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Gabbie salariali (I). Perché fa bene differenziare i salari.

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Siccome si parla di settore privato mi viene da chiedervi una semplice cosa: ok, se si adottassero salari di equilibrio si avrebbe maggiore occupazione (tutti più contenti..), tuttavia è giusto omettere il livello di produzione? Mi spiego meglio, il modello è chiarissimo senza dubbio, però c'è una variabile da valutare attentamente, ossia la produzione aziendale. Semplifico: se un'azienda A produce 100 beni al mese sfruttando 100 impiegati (ognuno produce 1 bene al mese) pagati ognuno 1€ al mese, non è detto che produrrà di più qualora ci fosse una riduzione del salario per impiegato (ad esempio 0.9€/m). Probabilmente ci sarà una riduzione del prezzo finale di vendita del bene prodotto, ma non è automatico che l'azienda assuma più personale. Un adetto produce sempre la stessa quantità, altrimenti viene licenziato, o sbaglio? Questo vale per tutte le aziende presenti nel territorio.

Sono d'accordo sul fatto che qualora si riducesse il costo del lavoro si ridurrebbe anche il prezzo finale di vendita dei beni, tuttavia non è automatico l'aumento della produzione... di conseguenza riterrei che l'aumento dell'occupazione non è sempre verificabile.

Chiaramente a livello di singola azienda è azzardato fare previsioni, ma a livello aggregato troverei molto strano che ad una riduzione del costo del lavoro non corrisponda un' aumento dell' ocupazione.E che a questo non corrisponda un'aumento della produzione: i nuovi impiegati avrano una resa inferiore all'attuale salario minimo ma pur sempre positiva.

Un adetto produce sempre la stessa quantità, altrimenti viene licenziato, o sbaglio? Questo vale per tutte le aziende presenti nel territorio.

No, qui c'è un errore fondamentale: l' addetto pagato 1 deve produrre più di 1 per tenersi il posto, quello pagato 0,9 basta che produca più di 0,9.Per questo diventa possibile abbassare i prezzi.O assumere il 101esimo lavoratore che rende 0,91.

Tra l'altro confondi la diminuzione dei prezzi al consumo ed alla produzione.Se l'azienda è una pizzeria sono la stessa cosa, una manifattura o un'azienda agricola potrebbe tranquillamente vendere il 90% del prodotto ad estero e nord italia, e mantenere i prezzi costanti.

Infine, anche l'andamento dei prezzi al dettaglio non sarebbe così scontato: se chi si trova lo stipendio decurtato dovrà spender meno (soprattutto in beni "di lusso"), chi era disoccupato potrà spendere di più (soprattutto in beni di prima necessità).E non è escluso che l' effetto medio sia un' aumento dei prezzi.Ricorda che parliamo solo del privato: decurtare stipendi ed organici pubblici significa tagliare i trasferimenti dal nord ed è una perdita secca per le regioni beneficiarie (e viceversa per i contribuenti).

La riduzione dei prezzi di vendita è probabile come ho specificato nel primo post, e accompagnato da una logica di microeconomia. In un mercato concorrenziale mi aspetto che chi produce ad un costo inferiore rispetto ai competitors debba vendere il prodotto ad un prezzo relativamente più basso, altrimenti si rinuncia esplicitamente ad una fetta di mercato. La questione è che se l'azienda si ritrova con minori costi di produzione, è quasi normale attendersi una riduzione dei prezzi di vendita...in questo modo, probabilmente, avrà un trend di vendita in rialzo...e quindi, probabilmente, un aumento di produttività che giustifica l'assunzione di più dipendenti.

Se l'azienda è una pizzeria sono la stessa cosa, una manifattura o un'azienda agricola potrebbe tranquillamente vendere il 90% del prodotto ad estero e nord italia, e mantenere i prezzi costanti.

Mi stai dicendo che il sud diventerà la cina dell'italia? Costi più bassi di produzione al sud che incentiverebbero nuovi investimenti delle aziende del nord nel meridione?

 

Sulla prima parte sono d'accordo.

Se l'azienda è una pizzeria sono la stessa cosa, una manifattura o un'azienda agricola potrebbe tranquillamente vendere il 90% del prodotto ad estero e nord italia, e mantenere i prezzi costanti.

Mi stai dicendo che il sud diventerà la cina dell'italia? Costi più bassi di produzione al sud che incentiverebbero nuovi investimenti delle aziende del nord nel meridione?

Volevo dire che alcune aziende già oggi (ad esempio certi produttori di vino) vendono il grosso del prodotto altrove, e se la loro quota di mercato è relativamente piccola non mi aspetto grandi variazioni di prezzo per piccoli aumenti di produzione.Mi aspetto anche un'aumento degli investimenti (locali, nordici e stranieri) alla diminuzione del costo del lavoro, certo, ma non certo a livelli "cinesi".

Scusa se faccio un po' di confusione, sono informatico, non economista.