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Certo che con un giornalismo così...

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mi permetto di rompere la vostra monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani dicendo che siamo in buona compagnia.

Il sorpasso è stato accettato e annunciato dalla stessa Inghilterra come riportava in prima pagina il dailytelegraph il 23 ottobre scorso. Un fatto ripreso da molti giornali, anche italiani, il giorno dopo.

ecco il link dell'articolo 
http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/recession/6418344/UK-economy-overtaken-by-Italy.html

Ora, come nel caso del sorpasso spagnolo ai nostri danni di qualche anno fa, sono classifiche di scarso valore. Anche il Telegraph, notoriamente vicino ai conservatori le ha dato risalto solo per colpire il governo Brown. Rimane il fatto che due convinzioni emerse nei vostri articoli e commenti sono false

1) Berlusconi si è inventato una panzana propagandista e i giornali se la sono bevuta senza capirla. La fonte era autorevole (l'istat inglese) e lui si è limitato a sfruttarla. A quel punto i giornali, di qualsiasi colore, non potevano non riportarla

2) L'affermazione  è sbagliata e impresentabile, perché pur nella sua contestabilità ha una base economica e statistica.

Alla fine dei giornalisti italiani si può dire solo che non sono peggio di quelli inglesi

Il Telegraph scrive "The fall in Britain’s comparative size since then has been due partly to the devaluation of the pound by almost a third and partly to the severity of the recession." Nell'articolo di Repubblica, la spiegazione relativa al tasso di cambio non mi sembrava ci fosse. I giornali italiani non potevano non riportare la dichiarazione di Berlusconi, ok. Avrebbero pero' potuto spiegarla. Non lo hanno fatto.

A quel punto i giornali, di qualsiasi colore, non potevano non riportarla

Il problema vostro e' che qualcuno vi ha fatto credere che il lavoro del giornalista sia semplicemente quello di riportarle, le notizie. Errore. Il giornalista dovrebbe avere un ruolo sociale ben piu' profondo ed importante, che vada ben oltre quello di semplice gira-parole. Per quello al limite ci sono le agenzie.

Sono d'accordo con te che il cattivo giornalismo esista anche nei paesi anglosassoni ma la nostra qualita', mi spiace dirlo, e' ben piu' bassa.

Certo, Giorgio, dovrebbero aiutarci a capire...ma poveretti se nemmeno loro capiscono, a chi si devono rivolgere? In Italia il vero, profondo, rigoroso lavoro di indagine del giornalista medio si svolge intorno a questa domanda: l'editore cosa ne pensa? Tutto il resto scorre più o meno placidamente. Vedi, fosse stata un'Ansa di VL su BS; o un filmino porno amateur con politici e trans...o anche l'ultima polemichetta autarchica sui simboli di quel Dio che "crucia gli uomini e di tristizia l'aer contamina", beh allora in quel caso si che si sarebbero documentati!

Del resto nelle scuole di giornalismo si impara ad abbinare tailleur e fard, cerone e scarpette...e a costruire notizie accattivanti...diciamo che lavorano molto sulla sintassi della notizia: come porgerla, come renderla gradita...e guai a contestare le presunte regole del giornalismo, chè subito qualcuno ti spiega che il giornalismo ha "regole" che non si possono capire dal di fuori.

 

In Italia il vero, profondo, rigoroso lavoro di indagine del giornalista medio si svolge intorno a questa domanda: l'editore cosa ne pensa?

Ma nemmeno, Marco, nemmeno ....

L'approccio di "Repubblica" - il peggiore di tutti per carenza informativa, come ha notato Giorgio - paradossalmente va contro alla quotidiana linea del giornale, costantemente impegnato a combattere il governo in carica con qualunque mezzo a disposizione, quasi fosse - e probabilmente è - anche una questione personale oltre che politica: perché mai, dunque, non sfruttare l'occasione di ridicolizzare affermazioni tanto puerili?

E più ci penso, più mi convinco che sia semplicemente idiota la banale schematizzazione - ancora una volta, tutta politica - che da una parte stiano i "servi" per definizione e dall'altra gli "incompetenti" per evidenza fattuale. Forse - e solo forse - una possibile spiegazione può derivare da quast'altro concetto che esprimi:

fosse stata un'Ansa di VL su BS; o un filmino porno amateur con politici e trans...o anche l'ultima polemichetta autarchica sui simboli di quel Dio che "crucia gli uomini e di tristizia l'aer contamina", beh allora in quel caso si che si sarebbero documentati!

