Titolo

Certo che con un giornalismo così...

10 commenti (espandi tutti)

Non è solo un problema di giornalismo, un giornalista non è tenuto ad avere un PhD. Purtroppo certi indicatori aggregati sono frutto di un pessimo modo di "fare economia". Si guarda ai dati perché si vuole dare una parvenza di scientificità ai propri argomenti, ma alla fine ci si comporta da maghi-santoni che mescolano i numeri in uno strano calderone, spesso serie molto correlate fra loro, senza capire bene cosa si vuole ottenere da questi numeri, e con la pretesa più o meno velata che abbiano valore previsivo. 

Purtroppo questi personaggi sono ascoltati, sono presenti nelle banche centrali, nelle istituzioni di ricerca, e sono pertanto ripresi anche dai giornalisti che credono nella reputazione di queste istituzioni. 

Suvvia, i leading index non sono cosi pessimi. Vi sono ricerche econometriche serie su di essi, per esempio i lavori di Stock e Watson.

Solo che i giornalisti devono dire chiaramente che si tratta di previsioni, non di crescita economica avvenuta. E che la disoccupazione e' un lagging index che migliorera dopo, non prima, di altri indici.

Il problema è che hanno un che di approccio n. 3 di questo articolo di alberto. Peggio, aggregano le righe di quella tabella con pesi che non ci è dato di conoscere, che variano nel tempo, per il beneficio di chi non ha tempo di guardare 5 numeri ma 1 sì. Non so, a me l'approccio lascia piuttosto scettico.

Sante parole, Andrea, e' proprio l'approccio n.3 di Alberto (possiamo farci qualche soldo? Chanel n.5, approccio n.3 ... Non si sa mai, magari funziona).

Tutti questi leading indices cercano di massimizzare la propria capacita' previsiva, usando qualche criterio statistico di performance. Come si valuta la performance? Semplice: si prendono i dati per un periodo di tempo gia' trascorso, diciamo da 0 a T, e si suddivide questo campione in due parti, da 0 a t < T, e da t a T. Poi si prende il leading index da 0 a t e si vede quanto e' in grado di predire i dati economici da t a T. Infine si itera su questa procedura per massimizzare il fit, buttando dentro alcune serie storiche, togliendone altre, e impiegando tecniche sofisticatissime di pesi, filtri, ecc (l'arte della salsiccia).

Il problema pero' e' che questo esercizio viene svolto su dati passati, e quindi si tratta di una (sofisticatissima) ma alla fin fine banale estrapolazione dal passato. Non c'e' modello, non c'e' ragionamento sul quale si fondano le previsioni.

Riguardo a stock e watson, mi pareva di aver capito che proprio loro avevano sollevato dei dubbi sull'uso previsivo di questi leading indicators, e messo in guardia contro il loro uso indiscriminato. Ma magari mi sbaglio.

 

Il problema pero' e' che questo esercizio viene svolto su dati passati, e quindi si tratta di una (sofisticatissima) ma alla fin fine banale estrapolazione dal passato. Non c'e' modello, non c'e' ragionamento sul quale si fondano le previsioni.

Ma alla fine sti superindici ci prendono o no? Se andiamo a vedere le previsioni degli ultimi 15 anni, come si discostano dall'effettivo andamento? Sono tutte esternazioni ufficiali OCSE, no? Qualcuno avra' controllato. Perche' se ci azzeccano 9/10, sinceramente chissene se non hanno il modello elegante con le lettere greche.

 

Ma alla fine sti superindici ci prendono o no? Se andiamo a vedere le previsioni degli ultimi 15 anni, come si discostano dall'effettivo andamento? Sono tutte esternazioni ufficiali OCSE, no? Qualcuno avra' controllato. Perche' se ci azzeccano 9/10, sinceramente chissene se non hanno il modello elegante con le lettere greche.

 

Credo che questo debba essere il nocciolo della discussione.

Le previsioni economiche (superindice o altro) hanno una attendibilità verificata a posteriori ?

Se si - con tutte le ovvie cautele dovute alla impossibilità di pretendere previsioni esatte al 100% - allora vale la pena parlarne, altrimenti tanto vale discutere dell'oroscopo per il prossimo anno.

D'altra parte, mi chiedo (non provocatoriamente, ma proprio da ignorante), se il superindice è così aleatorio e sostanzialmente ininfluente, perchè all'OCSE perdono tempo a calcolarlo ? Cui prodest ?

