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Houston abbiamo un problema

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Tutti, a parole, vorrebbero un’Italia più efficiente, a patto che questo non implichi alcun sacrificio dei privilegi propri e dei propri congiunti.

Questo è, secondo me, il punto della questione. I tassisti sicuramente vogliono le riforme, ma che non si tocchi il sistema di licenze. I dipendenti pubblici anche, ma senza cambiamenti degli "usi e costumi" ormai intoccabili. Le altre caste come notai, avvocati e saltimbanchi vari sarebbero favorevoli a una Italia più snella, ma poi chi paga le loro spese?

Inoltre, la domanda che mi sorge spontanea è questa: ma siamo sicuri che la maggiornaza degli italiani si renda conto della decadenza economica del bel paese? Io credo invece che ai più passi il messaggio che siamo una grande potenza (superiore alla Gran Bretagna) e che lo stellone ci proteggerà da tutti i mali a venire, d'altronde non è sempre stato cosí?

Se non si vede il burrone perchè sterzare?

 

Anche secondo me è il punto della questione.

Non so se gli Italiani si rendano conto di essere su di un piano inclinato, e che impercettibilmente stanno via via scivolando sempre più giù, ma una cosa va considerata: chi è di turno al governo risponde in prima battuta alla propria constituency e in seconda battuta al paese in generale.

Ora, se è indubbio che la constituency che mandò due volte al potere Prodi di riforme liberali per lo più non ne vuole sentire parlare, va detto che la constituency che ha mandato al potere Berlusconi a parole le vuole, ma nei fatti spesso non è disposta a pagarne il prezzo. O almeno non tutta lo è.

In fondo Berlusconi sta soltanto interpretando il mandato che la sua constituency gli ha dato.

Nel 1994 invece pensò di partire in quarta, per poi ritrovarsi disarcionato per sei anni. A ben osservare il comportamento in politica di Berlusconi, si vede che la sua prima preoccupazione dal 2001 in poi è stata quella di evitare il ripetersi di fatti analoghi a quelli di fine '94 e inizio '95.