docenti di Fisica, che devono presentare collettivamente cinquanta articoli: se uno di loro non pubblica, o pubblica cose impresentabili, gli altri nove devono pubblicare non 5, ma 5.56 articoli a testa. Quindi è abbastanza ovvio che gli altri chiedano all'incompetente almeno di insegnare di più, lasciando  loro più tempo per la ricerca. In questo modo l'incompetente potrebbe avere un extra sulla didattica. Se poi uno non sa fare ricerca e non vuole insegnare oltre le 90 ore minime e non vuole neppure fare amministrazione - allora è giusto che prenda pochissimo. O è ricco di famiglia o è un eremita o ha altri redditi (il caso dei puri professionisti).

Non capisco la distinzione fra fisso e variabile dal punto di vista fiscale. Si tratta sempre di stipendio e quindi è tassato all'aliquota marginale corrispondente all'imponibile totale

Altro punto: la parte variabile è stabilita da un contratto fra l'università ed il docente. Nulla vieta di stipulare un contratto ventennale ricchissimo senza alcuna clausola rescissoria con un genio che "garantisce" ex ante cinque articoli su Nature l'anno per venti anni. Il problema è che in questo modo l'università si assume tutti i rischi se il docente non mantiene la promessa.

Ultimo punto. Giusto oggi è uscita una indagine Eurispes sui redditi lordi da lavoro dipendente. Quelli inglesi sono il 30%-40% superiori a quelli italiani. Non molto distanti dalla proporzione fra lecturer e professore al minimo secondo la proposta

 

La mia ignoranza mi portava a pensare che se in un posto dove devi far ricerca non fai ricerca, nelle società "meritocratiche", vieni cacciato. Scopro invece che non è così.

Non ci faccia caso, caro Josef K, per certa gente il concetto di "dovere" è qualcosa per bambini, e forse per bamboccioni, ma non per le persone adulte. Quelle, si sa, pensano al denaro, all'interesse, e forse alle daddario sparse qua e là.

Io cerco sempre di spiegare il concetto di dovere, di obbligo, a partire dai contratti: lì forse c'è un terreno in cui anche gli economisti "dovrebbero" avere le orecchie drizzate.

RR

 Lei perde tempo. La speranza che i professori italiani possano  cambiare pratiche accademiche ormai in uso da decenni a seguito delle Sue prediche dimostra solo la sua totale ignoranza della realtà dell'università italiana, oltre che la Sua arroganza.

Non si agiti, io sono interessato solo alle Prediche Utili, non a quelle Inutili. Che non sono mie, beninteso, ma che ho riunito per convenienza in una pagina web che ho uora uora denominato, in Suo onore, "La pagina delle Prediche Utili".

RR

Un bello spreco di soldi pubblici per creare posti per burocrati e ricercatori falliti

Cosa, l'ANVUR? Non cominci di nuovo a fare così, che tolgo il meta-title della pagina che avevo appena creato in Suo onore - anzi l'ho già fatto, e l'ho schiaffato in carattere piccolo giù in basso.

Adesso capisco come fanno le valutazioni gli economisti: definiscono delle Quantità che descrivono, secondo loro, alcune caratteristiche della realtà, e ci fanno sopra delle "cosiddette" misure che poi mettono in grafici, che pubblicano nei loro articoli. L'aura di scientificità che ne deriva è assicurata. Vedi però cosa potrebbe capitare se si va a grattare un po' sotto, anzi sopra, il grafico. Meglio rifletterci un po' a margine...

RR

"Includere un grafico del genere in un qualsiasi lavoro di fisica porterebbe alla immediata "rejection" dell'articolo, ma si sa che non tutte le discipline hanno gli stessi criteri. "

confondere lavoce.info per econometrica credo riveli parecchio bene quanto l'autore sappia di economics.

 

Sembra una gara al ribasso, ed io consiglierei di lasciar stare: tempo perso.

