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Houston abbiamo un problema

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Effettivamente credo di aver esagerato con la sintesi, però non così tanto da meritare un parallelo con Fortebraccio, no, questo per favore no! Per quanto riguarda l'anonimato, non era affatto voluto, deriva semplicemente dalla mia abitudine di usare sempre lo stesso username perché altrimenti me lo dimentico! Ed è uno username che deriva da semplici antiche regole trasparenti in uso tanto tempo fa, quando ho iniziato ad usare i computer: max 8 caratteri, iniziale nome seguita da cognome. Però a ripensarci un pò di anonimato forse non guasta...

Mi scuso ancora ma credevo che i meccanismi di cui parlo fossero ampiamente noti e non degni di troppo spazio, e di conseguenza il risultato è stato quello di essere più criptico che sintetico. A questo punto provo a riformulare e ad articolare meglio sottoforma di ipotesi, anche per evitare azioni giuridiche nei miei confronti...

Poniamo che i cosiddetti manager delle Grandi Società abbiano forti connivenze con i loro fornitori, spesso mascherate formalmente per esempio dall'usanza di un Albo Fornitori che in teoria dovrebbe qualificare le aziende invece che selezionarle secondo meccanismi prestabiliti. A questo punto i contratti, in particolare in assenza di meccanismi di assegnazione trasparenti, potrebbero essere facilmente pilotati dai Responsabili di Progetto verso le Aziende di comodo. Nelle medesime gli stessi Responsabili potrebbero avere interessi più o meno celati, spesso potrebbero essere addirittura esibiti.

Poniamo poi che queste Grandi Società non agiscano in un vero scenario concorrenziale ma falsato da accordi più o meno evidenti, e che quindi il loro fatturato sia comunque grosso modo garantito nel tempo. Poniamo poi che non esista un processo di controllo della qualità della delivery delle commesse, e che dunque le Aziende fornitrici abbiano carta bianca nella definizione delle proprie risorse e dei propri obiettivi di progetto, ferma restando la cifra che percepiranno, anche in caso di totale insuccesso. Ecco che si crea così un'opportunità di drenaggio e di redistribuzione delle plusvalenze non verso gli azionisti ma verso personae gratae.

Se la classe dirigente fosse onesta dovrebbe dedicare le plusvalenze delle Società alla conquista di nuovi mercati o a nuovi progetti, e alla redistribuzione verso i legittimi proprietari, ovvero gli azionisti. Ovvero alla creazione del valore. La teoria mi pare dica che l'AD si dovrebbe fare garante di questo meccanismo. Viceversa la Società in questione appare sui bilanci come fortemente indebitata, o comunque votata ad immobilismo più o meno evidente. Dunque vengono fatti piani di dismissione di persone e beni immobili, le prime massacrate prima psicologicamente e poi finanziariamente, i secondi svenduti a prezzi di comodo ad altre personae gratae.

Poniamo che, secondo calcoli di cui non esponiamo qui la logica per motivi di disclosure, il totale del drenaggio corrisponda (secondo me per difetto!) a una cifra tra il 40 ed il 50% dello spending complessivo delle Grandi Società. Questo, Houston, mi sembra un vero problema.

E' un problema perché:

  • queste cifre non creerebbero opportunità di altro lavoro nelle Aziende fornitrici, perché semplicemente intascate dai manager conniventi delle due parti;
  • spesso potrebbero essere bilanciate da false fatturazioni, e di conseguenza oggetto di evasione fiscale, e quindi ricchezza non solo sottratta ai cittadini ma anche allo Stato;
  • le Grandi Società si indeboliscono, e si potrebbero prestare ad essere oggetto di scalate attraverso l'uso di capitali di dubbia origine.

Tralascio tutta una serie di effetti collaterali che potrebbero apparire noiosi e capziosi, alla Fortebraccio per dirla in breve. Se lo scenario sopra descritto fosse vero il sistema industriale si deteriorerebbe a vista d'occhio, entrando in un circolo vizioso che purtroppo potrebbe avere un tasso di inquinamento inaspettatamente elevato, grazie anche alla connivenza dei media (ricordate Parmalat?) in generale. Forse è già troppo tardi e non lo sappiamo...

