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Il ritorno di Veltroni

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Cioè, prima di toglierci Veltroni dalle palle, dobbiamo aspettare che qualcuno lo elegga Presidente del Consiglio ? E per due volte !!

Scherzo ;-)! Ho capito cosa intendevi, ma il sistema è molto semplice. Non serve inventarsi nuove regole cervellotiche all'italiana. Lo spiega Marcello Urbani commentando l'articolo "la linea di sabbia" :

Levarseli dai coglioni è facilissimo: basta non votarli.Aveva tragicamente ragione Montanelli, ce li teniamo perchè (come popolo) non siamo migliori di loro.

Quello che ha detto Marcello va bene fino a un certo punto: se sono solo io che non li voto, ma gli altri sì, allora non serve a niente.

Per questo direi "basta non votarli e convincere anche gli altri a non farlo".

La seconda parte è più difficile, proprio perché la gente ti parla del meno peggio e cose del genere.

E' proprio quello il punto.Di italiani con abbastanza senso civico (e/o buonsenso) da sbarazzarsi di tutta 'sta marmaglia e non campano di soldi pubblici ce ne sono a frotte.Ad occhio direi tra il 10 ed il 30% del totale, ma credo più vicino al 10: che facciamo, la dittatura degli illuminati? Mettiam su un' esercito rivoluzionario?

Al grosso della gente questi van benone, a volte perchè tifano la loro squadra (mica solo gli ultras, ci sono pure quelli che votano "il loro figlio di puttana"), altre perchè gli pagan la pagnotta, altre ancora perchè non si impicciano nei loro intrallazzi.In grandissima parte nemmeno si accorgono di che razza di pagliacci sono.

No, niente dittatura degli illuminati o rivoluzione!

Bisogna vincere seguendo le regole del gioco. Credo che fare un blackout della democrazia sia peggio che governare male. Anche se uno cerca di convincersi che sarà una cosa temporanea. Il fine non giustifica i mezzi!

In democrazia, anzi, il rispetto delle procedure è importante. Se le procedure non vanno bene (e.g. la legge elettorale), si possono cambiare, secondo le regole che ci sono già.

Sono d'accordo con Corrado che bisogna mettersi lì con la santa pazienza e cercare di spiegare agli altri cosa c'èe che non va e come le cose potrebbero andare meglio. E' un lavoraccio. Se, però, non lo facciamo, le cose non miglioreranno da sole.

Sono anche d'accordo con massimo: la regola del "non può essere peggio di" non funziona. Dei politici che hanno governato male non dovrebbero essere rivotati, piuttosto votate un partito da 0,4%, che non ha governanti. I partiti devono vedere che se presentano degli impresentabili e governano male, gli elettori li bastonano.

Siamo d'accordo su tutta la linea.Visto che il 70% almeno degli italiani non è d'accordo, non resta che cercare di convincerli.Siam qui per quello, consapevoli che sarebbe una battaglia persa anche se ci leggessero.

 

Per questo direi "basta non votarli e convincere anche gli altri a non farlo".

La seconda parte è più difficile, proprio perché la gente ti parla del meno peggio e cose del genere.

Ovviamente !

Ma, se alla maggioranza degli italiani piace una certa situazione, non saranno certo delle leggine facilmente aggirabili (cfr Sindaco di Treviso) a cambiarla. L'unica strada è cercare di spiegare alla maggioranza, dati alla mano,  perchè certi politici (o meglio, un certo modo di intendere la politica) siano deleteri. Credo sia uno dei motivi per cui i redattori di nfA investono il loro tempo in questo blog.

Purtroppo non è un'impresa semplice, perchè il livello della discussione politica in Italia è stato trascinato, da anni, al livello delle discussioni calcistiche da bar (ma è meno tecnico di quelle :D).

PS

Purtroppo, in questi giorni, mi capita di abbattermi molto sia di fronte alla capacità dei nostri connazionali di ridurre tutto a discussioni polemiche ("destra" contro "sinistra", vedi alcuni commenti all'articolo di Boldrin sugli eroi) sia, anzi soprattutto,  per la tendenza a fare dibattiti senza analizzare uno straccio di dato oggettivo. Questo succede non solo per argomenti "complicati" (la politica economica del governo o l'operato di Brunetta) ma anche per stupidate, esempio dal Corriere on line: su 70 commenti alla notizia dell' introduzione dei dialetti, al Festival di Sanremo, solo in 3 hanno fatto notare che al Festival si è sempre potuto cantare in dialetto (napoletano, sardo e anca venesian).

