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Gabbie salariali (I). Perché fa bene differenziare i salari.

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Non capisco cosa vi ha fatto 'sto costo della vita che lo volete ignorare a tutti i costi (no pun intended). Solo perche' l'ha tirato fuori Calderoli? :))

Noi vogliamo ignorare TUTTI i fattori che determinano la curva dell' offerta (costo della vita, tasso di disoccupazione, disponibilità dei parenti a mantenere i disoccupati,...) e lasciare al mercato la determinazione del punto di equilibrio.

Considerare un qualunque fattore ha senso solo nell'ambito di una contrattazione guidata dall'alto, che come spiega Sandro sopra è inefficiente.Quando poi volessimo fissare i salari per legge, la produttività (che sostanzialmente determina la curva della domanda di lavoro) dovrebbe pesare ben più del costo della vita.

Noi vogliamo ignorare TUTTI i fattori che determinano la curva dell' offerta (costo della vita, tasso di disoccupazione, disponibilità dei parenti a mantenere i disoccupati,...) e lasciare al mercato la determinazione del punto di equilibrio.

 

Ok, siamo d'accordo, credimi: quello che continuo  a non capire e' questo senso di ripulsa anche solo nel _nominare_ uno dei fattori (che pure esiste ed e' abbastanza rilevante, oltretutto).

Immagina che tu debba rilasciare un'intervista alla Rai per spiegare agli italiani il senso di una liberalizzazione della contrattazione salariale.

Intervistatore: Dunque lei sostiene che il metodo piu' efficiente per determinare i salari consista nel lasciare all'incontro fra domanda e offerta la determinazione di tale valore.

Tu: Certo, ogni valore scelto a tavolino e applicato a tutti rischierebbe di non corrispondere al valore d'equilibrio per quel particolare mercato.

Intervistatore: Quindi, secondo lei, in Italia, gli attuali salari al Nord e al Sud non corrispondono ai valori di mercato?

Tu: Direi di no, soprattutto al Sud, dove sembrerebbero essere fissati ad un valore decisamente piu' alto di quello di mercato.

Intervistatore: Puo' spiegarci cosa le fa pensare che questo sia davvero il caso?

Tu: Beh, ad esempio, al Sud il costo della vita e' piu' basso che al Nord e questo dovrebbe spingere in direzione di salari piu' moderati.

A me pare che, in questa intervista, tu dica cose ragionevoli (correggimi se ti ho messo in bocca cose che non pensi, pero'), soprattutto considerando che il messaggio deve arrivare anche a chi non mastica di economia. Allora perche' se roba simile la dice Calderoli non va bene?

 

 

 

 

Non voglio arrogarmi il diritto di rispondere in vece di Marcello - che lo fa benissimo da sé ... - ma prova a pensare che all'ultima domanda si potrebbe rispondere, più correttamente, anche dicendo:

Beh, ad esempio il fatto che la disoccupazione al Sud sia maggiore che al Nord: significa che i costi son percepiti troppo alti e non invogliano ad intraprendere nuove iniziative.

Poi, capisco che in un Paese economicamente quasi analfabeta possa far presa un concetto come quello del "costo della vita", ma sarebbe sempre opportuno - e terribilmente utile - instillare un minimo di corrette conoscenze nei lettori di qualsivoglia pubblicazione: non si sa mai che, col tempo, possa migliorare la generale comprensione dei fenomeni ........

Grazie Franco.

Approfitto della vostra disponibilita' per un'ulteriore domanda sulle modalita' di lavoro "vere" di un economista.

Se foste pagati dal Ministero dell'Economia per fare uno studio sulle conseguenze della liberalizzazione salariale di cui stiamo parlando, come calcolereste le due curve di offerta e domanda per capire cosa succedera' e fare una stima delle ricadute sulle diverse aree del paese?

Non pretendo una spiegazione dettagliata, ma vorrei capire a grandi linee quali fattori vengono effettivamente presi in esame per "disegnare" le curve e quale peso si attribuisce a ciascuno (ad es. il famigerato costo della vita, il tasso di disoccupazione, la criminalita', le infrastrutture, ecc.), soprattutto nel caso italiano.

