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Gabbie salariali (I). Perché fa bene differenziare i salari.

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Mi chiedo quanto dell’economia reale questi modelli riescano a spiegare. Non perché siano falsi in sé, ma perché nell’economia reale operano molti altri fattori.

Per esempio, secondo i dati Bankitalia (Bankitalia: L'economia delle regioni italiane nell'anno 2008 pag. 61. ) i salari dell’industria al Nord sono superiori che al Sud di circa 15 punti percentuali per gli operai e di circa 22 per gli impiegati,  eppure gli investimenti al Sud scarseggiano e l’occupazione latita. Vedasi anche l’editoriale di Penati su Repubblica di oggi.

Perché gli imprenditori settentrionali non investono al Sud, come il modello prevederebbe?  

Perché la produttività è inferiore al Sud in percentuale superiore al differenziale di salario (per usare le parole di Marco Esposito, perché il Sud ha prezzi da Oslo e infrastrutture da Burundi?). A dire il vero chi ha presentato quest’ipotesi su queste pagine non ha fornito prove empiriche a  suo sostegno, ma immaginiamo anche che queste prove esistano e che l’ipotesi sia vera.

E perché la produttività è così bassa al Sud?  Perché l’infrastruttura è carente nonostante i trasferimenti consistenti dal Nord, perché il sistema educativo balbetta, nonostante sia pubblico e perciò in principio uguale a quello del Nord, e, per metterla in modo un po' paradossale, perché tra i costi finanziari si devono includere le mazzette ai politici e il pizzo alle organizzazioni criminali locali? 

E se le cose stanno così, che potere di predizione del comportamento economico hanno i prezzi della manodopera merdionale? Non hanno un potere predittivo maggiore Gomorra e La  Casta che le analisi economiche della Federico II?

E, alla luce di questi fenomeni, la riduzione dei salari al Sud non potrebbe avere conseguenze diverse da quelle indicate?

Secondo l’ipotesi presentata qui, se non mi sbaglio, succederebbe questo: riducendo i salari aumenterebbero i margini operativi, aumentando i margini operativi, aumenterebbero gli investimenti esteri (dal Nord e dal resto dell’Europa), aumenterebbe la domanda di manodopera, si ridurrebbe la disoccupazione, aumenterebbero i salari (a ragione della riduzione della disoccupazione), e si ridurrebbe la diseguaglianza Nord e Sud.  Circolo virtuoso.

Eppure, scenari diversi da questo non sono implausibili. 

Uno, i cresciuti profitti potrebbero essere prosciugati da un aumento nel prelievo delle organizzazioni criminali. Improbabile ma non impossibile.

Oppure, questo scenario potrebbe avere l’impatto previsto nell’economia legale ma non in quella illegale, ed essendo questa non indifferente, al più l’impatto sarebbe ridotto.  Potrebbe esserci anche un travaso relativo di forza lavoro dal settore legale, che ora, credo, paga meglio, a quello illegale che potrebbe pagare di più una volta ridotti i salari. Parlo sia di attività produttive che di criminali.

Oppure, aumentano gli investimenti e l’occupazione ma non i salari, perché la manodopera disponibile legale (e illegale) al Sud è più numerosa di quanto non possa assorbire una realistica riduzione nei salari. E prima che la seconda parte del circolo virtuoso, l'aumento dei salari, si realizzi, potrebbero passare anni, forse decenni, forse potrebbe consolidarsi un modello di sviluppo basato sulla manodopera a basso prezzo, che non ha futuro.

Oppure i cresciuti profitti sono investiti non nell’industria meridionale, ma in Cina, o in una flotta di Mercedes Benz, o accantonati nei paradisi fiscali, o bruciati in derivati e perciò l’impatto eventuale di questa manovra sugli investimenti e i salari al Sud dovrà attendere a fin quando gli operatori finanziari internazionali decideranno di prenderlo in considerazione.

Insomma, tali e tanti, mi pare, sono i passaggi tra prezzo della manodopera e tendenze macroeconomiche che il potere predittivo di questi modelli neoclassici mi pare meno solido di quanto non sembri a prima vista.  

 

 

 

La stortura sul differenziale dei salari è ampiamente spiegata con le dimensioni aziendali: al Nord ci sono molte più aziende medio grandi con una retribuzione di II livello adeguata, al Sud ci sono molte più piccole aziende, ove si hanno solo i minimi sindacali.

Se ti interessa, la Fiat ottenne che a Melfi non vi fosse contrattazione di II livello per almeno 5 anni dall'apertura dello stabilimento.

Io mi batto per eliminare i minimi sindacali tout court e i contratti di settore (altra stortura). Poi, se anche così, nulla cambia, e gli imprenditori comprano Mercedes con i profitti, invece di reinvestirli, pazienza, vuol dire che lavoreranno di più le officine meccaniche. Ma almeno si è tentato. Sempre meglio della situazione attuale, con un dibattito che definire lacerante è poco, oltre che sempre più di basso livello (tranne che su Nfa).

Guarda Marco che non è solo quello: dalle mie parti, con piena occupazione, gli operai sono meglio pagati nelle piccole (che pagano un premio all' incertezza).Gli impiegati nelle piccole hanno una variabilità incredibile: dal minimo sindacale al doppio ed oltre.

Va detto che ultimamente la zona è in declino e sta un po' cambiando.