Ci sono, a mio avviso, due possibilità. La prima, che definirei statisticamente improbabile, è che siano tutti imbecilli. Non mi resta, allora, che la deprimente seconda ipotesi: non vale la pena di sprecare preziose energie su argomenti che servono poco all'unico vero fine dei media italioti, la lotta politica, dal momento che il lettore (ed elettore) medio non comprende e non s'appassiona a qualcosa che non abbia a che fare con lo scandalo sessuale. Oppure, che non si presti al furente scontro verbale tra fazioni di qualunque tipo. Si dà in pasto all'opinione pubblica, dunque, esattamente ciò che questa vuole, e tale attività assorbe tutto il lavoro d'indagine.

 

Caro Luca,

a dir la verità l'articolo del Telegraph lo abbiamo discusso in un altro commento, che mi permetto di segnalarti. In sintesi, se leggi l'articolo troverai affermazioni come le seguenti:

The fall in Britain’s comparative size since then has been due partly to the devaluation of the pound by almost a third and partly to the severity of the recession. The UK dropped behind France last year largely thanks to the weakness of the pound.

Quindi i giornalisti inglesi hanno ben presente, a differenza di buona parte di quelli italiani, il ruolo che ha giocato il tasso di cambio nel ''sorpasso''.

Quando sostieni essere falsa la seguente ''ricostruzione'':

1) Berlusconi si è inventato una panzana propagandista e i giornali se la sono bevuta senza capirla. La fonte era autorevole (l'istat inglese) e lui si è limitato a sfruttarla. A quel punto i giornali, di qualsiasi colore, non potevano non riportarla

devi fare un po' più di sforzo. Certo che era dovere dei giornali inglesi e italiani riportare la notizia, questo nessuno lo contesta.

Era però anche dovere dei giornali fornire un po' di contesto esplicativo spiegando (come minimo) che il risultato era in buona parte dovuto alla svalutazione della sterlina. I giornali inglesi lo hanno fatto, sia quelli di simpatia Tory sia quelli di simpatia Labour.  I giornali italiani no, per cui si sono attirati l'accusa di incompetenza.

Guarda Luca, non c'è niente di male a fare una cappellata, succede; le facciamo tutti. La cosa importante è cercare di capire che si è sbagliato e cercare di fare meglio la prossima volta. Le reazioni stizzite tipo ''non siamo peggio degli inglesi'', quando in questo caso è abbastanza ovvio che non è vero, non portano invece da nessuna parte e in particolare a nessun miglioramento della qualità dell'informazione.

Il modo di evitare queste che Sandro definisce 'cappellate' c'e' ed e' molto semplice. Il giornalista dovrebbe semplicemente chiedere delucidazioni ai chi di queste cose si occupa professionalmente.

Visto che ci siamo... al contrario di quanto affermi, le "classifiche" non sono di scarso valore. Il punto e' che per commentarle bisogna avere un'idea di come si costruiscono le statistiche ivi riportate.

La "classifica" che riportava il sorpasso della Spagna e' costruita secondo le modalita' spiegate da Sandro nel suo ultimo pezzo. Le cifre sono PPP adjusted.  Nel 2007 (stima OECD (OCSE)) il PIL pro-capite spagnolo era circa il 13% piu' alto di quello italiano.

mi permetto di rompere la vostra monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani dicendo che siamo in buona compagnia.

Il sorpasso è stato accettato e annunciato dalla stessa Inghilterra come riportava in prima pagina il dailytelegraph il 23 ottobre scorso.

Certamente l'incompetenza e la disonesta' sono diffuse in tutto il mondo e sembra che ovunque sia giornalisti che politici si distinguono in entrambe. Tuttavia confrontando l'articolo citato del Daily Telegraph con quello del Corriere della Sera risulta confermata aneddoticamente la tesi generale che i giornalisti italiani sono piu' incompetenti e piu' disonesti di quelli oltre le Alpi, nel caso particolare di quelli inglesi.

Infatti il Daily Telegraph almeno nel testo dell'articolo informa correttamente i lettori che "The fall in Britain’s comparative size since then has been due partly to the devaluation of the pound by almost a third and partly to the severity of the recession."  Cio' e' gia' stato sottolineato da Sandro Brusco ma repetita iuvant. Invece nel Corriere della Sera questa utile informazione viene omessa, e lo stesso accade (per quanto so quasi ovunque) negli altri mezzi di informazione italiana.