Dalle ipotesi passo invece alla mia esperienza personale. In Italia 9 manager su 10 che ho avuto occasione di incontrare sono risultati più focalizzati su come accedere alle risorse dell'Azienda per cui lavorano, piuttosto che a fare sì che la medesima Azienda sia competitiva sul mercato. Della prima cosa evidentemente ne traggono un diretto giovamento, dalla seconda ne ottengono molto meno, e magari non è neppure un obiettivo plausibile se il loro target è a brevissimo termine.

Di questo comportamento difficilmente ho avuto riscontro altrove, per esempio in Francia dove ho lavorato nel Gruppo Lagardère per circa sei anni... In più in Francia non è attiva l'Opus Dei nel piazzare i propri pupilli nelle posizioni di controllo delle Grandi Società. Di questa affermazione vi lascio la facile verifica su Internet...

Beh, tutto qui. Spero sia tutto più chiaro e fonte di interessanti riflessioni, viceversa pazienza, vado in terrazzo a dar da mangiare al mio pesciolino rosso!

 

 

 

 

 

 

 

Ringrazio per le precisazioni e mi scuso umilmente di non aver afferrato al volo la prima volta.

Molto interessante. Mi ricorda le teorie di "consumption of managerial perquisites" (Jensen & Meckling, etc.) per cui i manager distolgono risorse che apparterrebero agli azionisti. Ma con una analisi sociologica e internazionale che mi e' nuova.

Parli dell'Italia, degli USA, di entrambi o del mondo?

Non che non vi sia del vero, in alcune cose riconosco la coincidenza con l'evidenza disponibile, ma in altre non ti seguo. Richiede, per funzionare, sia un "complotto" troppo vasto che condizioni di monopolio generalizzato. Mentre in certi settori (finanza, telecomunicazioni, sanità in alcuni paesi ...) tali condizioni monopolistiche forse ci sono, in generale non mi sembrano così evidenti e dominanti.

Bottom line, non saprei dire ... ma vediamo il dibattito.

Parlo dell'Italia, mi chiedo cosa avvenga negli USA, dove purtroppo molti meccanismi fraudolenti sembrano prendere piede via via che si manifestano come pattern emergenti...

Se le cose su cui sei perplesso si limitano al "complotto", basta che rifletti alle recenti forme di organizzazione aziendale, con organigrammi schiacciati, e ti renderai conto che le persone da coinvolgere sono poche e magari divise anche qui in parrocchie che possono lavorare indisturbate ed in parallelo: con taciti accordi di non aggressione, ovvero farsi la guerra quando capitano torte di dimensioni troppo consistenti da poterle lasciar passare senza provarci...

Ma davvero pensate che Montecitorio funzioni diversamente e che siano le idee e le ideologie a guidare il dibattito? Se è così scusate, ho sbagliato blog!

Visioni consigliate: il monologo di Micheal Douglas in Wall Street.

Sulle tesi del modello di funzionamento di Montecitorio portate avanti dal blog mi sembra posso essere rassicurato da diversi articoli letti in giro, che abbracciano audacemente la tesi che gli asini NON volano.

Ho dato un occhio agli abstract degli articoli di "consumption of managerial perquisites" (Jensen & Meckling, etc.), davvero interessanti. Penso allora ci sia materiale per una tesi da PhD...

Ma davvero pensate che Montecitorio funzioni diversamente e che siano le idee e le ideologie a guidare il dibattito? Se è così scusate, ho sbagliato blog!

Nessuno di noi pensa che siano le idee e le ideologie a guidare Montecitorio. Michele la chiama la casta, come anche altri al di fuori del blog, e non si è mai sentito di un bramino che chiede di diventare paria.

Ma una cosa è "appartenere a una casta", un'altra farci affari sempre e comunque, o complottare tutti insieme dietro le quinte, per il numero di persone coinvolto (1.000 fra deputati e senatori, più i collaboratori, alti funzionari, altre istituzioni, etc.) ritengo, e penso che questo sia il pensiero di Michele, un complotto alle spalle di tutti gli altri sia improponibile, anche perchè non saranno mai d'accordo su come spartirsi la torta. Altra cosa sono i gruppi di potere, a cui tu fai riferimento, all'interno di un gruppo di potere, che forzatamente non supererà certe soglie, ci si muove, sicuramente, all'unisuono.

Tu suggerisci Wall Street, io ti dico: riguardati Il Divo.

You've got it, man...

Però non sono sicuro che la parte più ottimista della risposta, quella su Montecitorio, sia verosimile. Anzi, ho ampie testimonianze del contrario, ma va bene così.