 

In effetti è ancora più difficile: poichè alla fine qualcuno deve governare bisogna

a) non votare gli zombie

b) persuadere gli altri a non votarli

c) votare, e persuadere gli altri a votare per qualcun altro.

Questo implica per prima cosa persuadere se stessi che il "qualcun altro" è meglio (o meno peggio) degli zombie e poi cercare di persuadere gli altri della stessa cosa. Implica anche mettere sul piatto la propria personale credibilità, correndo un elevato rischio che il "qualcun altro" in questione deluda le nostre aspettative, rivelandosi peggiore (o non migliore) degli zombie che dovrebbe sostituire.

Siccome in gioventù ho fatto politica, vi metto in guardia contro fallacies del tipo "tanto peggio di ... non puó essere: quindi sarà sicuramente meglio". Non c'è limite al peggio.

Grazie del consiglio. E' chiaro: non è facile (ed il porcellum non aiuta), ma non c'è alternativa.

Io non ho "il qualcun altro" da proporre, al momento nessun partito sembra interessato realmente a quello che mi interessa (es. laicità,liberismo). Però, lo avessi, lo sosterrei con convinzione. Se mi delude? Amen lo cambio. E' politica non tifo calcistico. Se sbaglio imparero dai miei errori. La prossima volta sbagliero meglio!

Nel caso in oggetto (VW) il fallimento e la "zombitudine" sono oggettivi ed i suoi sostenitori dovrebbero prenderne atto e cercarsi qualcun altro, a meno di non ammettere, prima di tutto con se stessi, che a loro va bene cosi (come sostiene marcello).

 

Dimenticavo. Una volta mio nonno mi disse che in qualche caso alcuni politici mentono: per esempio si dichiarano profondamente liberisti e strenui difensori della laicità e invece agiscono in modo statalista e clericale.

Allore che si fa quando uno di questi dice: "bisogna ridurre il ruolo dello Stato"?

Si applaude, sperando che "questa volta è differente"?

Si emette una tonitruante pernacchia?

Ci si volta per non farsi vedere e si piange sommessamente?

A me risulta (crf. http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_politico_degli_Stati_Uniti) che negli USA si abbia sì il diritto di voto a 18 anni, ma per esercitarlo occorra un atto volontario, cioè andarsi a registrare come elettore. Non sono riuscita a capire se occorre farlo ogni volta o una volta per tutte, ma mi sembra un'idea interessante. Mi sa che tanta gente che vota zombies forse si risparmierebbe volentieri la fatica di registrarsi.

Quelli tra voi che risiedono oltre oceano che ne dicono?

Le regole per la registrazione al voto variano da Stato a Stato; tipicamente la registrazione dura alcuni anni. Anche il modo in cui ci si può registrare varia per difficoltà da Stato a Stato. Nello Stato di New York è abbastanza facile,  lo puoi fare al DMV (l'ufficio motorizzazione dove vai a rinnovare la patente).

Ovviamente l'obbligo di registrazione riduce l'affluenza alle urne, così come il fatto che si voti tipicamnte in un solo giorno feriale. È noto che la partecipazione al voto negli USA è più alta per i vecchi che per i giovani, probabilmente la registrazione gioca un ruolo. La partecipazione al voto cresce anche secondo il livello del reddito e di scolarizzazione.

Io credo che in principio sarebbe bene che in Italia si verificasse una diminuzione della partecipazione al voto. Il problema è che va a votare un sacco di gente che non cambia comunque mai opinione, e la ragione per cui non la cambia è che non riceve alcuna informazione decente sulle vicende politiche.

Far restare a casa i non-informati aiuterebbe, ma onestamente non sono sicuro che questo possa essere ottenuto da riforme che rendono più difficile il voto. Giusto per dare un'idea di cosa può andar storto: se si decide di far votare la gente in giorni feriali c'è il rischio di ridurre la partecipazione proprio di chi lavora ed è più produttivo; se si impone l'obbligo di registrazione e si sfavorisce la partecipazioone dei giovani, poi le spinte a sfondare il bilancio a suon di aumenti pensionistici diventano ancora più forti.