Inoltre la scelta dei vocaboli da parte dei giornalisti italiani conferma la loro peggiore qualita' rispetto a quelli inglesi, in questo caso. Infatti il Corriere della Sera, come diversi altri giornali scrive che "l'Italia e' il sesto paese piu' ricco" (poi aggiunge, tra quelli industrializzati) cercando di far passare l'idea che anche gli italiani sarebbero, mediamente, i sesti piu' ricchi al mondo.  Invece il giornale inglese scrive molto piu' correttamente "UK economy overtaken by Italy". Il confronto in cui l'Italia ha superato l'Inghilterra e' il totale dei beni prodotti in un anno nei due Paesi in termini nominali delle due monete usate e messe in relazione col cambio sterlina - euro. Quindi il confronto e' tra economie, in termini nominali.

In termini economici la misura piu' vicina al concetto abituale di ricchezza e' il PIL pro-capite a parita' di potere d'acquisto (visto che quanto viene prodotto viene consumato, prevalentemente, nello stesso Stato e consiste primariamente in servizi).  Un Paese puo' avere un PIL elevato ma i suoi cittadini possono essere ad un livello miserabile di poverta', se sono tanti. Il PIL di uno Stato come l'Italia e' grande solo perche' pur essendo gli italiani immagino intorno al 15o posto nel mondo come PIL PPP pro-capite, essi sono 60 milioni e quindi molti di piu' dei veri Paesi ricchi come Svizzera, Irlanda, Norvegia, Svezia: solo moltiplicando un piccolo numero del PIL per un grande numero di persone l'economia italiana risulta tra le maggiori dei Paesi industrializzati.

Nel confronto tra politici, fermandoci solo ai due articoli citati, devo invece concludere che lo Shadow Chancellor George Osborne e' sullo stesso livello di Berlusconi e Tremonti: nessuno dei tre accenna al fattore del cambio sterlina - euro, che nella variazione del PIL nominale negli anni recenti e' il fattore di gran lunga dominante. E se i giornalisti di entrambi i Paesi avessero voluto fare vera e corretta informazione avrebbero dovuto dare le definizioni di PIL nominale e PPP e possibilmente includere due grafici degli ultimi 10 anni di entrambe le quantita' per i due Stati e pro-capite.

Per concludere, sempre in base ai due articoli citati, devo rilevare che fanno una figura migliore i due politici italiani citati (Berlusconi e Tremonti) che correttamente parlano di economia italiana che ha superato quella inglese, pur omettendo "in termini nominali" rispetto ai giornalisti italiani del Corriere della Sera che disinformano probabilmente per incompetenza o comunque seguendo una insulsa tradizione di informazione manipolata e scorretta, scrivendo di Italia Paese "ricco" invece che Paese "con una grande economia".

Mi accodo qui, per proseguire nel thread. I punti salienti sono stati gia' fatti dai commentatori precedenti. Cioe', riassumendo: (1) occorre fare paragoni, per quanto possibile, mantenendo comparabile il potere d'acquisto, per evitare proprio che rapidi cambiamenti nei tassi di cambio facciano credere che un'economia abbia superato un'altra. (2) Se proprio si vogliono fare paragoni fra paesi, occorre guardare al reddito pro-capite, o PIL pro-capite, di nuovo in PPP (purchasing power parity).

Ma devo aggiungere alcune puntualizzazioni, che purtroppo riguardano nello specifico i giornalisti italiani.

1. In realta' il Corriere della Sera aveva inzialmente riportato la notizia abbastanza correttamente: il 25 ottobre il giornalista Paolo Lepri parla del sorpasso ma dice esplicitamente (gia' nel titolo) che la cosa e' dovuta in gran parte al tasso di cambio:

Questa piccola rivoluzione nella gerarchia economica è stata provocata in primo luogo dal rafforzamento dell' euro rispetto alla sterlina: in realtà il Pil italiano è calato del 5% e quello britannico di poco meno.

Certo, anche Lepri avrebbe potuto spiegare che la cosa ha scarso significato sostanziale, che si deve guardare a dati PPP, che bisogna guardare a reddito pro-capite, ecc. Ma diciamo che sostanzialmente pareggia col Daily Telegraph.