Da un lato i due bloggers in questione sembrano preda dell'oramai diffuso e noioso vizietto tremontiano di parlar male degli economisti in quanto "gruppo" senza provare a ragionare sulle questioni specifiche da essi poste. È roba vecchia e noiosa, diffusa specialmente fra gli scienziati naturali che si occupano d'economia e questioni socio-politiche per diletto personale ... è storia già vista: quando li forzi a confrontarsi con i dati veri, fanno quasi sempre pessima figura (vedere alle voci "SFI" ed "Econophysics", se curiosi). Anche in questo caso, se leggi il dibattito che segue il post ne trovi immediata conferma: "Rufo" ed "oca sapiens" costringono Zapperi a rimangiarsi l'affermazione iniziale. Quest'ultimo conclude con un "Comunque p-value o meno, quel grafico a me non convince." che palesa solo le sue priors personali ed una metodologia di analisi che te la raccomando!

Dall'altro, l'articolo originale di Aghion et al è abbastanza deboluccio, diciamocelo. Se quelli fossero gli standards di analisi quantitativa degli economisti, farebbero bene a darci tutti delle gran botte sul naso. Non ho capito bene perché Andreu l'abbia firmato: sostiene una tesi corretta ma parziale e lo fa in modo troppo semplificatorio, finendo per indebolirla. Se l'obiettivo è argomentare che autonomia gestionale e concorrenza per risorse scarse sono condizioni che favoriscono la qualità della ricerca/istruzione universitaria, credo lo si possa fare in maniera molto più convincente. Ma forse gli autori erano tutti troppo occupati per dedicare molte ore ad un articolo per Economic Policy ... e ne è uscita quella cosa lì.

Michele, spero fosse implicitamente ironica l'affermazione che gli "scienziati naturali" in quanto gruppo

quando li forzi a confrontarsi con i dati veri, fanno quasi sempre pessima figura

subito dopo esserti lamentato che parlano male degli economisti in quanto "gruppo" :)

 

La mia impressione e' che ci siano ambiti di ricerca poco rigorosi in tutte le discipline, dalla fisica alla biologia fino all'economia e alla sociologia e via dicendo. In particolare l'econofisica e una serie di mode affini (nate sull'onda dell'entusiasmo per i "sistemi complessi") tendono ad avere IMHO un livello di rigore molto basso e un atteggiamento spesso poco serio verso i dati sperimentali. Non le prenderei come esempio dell'approccio dei fisici piu' di quanto prenderei il lavoro di Aghion come esempio dell'approccio degli economisti...

 

(Per inciso, mi pare che Zapperi non se la prenda con gli economisti in quanto tali ma con la qualita' di alcune analisi il cui "risultato [...] si trasformia a volte in politiche di cui tutti subiamo le conseguenze". A me pare una preoccupazione legittima, nonche' un incentivo a conoscere meglio l'economia: si teme sempre cio' che non si conosce. A volte poi, quando si impara a conoscere, si teme ancora di piu'...)

Renzino, se capisco bene tu sei un fisico. Ma dove trovi il tempo per fare ricerca in fisica (o anche solo per studiarla) con tutto il tempo che passi ad occuparti di valutazione della ricerca (che, immagino, non rientri in nessun campo della fisica)?

vabbè, ma non si può dare dell'ignorante al prossimo ogni volta che esprime un parere in dissenso!

No, guarda che io non intendevo dare dell'ignorante a Renzino. Nel modo più assoluto. Sono semplicemente stupito del fatto che dedichi tanto tempo ad un argomento (la valutazione della ricerca) cosi lontano dalla fisica, che credo sia il suo campo di studi. Era solo curiosità senza alcuna accusa di ignoranza.

vabbè, ma non si può dare dell'ignorante al prossimo ogni volta che esprime un parere in dissenso!

Dunque, dunque: sembra che alla fine lo schemino un po' provocatorio di Giovanni Federico (GF) non sia proprio così inconcepibile. Lo si vede dai numeri che metti tu stesso e che infatti confermano la correttezza della sua ipotesi.

Sono costretto a contraddire questo e altre cose scritte qui.