E qual e' l'affidabilita' di queste previsioni con gli attuali modelli e dati?

Grazie ancora.

 

 

Franco ha risposto benissimo.

Non sono economista, e non ho idea di come risponderti, il ministro lo manderei subito qui.

A naso credo che le curve di domanda ed offerta siano ignote, e non si disegnino proprio ma servano solo come strumento concettuale.

Osservando valori come la disoccupazione, la produttività del lavoro e chissà che altro si può probabilmente tracciarne una piccola parte ed inferire cosa succederebbe cambiando qualche parametro, ma non saprei nemmeno da dove cominciare.

Allora perche' se roba simile la dice Calderoli non va bene?

Il costo della vita non e' il parametro corretto da citare se si propone una differenziazione dei salari giustificandola sulla base della teoria economica piu' condivisa, riassunta nell'intervento di Sandro Brusco.

Ma Calderoli non ragionava certo sulla base della teoria economica (che il 99% degli elettori italiani non sa nemmeno cosa sia), piuttosto Calderoli faceva una ragionamento del tutto corretto sulla base di principi piu' o meno universali o comunque largamente condivisi nella cultura almeno occidentale e in qualche misura correnti anche in Italia, secondo i quali per una prestazione di lavoro uguale dovrebbero essere corrisposti compensi reali uguali, e quindi proporzionali al costo della vita.

In particolare nel contesto italiano vige il principio costituzionale (art 36) che recita "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Se il costo della vita varia, la Costituzione italiana esige che i compensi minimi siano proporzionali al costo della vita. E una lettura onesta della Costituzione imporrebbe di proporzionare anche i salari in generale (a parita' di qualita' e quantita' del lavoro) al costo della vita, in modo che la proporzionalita' garantita dalla Costituzione valga per i salari reali.

Calderoli potrebbe quindi con piena ragione sostenere che stabilire i salari in base al costo della vita sia la piu' genuina interpretazione della Costituzione italiana vigente (che invece come al solito viene interpretata a favore degli amici e applicata con stupidita' e disonesta' contro i nemici).  Nota bene che siccome la Costituzione italiana e' catto-comunista, si fa beffe della produttivita' e di ogni relazione tra salari e produttivita' e/o profitti degli imprenditori. La proposta economicamente corretta di commisurare i salari alla domanda e offerta di lavoro (a loro volta influenzate dalla produttivita' e redditivita' dell'impiego del capitale) e' una proposta eversiva dell'ordine costituzionale (catto-comunista) italiano.

Aggiungo per finire che non solo la proposta di Calderoli di proporzionare i salari (specie pubblici) al costo della vita corrisponde ad una corretta implementazione di un principio costituzionale abbastanza condiviso in Italia, ma diversamente da molti altri principi catto-comunisti nella realta' specifica italiana contingente sarebbe anche utile sia al Nord che al Sud perche' diffrenzierebbe i salari esattamente nella direzione prescritta dalla teoria economica, anche se non nella misura economicamente ottimale, che corrisponderebbe presumibilimente ad una maggiore differenziazione rispetto a quella proporzionale al costo della vita.  Quindi la proposta di Calderoli appare oltre che corretta sulla base dei prinicpi costituzionali anche attenuata e favorevole ai piu' deboli rispetto a quanto imporrebbe la teoria economica (altrimenti conosciuta come "liberismo selvaggio" nella propaganda catto-comunista).

Solo per ringraziare tutti quelli che han voluto rispondermi (Mattia, Marcello, Franco, Alberto).

Ho riflettuto sulla questione "costo della vita" e credo di aver (finalmente:) capito perche' puo' dirsi irrilevante nel nostro caso.

Grazie ancora, e' stato molto istruttivo.

Ce ne fossero di siti cosi': dovrebbero darvi un sussidio (sic) per la promozione della cultura economica nel paese :))