2. Il secondo pezzo del Corriere, questa volta non firmato, invece fa una confusione tremenda. Apre ricordando il sorpasso in termini di PIL, prosegue citando Berlusconi, e passa subito a parlare del superindice OCSE, facendo credere che questo superindice riguardi anch'esso il PIL, mentre invece si tratta di una salsiccia immonda come abbiamo cercato di spiegare. Vale la pena citarlo:

ROMA - L'Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per prodotto interno lordo (Pil) e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i Paesi industrializzati dal mondo. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, interviene al Consiglio dei ministri per fare alcune considerazioni sullo stato di salute dell'economia nazionale. «Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere», ha commentato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

L'OCSE E LA RIPRESA - Ad avvalorare le dichiarazioni del premier sulla situazione economica italiana ci sono i dati che riguardano l'area Ocse. Secondo l'Organizzazione parigina infatti, non solo il superindice registra un nuovo rialzo a settembre (di 1,3 punti rispetto ad agosto, e di 3,4 punti su settembre 2008), ma, in questo quadro, l'Italia è il Paese che mostra l'incremento maggiore su base annua (+10,8 punti), con un'economia giudicata «in espansione», mentre su base mensile si registra un +1,3.

...Ma almeno fra di loro,  i giornalisti del Corriere si parlano??

3. L'articolo di Repubblica da cui sono partito io, mi spiace, ma e' il peggiore di tutti. Parla del sorpasso senza neanche spiegare di cosa si tratti. Fa credere che il sorpasso sia avvenuto in termini di contributi all'ONU. Poi passa anch'esso al superindice OCSE, senza spiegare minimanente che cosa sia, o che abbia valenza solo previsiva, o che non abbia niente a che vedere col PIL, ecc.

Mi spiace, ma gli standard di buon giornalismo dovrebbero essere molto piu' alti.

Alla fine dei giornalisti italiani si può dire solo che non sono peggio di quelli inglesi

No no, sono peggio...e lo sa perchè? Perchè non solo ci ammanniscono robetta come quella che qui viene impietosamente sbugiardata, ma lo fanno pure con il rimborso a pie di lista dei contributi pubblici. E questa sarebbe la qualità dell'informazione che i contributi di stato dovrebbero tutelare? Questa sarebbe la stampa libera che ancora regge i colpi del regime italiano? Ma per favore...

Infine, un passo in avanti lo possiamo ancora fare: possiamo dire che i giornalisti italiani non sono peggio di nessuno, basta non fare confronti. Del resto come si dice: nemo miser, nisi comparatus.

Però a parte tutto non capisco questo voler cercare compagnia: cosa cambierebbe se anche gli inglesi avessero detto le stesse castronerie (cosa che comunque non è)? Cos'è: tutti insieme è mezza festa?

Il post di Luca.i è molto interessante. L'obiettivo è difendere la categoria cui appartiene (giornalisti italiani). Tre commenti

1) La difesa è semplice: l'hanno fatto anche gli inglesi. Adesso, come vari hanno notato, gli inglesi l'hanno fatto, ma non l'hanno fatto così male - almeno capiscono che il sorpasso è dovuto alla svalutazione della sterlina. E poi, si converrà, anche fosse vera la difesa è un po' deboluccia. Non ho sentito molti giornalisti difendere i banchieri che buttavano soldi perché così facevan tutti (perché in quel caso, lo facevan proprio tutti). E comunque, quale provincialismo... oh l'hanno detto gli inglesi, di loro ci si può fidare...

2) Poi si passa a dar sfoggio di competenza, riportando con nonchalance il caso del sorpasso degli spagnoli. E qui invece fa sfoggio di incompetenza, ancora una volta, perché in questo caso il confronto vale a parità di potere d'acquisto.

3) Ma c'è anche la parte in attacco. Prima riferisce con ironia alla nostra

monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani

Si parla di "monolitica certezza" di fronte a critiche non sostanziate. Non è questo il caso, mi pare. Abbiamo chiare ragioni, chiaramente espresse. Potremmo aver sbagliato, ma abbiato argomentato.

Per quanto riguarda le nostre

convinzioni [.... che] sono false

mi spiace ma non ha capito proprio nulla. Innanzitutto non abbiamo contestato i dati, ma la loro interpretazione. (Il riferimento all'Istat inglese è una chicca da ricordare).