Anzitutto, l'idea è che l'assoluto minimo (ovviamente punitivo/dissuasivo) per il professore universitario che non fa nient'altro che insegnare sia più o meno il salario di un professore di liceo, del suo paese. [...] Secondo i tuoi dati, lo stipendio netto, all'entrata, di un insegnante di scuola superiore è di 1300 sterline. Saresti disposto a darmi 1500 di media? Bene, se me lo dai vedrai che più o meno ci siamo (altrimenti va bene lo stesso, per 200 sterline al mese non mi sembra il caso d'impiccarsi). Il salario d'entrata del lecturer è di 1900 sterline, ossia 400 di più (600 da minimo a minimo). Una distanza non abissale.

Si', io resterei al confronto tra minimo e minimo, per correttezza (si trattava dello stipendio dei "professori di scuola media inferiore", non di liceo, ma so che non differiscono granche'). La distanza "non abissale" di 600 sterline da minimo a minimo e' quasi il 50% in piu'. Se il salario d'entrata di un professore e' il 50% in piu' di uno di scuola media inferiore, mi va gia' molto meglio (ed e' sostanzialmente molto differente). Ma so che questo dipende dalla "parte variabile" di cui parli sotto.

[...] l'idea essendo che nel sistema inglese avanzi solo se pubblichi, quindi i maggiori stipendi ricevuti da readers e professors sono spiegati con il fatto che pubblicano e danno prestigio all'università. Il fatto che guadagnino più di 1900 sterline al mese è quindi spiegato dal meccanismo che descrive GF.

Qui non bisogna fare confusione tra avanzamento di carriera e aumento di stipendio. Riassumo: i gradi della carriera accademica in Inghilterra, sono 1) Lecturer (=assistant professor) 2)Senior Lecturer (=associate professor) 3) Reader (curioso grado, piu' o meno significa "ancora un po' e diventi professore!") 4) Professor (=full professor, professore ordinario).
Ora, una volta che sei entrato come lecturer, e finche' resti lecturer, il tuo aumento di salario non dipende dalla tua performance: c'e la pay spine: http://www.brookes.ac.uk/services/hr/reward/salary_scale.html: ovvero, ci sono scatti annuali automatici di stipendio. Puoi pubblicare ad altissimo livello, puoi pubblicare quasi niente, sempre lo stesso aumento ti danno. Quindi cio' che trovi scritto nell'incubo, art. 4

hanno diritto ad uno stipendio [...] senza scatti di anzianità

e' tutto diverso da quel che succede in UK.
Solo dopo 10-15 anni raggiungi un tetto e gli scatti si fermano (a quel punto sei probabilmente diventato Senior Lecturer, la transizione in genere non e' automatica ma neppure difficilissima). Dopodiche', diventare Professor (o Reader, va be') ed accedere a livelli salariali piu' alti ancora e' difficile, e richiede che tu ti sia dimostrato veramente competitivo nella ricerca.
Quindi, dicevi: "Avanzi solo se pubblichi". Risposta: si', se significa promozione a ruoli superiori. No, se significa (come facevi intendere, mi pare) nessun aumento di stipendio se non pubblichi.

Se non fai altro che insegnare, invece, rimani al palo: conosco parecchi che sono tutt'ora lecturers, 20 anni dopo esser stati assunti ...

Qui si rischia davvero di dare un'impressione ingiusta e sbagliata. La maggioranza degli accademici in Inghilterra rimane lecturer per tutta la vita, e ti diro' di piu': deve essere cosi'. Se il sistema funziona, non tutti possono fare carriera, e i posti piu' importanti (i Professor) e' meglio che siano pochi, altrimenti si arriva all'ingorgo di professori ordinari che c'e' in Italia.
Ma essere rimasti Lecturer a vita non significa essere cattivi ricercatori, o peggio ancora insegnare e basta (quelli che conosco lavorano assai e pubblicano bene, e tuttavia solo pochi di loro diventeranno Professor). Significa che i posti da Reader o Professor sono pochi, e se li prende qualcuno piu' bravo ancora. Essendoci competitivita', c'e' una grossa componente di rischio nella carriera, e gli scatti d'anzianita' servono anche a coprirla.