 

Ogni modello, come sottolineavano Andrea e Giorgio (eleganza formale e martellamenti assortiti) prima o poi cade vittima di obsolescenza a causa del mutare delle condizioni ambientali. Sono i famigerati "break strutturali". Figuriamoci se questa contingenza, nel mezzo di una debt deflation che non si verificava da un'ottantina di anni, non è e sarà causa di break strutturali. Vale lo stra-citato lavoro di Rogoff e Reinhart, che ha prodotto il libro "This time is different". Ma l'Ocse ha segnalato molto chiaramente il rischio di alterazioni dei valori di lungo termine nei parametri del modello. Il problema è che, prima di arrivare a questo, i giornalisti avrebbero dovuto capire (come diceva Antonio) che trattasi di forecast.

L'operazione più sporca e/o ignorante l'ha fatta il Tg1 delle 20 di ieri, che ha usato una bella infografica che mostrava il +1,3 mensile e +10,8 annuale del CLI, instillando il suggerimento subliminale che fosse qualcosa di confrontabile col GDP...

Grazie, Mario. Quello che avevo in mente quando parlavo di estrapolazione dal passato vs. uso di modelli, e' proprio questo: quando si verificano eventi inusuali ( a frequenza piu' bassa di quella ciclica), o dei mutamenti "strutturali", le estrapolazioni dal passato ci azzeccano poco.

La nota tecnica dell'OCSE che avevo riportato nell'articolo, a p.3 contiene un grafico che confronta l'andamento del loro indice con quello dell'attivita' economica nell'area OCSE. A parte il fatto che non si sa quale sia la misura utilizzata per descrivere il livello di attivita' economica, e a parte il fatto che la figura si riferisce all'insieme delle economie OCSE e non a singoli paesi, una cosa salta subito all'occhio: il superindice sembra precedere abbastanza regolarmente (a occhio) i turning points dell'attivita' economica (ovvero, le inversioni di tendenza), ma non l'ampiezza di queste oscillazioni: basta guardare gli anni 91-92, e i picchi del 1994, 1998, 2000 e 2004 per esempio.

Questo vuol dire (di nuovo, molto a spanne) che del superindice possono essere utili i punti dove la derivata prima cambia segno, ma non l'ampiezza delle sue variazioni in un dato periodo di tempo - proprio quello che invece strombazzavano i giornali, confrontando il 10.8 italiano con la variazione dell'indice in altri paesi.

Tutto questo a occhio e a spanne, quando ho piu' tempo guardo delle analisi piu' rigorose.

Perche' se ci azzeccano 9/10, sinceramente chissene se non hanno il modello elegante con le lettere greche.

Secondo me questa è la classica fallacia dello scienziato naturale (senza offesa, Giorgio): in economia non é importante solo riuscire a descrivere statisticamente i dati, ma é fondamentale capire come queste proprietà statistiche sono generate per poter fare previsione (con tutti i limiti del caso, io sono tra quelli che diffida delle previsioni puntuali). Le persone non sono pendoli che seguono una equazione differenziale di secondo grado, in cui solo il passato conta. Per le persone, contano pure le aspettative sul futuro, per esempio. Una previsione economica si basa sul COME la gente si comporta, sul COME la gente reagisce agli stimoli, su COME la gente forma aspettative sul futuro, su COME la gente commette errori, sulla forma istituzionale che incanala le decisioni individuali in prezzi e transazioni, ecc. Se questi dettagli non sono tenuti in conto, il rischio è di fare la figura della Romer sulla previsione del tasso di disoccupazione US.

Non ho capito dove sta la fallacia in tutto questo, Antonio.

Data una previsione con superindice i casi sono due: o ci azzecca o non ci azzecca. GT dice che il superindice aggregato sembra fare un buon lavoro a trovare inversioni di segno, non molto altro. Mi piacerebbe vedere i dati per paese pero', se qualcuno li trova please share here.

Detto questo, quali sono i motivi sottostanti che regolano l'andamento di una economia ci interessa fino ad un certo punto. Tra l'altro non sono d'accordo che per modellare sia necessario avere una piena comprensione dei fenomeni che elenchi qui sopra: mi sembra di capire che alcuni modelli funzionano abbastanza bene pur essendo estremanente semplici. Penso a tassi di intereste -> inflazione, ad esempio. In biologia, per ricollegarmi a cio' che dici, si possono (e si devono) fare modelli su come funzionano certe proteine, diciamo, senza conoscere le proprieta chimico fisiche delle molecole che le compongono (infatti si possono fare modelli senza nemmeno conoscerne la sequenza).

Se davvero sostieni che "capire come la gente commette errori e come la gente crea prospettive sul futuro" sia indispensabile per formulare qualsiasi previsione economica, stai consigliando di abbandonare per un po' l'economia e spostarsi sulla psicologia. (bait: lo so che qui c'e' chi guarda a behavioral economics storcendo un po' il naso).