La panzana di Berlusconi sta nell'interpretazione. E si badi bene, non è che una interpretazione vale l'altra: una ha senso e l'altra no. Se lei oggi dichiara che la Roma ha vinto, perché ha fatto 1-1 con l'Inter, ha i dati corretti ma l'interpretazione errata. La base statistica di cui parla non esiste.

Con questo post, mi spiace dirlo, ha aggiunto arroganza a incompetenza. A questo modo vi berrete anche la prossima di panzana.

una dozzina di risposte! mai più commentare la domenica sera ^__^;;

la replica per tutti è che difficile apparire autorevoli se poi si scade in considerazioni "da bar" come quella sulle scuole di giornalismo o sul fatto che i giornali sono sussidiati dallo Stato. I 200  milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti.

nel merito rispondo a Bisin, l'ultimo e più polemico

1) la difesa era diversa: Berlusconi ha citato notizie vere e verificate, le sue parole andavano riportate. Obiezione:"dovevate spiegare". Giusto, però stavolta più che raccontare come "Berlusconi mischia pere con mele (sorpasso del pil e contributi onu, ricchezza pro capite e potenzialità di ripresa) per fare uno spot a se stesso"; ci siamo concentrati su una novità: alcuni indicatori sottolineano la resistenza dell'economia italiana. Tutti gli indicatori sono fallaci, ma raramente sono generosi con noi, questa era una notizia.

2) la Spagna è citata per ricordare che queste classifiche non raccontano la realtà. Abbiamo preso il il pil a parità di potere d'acquisto come "certificazione" del sorpasso di un paese dinamico ad uno seduto. Le argomentazioni rimangono valide anche se nel 2009 il ppp ci dovesse essere di nuovo favorevole.

3) l'ironia sulla monolitica certezza vale lo stesso visto che siete caduti in una banale generalizzazione: "tutti i giornalisti" o almeno "tutti i giornalisti che hanno scritto dell'argomento" o sono servi o imbecilli. Non difendo la categoria (le categorie non si difendono mai, di certo non la mia).

obiezione "non abbiamo contestato i dati, ma la loro interpretazione".

Le interpretazioni sono varie: ad esempio voi date per scontato che l'effetto cambio non debba essere considerato. Ma quanto della caduta della sterlina nasce da una maggiore debolezza del sistema economico (troppo debito privato, banche nazionalizzate per evitarne la bancarotta)? Quanto minerà le capacità di sviluppo del suo sistema economico?

 

cito dall'articolo del Telegraph

Professor Peter Spencer of the University of York said: “I’m sad to say this fall in the rankings is unlikely to be a temporary one. Economies like our own and the US have to adjust to problems in our credit markets – something far more difficult than what faces the Italian economy, which has some good export sector.

“They will probably recover faster than us. We have been living on credit for too long, and have to adjust to the fact that we’ve got to get out there and start exporting. The world does not owe us a living, and we cannot hide the fact that we can’t keep borrowing off it forever.”

Anche questa è un'interpretazione, contestabile ma plausibile. Alla fine la vostra irritazione si riduce al fatto che anche sui giornali "anti berlusconi" è finita un'interpretazione diversa dalla vostra

Luca, dai, non è veramente il caso di arrampicarsi sugli specchi in questo modo.

Se Tizio e Caio fanno un incontro di pugilato e a Caio vengono legate le mani, non si può solo riportare la notizia che l'incontro è stato vinto da Tizio. Il fatto che Caio avesse le mani legate è ovviamente rilevante e va riportato. Non è una interpretazione.

Dopo che si sono riportati in modo completo i fatti, uno se vuole interpreta. Forse Caio avrebbe perso lo stesso l'incontro. Forse le mani legate favoriranno Caio nel lungo periodo, perché sarà costretto a imparare a giocare bene con le gambe e quando non sarà più legato diverrà fortissimo. E così via.

Nell'esempio di cui si parla la situazione è analoga. Riportare che il pil nominale italiano supera il pil nominale inglese senza menzionare l'andamento del tasso di cambio è equivalente a dire che Tizio ha vinto l'incontro di pugilato contro Caio omettendo di menzionare che Caio era legato.

Poi, sulla situazione della economia inglese vs. quella italiana, su perché la sterlina sia debole, e su quali sono le conseguenze di medio e lungo periodo di questo fatto si può discutere e si può interpretare quanto si vuole (cercando di evitare sciocchezze, perché anche quando si interpreta mica si può dire qualunque cosa).

