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Certo che con un giornalismo così...

8 commenti (espandi tutti)

Il post di Luca.i è molto interessante. L'obiettivo è difendere la categoria cui appartiene (giornalisti italiani). Tre commenti

1) La difesa è semplice: l'hanno fatto anche gli inglesi. Adesso, come vari hanno notato, gli inglesi l'hanno fatto, ma non l'hanno fatto così male - almeno capiscono che il sorpasso è dovuto alla svalutazione della sterlina. E poi, si converrà, anche fosse vera la difesa è un po' deboluccia. Non ho sentito molti giornalisti difendere i banchieri che buttavano soldi perché così facevan tutti (perché in quel caso, lo facevan proprio tutti). E comunque, quale provincialismo... oh l'hanno detto gli inglesi, di loro ci si può fidare...

2) Poi si passa a dar sfoggio di competenza, riportando con nonchalance il caso del sorpasso degli spagnoli. E qui invece fa sfoggio di incompetenza, ancora una volta, perché in questo caso il confronto vale a parità di potere d'acquisto.

3) Ma c'è anche la parte in attacco. Prima riferisce con ironia alla nostra

monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani

Si parla di "monolitica certezza" di fronte a critiche non sostanziate. Non è questo il caso, mi pare. Abbiamo chiare ragioni, chiaramente espresse. Potremmo aver sbagliato, ma abbiato argomentato.

Per quanto riguarda le nostre

convinzioni [.... che] sono false

mi spiace ma non ha capito proprio nulla. Innanzitutto non abbiamo contestato i dati, ma la loro interpretazione. (Il riferimento all'Istat inglese è una chicca da ricordare).

La panzana di Berlusconi sta nell'interpretazione. E si badi bene, non è che una interpretazione vale l'altra: una ha senso e l'altra no. Se lei oggi dichiara che la Roma ha vinto, perché ha fatto 1-1 con l'Inter, ha i dati corretti ma l'interpretazione errata. La base statistica di cui parla non esiste.

Con questo post, mi spiace dirlo, ha aggiunto arroganza a incompetenza. A questo modo vi berrete anche la prossima di panzana.

una dozzina di risposte! mai più commentare la domenica sera ^__^;;

la replica per tutti è che difficile apparire autorevoli se poi si scade in considerazioni "da bar" come quella sulle scuole di giornalismo o sul fatto che i giornali sono sussidiati dallo Stato. I 200  milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti.

nel merito rispondo a Bisin, l'ultimo e più polemico

1) la difesa era diversa: Berlusconi ha citato notizie vere e verificate, le sue parole andavano riportate. Obiezione:"dovevate spiegare". Giusto, però stavolta più che raccontare come "Berlusconi mischia pere con mele (sorpasso del pil e contributi onu, ricchezza pro capite e potenzialità di ripresa) per fare uno spot a se stesso"; ci siamo concentrati su una novità: alcuni indicatori sottolineano la resistenza dell'economia italiana. Tutti gli indicatori sono fallaci, ma raramente sono generosi con noi, questa era una notizia.

2) la Spagna è citata per ricordare che queste classifiche non raccontano la realtà. Abbiamo preso il il pil a parità di potere d'acquisto come "certificazione" del sorpasso di un paese dinamico ad uno seduto. Le argomentazioni rimangono valide anche se nel 2009 il ppp ci dovesse essere di nuovo favorevole.

3) l'ironia sulla monolitica certezza vale lo stesso visto che siete caduti in una banale generalizzazione: "tutti i giornalisti" o almeno "tutti i giornalisti che hanno scritto dell'argomento" o sono servi o imbecilli. Non difendo la categoria (le categorie non si difendono mai, di certo non la mia).

obiezione "non abbiamo contestato i dati, ma la loro interpretazione".

Le interpretazioni sono varie: ad esempio voi date per scontato che l'effetto cambio non debba essere considerato. Ma quanto della caduta della sterlina nasce da una maggiore debolezza del sistema economico (troppo debito privato, banche nazionalizzate per evitarne la bancarotta)? Quanto minerà le capacità di sviluppo del suo sistema economico?

 

cito dall'articolo del Telegraph

Professor Peter Spencer of the University of York said: “I’m sad to say this fall in the rankings is unlikely to be a temporary one. Economies like our own and the US have to adjust to problems in our credit markets – something far more difficult than what faces the Italian economy, which has some good export sector.

“They will probably recover faster than us. We have been living on credit for too long, and have to adjust to the fact that we’ve got to get out there and start exporting. The world does not owe us a living, and we cannot hide the fact that we can’t keep borrowing off it forever.”

Anche questa è un'interpretazione, contestabile ma plausibile. Alla fine la vostra irritazione si riduce al fatto che anche sui giornali "anti berlusconi" è finita un'interpretazione diversa dalla vostra

Luca, dai, non è veramente il caso di arrampicarsi sugli specchi in questo modo.

Se Tizio e Caio fanno un incontro di pugilato e a Caio vengono legate le mani, non si può solo riportare la notizia che l'incontro è stato vinto da Tizio. Il fatto che Caio avesse le mani legate è ovviamente rilevante e va riportato. Non è una interpretazione.