Se poi conti che il lecturer appena assunto, almeno nel mio field, qualche pubblicazione o qualche paper pubblicabile deve avercelo, siamo giusto nel  caso che ha in mente GF: 1300-1550 di base e un 400-600 sterline di "variabile" perché provi di avere un po' di ricerca fatta. Insomma, l'intera cosa è molto meno assurda di quanto tu volessi farla sembrare e sembra spiegare la logica di fondo del sistema UK.

Quindi: da un lato abbiamo 1900 pound di base con il requisito di aver pubblicato qualcosa; dall'altra 1300 pound di base con 600 di variabile se hai anche pubblicato qualcosa. La cosa non sembra piu' o meno assurda: sembra semplicemente del tutto diversa.

Insomma, l'intera cosa è molto meno assurda di quanto tu volessi farla sembrare e sembra spiegare la logica di fondo del sistema UK.

Direi che non spiega la logica di fondo. Riassumendo, la carriera in UK e' fatta di pochi grossi avanzamenti (Lecturer-Reader-Professor), che dipendono in modo cruciale dalla tua performance scientifica, a cui si sovrappongono piccoli, costanti aumenti di stipendio che dipendono solamente dalla tua anzianita'.
Il punto e' che in UK il sistema accademico e' molto meno un "libero mercato" che -per quel che so-in USA o Canada. Qui lo stipendio e' un'arma spuntata. Il tuo potere contrattuale con l'universita' che ti assume (e quello dell'universita' con te) e' piccolo. Una volta che il tuo ruolo d'entrata e' stabilito (Lecturer, Reader ecc.), il tuo stipendio e' pochissimo negoziabile, si gioca su pochi punti in piu' o in meno nella Pay Spine. E i salari in linea di massima sono fissati a livello nazionale. Un Professor superstar prende lo stesso che un Professor bravo (poi puo' aumentarsi il salario prendendosi incarichi amministrativi importanti, ma questa e' un'altra storia).

Quindi l'esempio di uno che a 35-40 anni inizia la carriera accademica - (!) qui mi vengono delle battute cattive: ti rendi conto quanto distorce la prospettiva essere nel sistema italiano? Nel resto del mondo la carriera accademica si inizia dieci (10) anni prima!! - e che viene pagato come un professore di liceo che ha iniziato a lavorare 15 anni prima non regge. [...] Nella realtà di un sistema che funziona la differenza è di 4/6 anni tra l'inizio di una professione e l'altra.

Stai facendo coincidere l'inizio della carriera accademica (inteso come assunzione a un posto permanente da professore) con la fine del dottorato? Veramente in economia il periodo di postdoc dura poco o nulla e subito diventi assistant professor (giuro, non so nulla di quella carriera)? In questo caso la differenza tra discipline pesa veramente tanto.
Vediamo la cosa dalla prospettiva inglese (non so perche', hai dimenticato che io non sono nel "sistema italiano"). In UK si entra all'universita' a 18 anni, ci si laurea a 21, nel caso di molte scienze "dure" sei costretto a un anno supplementare ed esci a 22. Segue un dottorato, che viene concluso idealmente a 25 anni, in media a 26-27.
Da qui cominciano i postdoc. Ora, nel sistema inglese il periodo di "postdoctoral training", prima che uno riesca a prendere un posto da Lecturer, e' tipicamente lungo. Anche molto lungo. Per dire: io lavoro in un Dipartimento biologico, e qui 5 anni di postdoc sono praticamente il minimo. Conosco non poche persone che si avviano verso i 10 (per chiarezza: si tratta di gente brava).
E' difficile trovare dati al proposito, ci sono riuscito solo per Fisica: http://www.iop.org/activity/policy/Publications/file_38783.pdf.
In questo caso l'eta' media del Lecturer neoassunto e' di 34 anni. Posso concedere che Fisica e' tipicamente sulla destra dello spettro per la durata dei postdoc. Comunque: se un fisico inglese viene assunto in media a 34 anni avendo finito l'universita' a 22, fanno 12 anni di differenza. Un bravo fisico italiano attualmente si laurea a 24, sommane 12 e ne avrai 36. Quindi no, non era peregrino il mio "35-40 anni", purtroppo.