Ripeto, si fa prima a dire che Repubblica ha fatto una cappellata e che in futuro si farà meglio. Mica è obbligatorio fare gli incompetenti a vita. D'altra parte adesso sono sicuro che se gli estensori dell'articolo su Repubblica si troveranno nel futuro a scrivere un pezzo sul pil nominale di due paesi, un'occhiatina all'andamento del tasso di cambio la daranno.

D'altra parte con soli 200 milioni di euro all'anno non si può pretendere la luna.

Le interpretazioni sono varie: ad esempio voi date per scontato che l'effetto cambio non debba essere considerato. Ma quanto della caduta della sterlina nasce da una maggiore debolezza del sistema economico (troppo debito privato, banche nazionalizzate per evitarne la bancarotta)? Quanto minerà le capacità di sviluppo del suo sistema economico?

Le interpretazioni non sono varie. Non c'è nulla da interpretare, nulla.

C'è solo da capire che i metri servono per misurare la lunghezza, i kili per misurare il peso, i Km/H la velocità, e così via. Una volta capita questa elementare banalità si riportano le notizie giuste, fine. Cosa ti/vi costa ammetterlo? Cosa ci trovi di piacevole a fare ulteriormente la figura di quello che non vuole proprio capire? Vuoi convincerci che vorresti ma non ci riesci?

Tutto il resto, sulla debole pound che mina questo e quello, non c'entra un beato piffero. Un arrampicarsi sugli specchi, con le unghie che grattano, degno di miglior causa (sempre che arrampicarsi sugli specchi serva ad una qualunque causa ...).

Ho lavorato, tanto per fare il gradasso, con giornalisti di almeno una trentina di paesi, in 4 continenti diversi. Mai trovata tanta resistenza all'apprendere ed all'ammettere inesatezze. Davvero, voi giornalisti italiani fate impressione: non sembrate in grado di fare mezza autocritica mezza e di imparare alcunché.

Un po' triste tutta questa arroganza accompagnata da così poca conoscenza specifica, un po' triste.

200  milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti.

Le dimensioni non contano, in questo caso: conta il principio e cioé che se i giornali ricevono finanziamenti statali, allora possono essere influenzati dalla politica. Inoltre, a ben vedere, bisognerebbe confrontare l'entità dei finanziamenti rispetto al conto economico di un giornale, prima di paragonarli ai finanziamenti all'auto, all'energia, etc.

Tutti gli indicatori sono fallaci, ma raramente sono generosi con noi, questa era una notizia.

Questo lo capisco. Anche a me piacerebbe leggere finalmente del cambio di tendenza e di come sia l'Italia a guidare finalmente, invece che a seguire, nelle classifiche internazionali. Tuttavia prima di dirlo, bisogna essere sicuri che sia vero!

la replica per tutti è che difficile apparire autorevoli se poi si scade in considerazioni "da bar" come quella sulle scuole di giornalismo o sul fatto che i giornali sono sussidiati dallo Stato. I 200 milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti

Sono io che ho fatto le considerazioni "da bar" riportate. Intanto il tono "da bar", nei termini di scarsa o nessuno autorevolezza, lo propagano servizi come quello di Repubblica qui discusso. Lo so che voi giornalisti siete abituati a non sentirvi mai criticare, ma si adegui, se intende leggere spesso questo blog: qui le fesserie le chiamiamo per quello che sono ... alle volte i toni possono ricordare il bar? Forse sì, ma sappia che alla fine le consumazioni ce le paghiamo noi, senza sussidi di stato e in genere ordiniamo roba buona da leggere e commentare.

Se non sono le scuole di giornalismo responsabili dello sfascio del giornalismo italiano, mi dica, cosa è che produce la situazione che è sotto gli occhi di tutti? Non passano per le scuole di giornalismo, gli aspiranti giornalisti? No??? E come si selezionano? Sono i politici che comandano?

La storia dei contributi all'editoria, che sono modici e dunque accettabili, poi non si discute nemmeno...non stiamo parlando di droga per uso personale in modica quantità.

Ps: Comunque guardi, io almeno apprezzo che lei venga qui e cerchi di rispondere.

Ps: comunque guardi, io almeno apprezzo che lei venga qui e cerchi di rispondere.

Sottoscrivo, anche a nome degli altri redattori. Anzi, rilancio: se luca volesse iniziare ad approfondire la questione dello stato del giornalismo, noi siamo pronti a discuterne