Dopo che si sono riportati in modo completo i fatti, uno se vuole interpreta. Forse Caio avrebbe perso lo stesso l'incontro. Forse le mani legate favoriranno Caio nel lungo periodo, perché sarà costretto a imparare a giocare bene con le gambe e quando non sarà più legato diverrà fortissimo. E così via.

Nell'esempio di cui si parla la situazione è analoga. Riportare che il pil nominale italiano supera il pil nominale inglese senza menzionare l'andamento del tasso di cambio è equivalente a dire che Tizio ha vinto l'incontro di pugilato contro Caio omettendo di menzionare che Caio era legato.

Poi, sulla situazione della economia inglese vs. quella italiana, su perché la sterlina sia debole, e su quali sono le conseguenze di medio e lungo periodo di questo fatto si può discutere e si può interpretare quanto si vuole (cercando di evitare sciocchezze, perché anche quando si interpreta mica si può dire qualunque cosa).

Ripeto, si fa prima a dire che Repubblica ha fatto una cappellata e che in futuro si farà meglio. Mica è obbligatorio fare gli incompetenti a vita. D'altra parte adesso sono sicuro che se gli estensori dell'articolo su Repubblica si troveranno nel futuro a scrivere un pezzo sul pil nominale di due paesi, un'occhiatina all'andamento del tasso di cambio la daranno.

D'altra parte con soli 200 milioni di euro all'anno non si può pretendere la luna.

Le interpretazioni sono varie: ad esempio voi date per scontato che l'effetto cambio non debba essere considerato. Ma quanto della caduta della sterlina nasce da una maggiore debolezza del sistema economico (troppo debito privato, banche nazionalizzate per evitarne la bancarotta)? Quanto minerà le capacità di sviluppo del suo sistema economico?

Le interpretazioni non sono varie. Non c'è nulla da interpretare, nulla.

C'è solo da capire che i metri servono per misurare la lunghezza, i kili per misurare il peso, i Km/H la velocità, e così via. Una volta capita questa elementare banalità si riportano le notizie giuste, fine. Cosa ti/vi costa ammetterlo? Cosa ci trovi di piacevole a fare ulteriormente la figura di quello che non vuole proprio capire? Vuoi convincerci che vorresti ma non ci riesci?

Tutto il resto, sulla debole pound che mina questo e quello, non c'entra un beato piffero. Un arrampicarsi sugli specchi, con le unghie che grattano, degno di miglior causa (sempre che arrampicarsi sugli specchi serva ad una qualunque causa ...).

Ho lavorato, tanto per fare il gradasso, con giornalisti di almeno una trentina di paesi, in 4 continenti diversi. Mai trovata tanta resistenza all'apprendere ed all'ammettere inesatezze. Davvero, voi giornalisti italiani fate impressione: non sembrate in grado di fare mezza autocritica mezza e di imparare alcunché.

Un po' triste tutta questa arroganza accompagnata da così poca conoscenza specifica, un po' triste.

200  milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti.

Le dimensioni non contano, in questo caso: conta il principio e cioé che se i giornali ricevono finanziamenti statali, allora possono essere influenzati dalla politica. Inoltre, a ben vedere, bisognerebbe confrontare l'entità dei finanziamenti rispetto al conto economico di un giornale, prima di paragonarli ai finanziamenti all'auto, all'energia, etc.

Tutti gli indicatori sono fallaci, ma raramente sono generosi con noi, questa era una notizia.

Questo lo capisco. Anche a me piacerebbe leggere finalmente del cambio di tendenza e di come sia l'Italia a guidare finalmente, invece che a seguire, nelle classifiche internazionali. Tuttavia prima di dirlo, bisogna essere sicuri che sia vero!

la replica per tutti è che difficile apparire autorevoli se poi si scade in considerazioni "da bar" come quella sulle scuole di giornalismo o sul fatto che i giornali sono sussidiati dallo Stato. I 200 milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti

Sono io che ho fatto le considerazioni "da bar" riportate. Intanto il tono "da bar", nei termini di scarsa o nessuno autorevolezza, lo propagano servizi come quello di Repubblica qui discusso. Lo so che voi giornalisti siete abituati a non sentirvi mai criticare, ma si adegui, se intende leggere spesso questo blog: qui le fesserie le chiamiamo per quello che sono ... alle volte i toni possono ricordare il bar? Forse sì, ma sappia che alla fine le consumazioni ce le paghiamo noi, senza sussidi di stato e in genere ordiniamo roba buona da leggere e commentare.

Se non sono le scuole di giornalismo responsabili dello sfascio del giornalismo italiano, mi dica, cosa è che produce la situazione che è sotto gli occhi di tutti? Non passano per le scuole di giornalismo, gli aspiranti giornalisti? No??? E come si selezionano? Sono i politici che comandano?

La storia dei contributi all'editoria, che sono modici e dunque accettabili, poi non si discute nemmeno...non stiamo parlando di droga per uso personale in modica quantità.

Ps: Comunque guardi, io almeno apprezzo che lei venga qui e cerchi di rispondere.

Ps: comunque guardi, io almeno apprezzo che lei venga qui e cerchi di rispondere.

Sottoscrivo, anche a nome degli altri redattori. Anzi, rilancio: se luca volesse iniziare ad approfondire la questione dello stato del giornalismo, noi siamo pronti a discuterne