Insomma, vedi che non c'è nulla da stupirsi e che, se il sistema di compensazione anglosassone ti convince, sei anche tu d'accordo con GF.

Il fatto e' che non e' vero che "tutto il mondo e' paese" nei sistemi anglosassoni. Quello universitario inglese non e' identico a quello americano o canadese (tra l'altro ti ringrazio per i dati sugli Stati Uniti che non conoscevo). Poi puo' piacerti di meno: anche molti ricercatori inglesi preferirebbero un sistema americano. Ma non si puo' negare che sono diversi.

 

Grazie per le informazioni sul sistema universitario inglese.

ci sono scatti annuali automatici di stipendio

Ho dato un'occhiata alla tabella ma non ho capito molto.  Sapresti dire di quanto aumenta in un anno il salario lordo, e qual'e' il rapporto tra salario lordo alla massima anzianita' rispetto all'inizio?

La maggioranza degli accademici in Inghilterra rimane lecturer per tutta la vita, e ti diro' di piu': deve essere cosi'. Se il sistema funziona, non tutti possono fare carriera, e i posti piu' importanti (i Professor) e' meglio che siano pochi,

La tua affermazione ha una logica nel sistema UK in quanto sistema accademico statale minuziosamente regolato per gli stipendi. In sistemi diversi ci possono essere del tutto ragionevolmente prassi molto diverse, per es. nel sistema USA la maggior parte degli assistant professor arriva a full professor, pero' poi ci sono delle differenze salariali non trascurabili tra full professor, sia nello stesso Dipartimento, sia tra medie di Dipartimenti di diversi Atenei.

Per capire di piu' il sistema inglese: con quali modalita' avvengono le progressioni di carriera da lecturer in poi? Si tratta di progressioni prevalentemente interne opppure con cambio di Ateneo?

In effetti il sistema delle retribuzioni dei docenti universitari inglesi fino all'inizio dehli anni novanta era molto simile a quello italiano: stipendi basati su qualifica e anzianità, con l'anzianità prevalente sulla qualifica. Erano diverse le proporzioni tra le diverse qualifiche: i professor una piccola minoranza, i lecturer una grossa maggioranza. In concomitanza all'inizio dei RAE sono stati liberalizzati gli stipendi dei "professor" (che sono anche aumentati in numero). Mi sembra però che per le altre qualifiche tutto sia restato come prima. Io credo che questo sia un buon compromesso (uno dei tanti legati ai RAE) perché mette sotto pressione solo i sedicenti "eccellenti", quelli che saranno presentati ai RAE per ottenere un punteggio alto. Chi ritiene più importante inseguire nella ricerca il proprio estro e la propria curiosità anziché la promozione a "eccellenza" puo' continuare a lavorare come prima.   

Vedremo come butta il prossimo esercizio di Valutazione Quinquennale della Ricerca 2004-2008, che pare ai nastri di partenza. Questa sorta di operazione X, o momento X, che in ispecie gli economisti italiani scrivono trattarsi di uno strumento di rigenerazione, va ora ad usare in modo esplicito la bibliometria, come da essi richiesto. Bisognerà vedere in che forma e con che cornice di sistema. Da notare il fatto che sia il Presidente del CIVR Cuccurullo che il Presidente del CUN Lenzi sono medici, quindi si applica il discorso interpretativo avanzato più volte dal Professor Figà-Talamanca sulla rilevanza culturale che in questa area ha l'isomorfismo impatto=indici bibliometrici=qualità.

Per il resto d'Europa rimane in ogni caso di riferimento (in materia di valutazione comparativa) il RAE, o REF, e le analisi condotte attorno ad esso, o studi come il recente rapporto di un Gruppo di esperti sulla valutazione della ricerca universitaria riunito dalla Commissione Europea.

RR