In sostanza, credo che non sia seriamente possibile manipolare in modo virtuoso la partecipazione mediante riforme del processo elettorale. Meglio quindi non perderci tempo.

Va bene, è tutto molto teorico; tanto di riforme elettorali  non vedremo nemmeno l'ombra sotto qualunque dimensione.

In Italia gira ancora la leggenda metropolitana per cui se non voti sei svantaggiato ai concorsi pubblici. Per dire, che tipo di incentivi abbiamo noi.

Beh, ora è una leggenda metropolitana ma nel passato credo proprio fosse così. Dovrei controllare e non vorrei dire una cazzata, però le norme che imponevano di segnalare l'astensione al casellario giudiziario credo siano state abolite solo negli anni 80.

Non che questo precludesse l'impiego pubblico. Semplicemente, quando dovevi presentare il certificato del casellario a un concorso, i commissari venivano a conoscenza delle tue terribili tendenze antisociali.

L'Italia è un paese che si distingue per l'alta percentuale di schede nulle e bianche. Circa il 5% degli aventi diritto di solito si reca al seggio solo per poi non decidere nulla. L'unica spiegazione è che tanta gente ha ancora paura di far vedere che non vota.

E' sempre stata una leggenda metropolitana, ci scommetto una pizza e birra quando passi di qua. Le leggi elettorali in Italia postfascista sono 4: quella del proporzionale del 46, la legge truffa, il mattarellum e il porcellum. Truffa c'aveva solo la truffa; negli anni 80 non c'e' nulla; idem le altre due. Quella del 46 ha soltanto una disposizione che ci va vicino, ed e' quella dell'articolo 84 che recita:

    L'elettore, che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco del comune nelle cui liste elettorali è iscritto, entro quindici giorni dalla scadenza del termine previsto, dal terzultimo comma dell'art. 56, per il deposito dell'estratto delle liste elettorali delle sezioni.
    Il sindaco, valutati i motivi che abbiano impedito l'esercizio del voto, procede alla compilazione dell'elenco degli astenuti, agli effetti del penultimo comma dell'art. 1, escludendone in ogni caso:
    1) i ministri di qualsiasi culto;
    2) i candidati in una circoscrizione diversa da quella nella quale sono iscritti come elettori;
    3) coloro che dimostrino di essersi trovati, per tutto il giorno delle elezioni, in una località distante più di trenta chilometri dal luogo di votazione in conseguenza;
    a) del trasferimento della residenza dopo la compilazione delle liste elettorali del comune in cui sono iscritti;
    b) di obblighi di servizio civile o militare;
    c) di necessità inerenti alla propria professione, arte o mestiere;
    d) di altri gravi motivi;
    4) coloro che siano stati impediti dall'esercitare il diritto di voto da malattia o da altra causa di forza maggiore.
    La pubblicazione dell'elenco nell'albo comunale vale come notificazione personale. Contro l'inclusione nell'elenco degli astenuti, gli interessati possono ricorrere, entro quindici giorni dalla scadenza del termine di pubblicazione, al prefetto, che decide con proprio decreto.
    Contro il decreto del prefetto non è ammesso alcun reclamo nè in via amministrativa, nè in via giurisdizionale.

Il che sembra scritto apposta per spaventare mia nonna e per generare la leggenda metropolitana. Non si parla di iscrizione nel casellario giudiziale ma solo di pubblicazione nell'albo comunale (e ci scommetto i pantaloni che se l'han fatto l'han fatto i primi anni poi si son rotti le scatole che' tanto non serviva a nulla). Io sono sicuro che la maggiorparte degli italiani ancora creda che l'astensione sia in qualche modo punita. Del resto la stessa costituzione dice che il voto e' un "dovere civico" che suona altisonante ma non vuol dire nulla. C'e' sempre stato interesse affinche' i poco informati votassero. Sigh.

 

Aggiungerei che il certificato elettorale, introdotto qualche anno fa, sembra fatto apposta per perpetuare la leggenda (oltre ad essere, a mio avviso, poco rispettoso della "praivasi" dell'elettore)