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Gabbie salariali (I). Perché fa bene differenziare i salari.

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2. Perché la differenziazione territoriale dei salari non è cosa particolarmente favorevole per il Nsaraord.

Personalmente ritengo che la differenziazione salariale abbia notevoli vantaggi, specie indiretti e differiti, per i cittadini del Centro-Nord Italia, e anche specie in prospettiva per quelli del Sud.

3. Perché il diverso costo della vita tra Nord e Sud è irrilevante.

Questo vale per i salari privati (ai quali nel seguito restringi la tua trattazione) ma per i salari pubblici, in assenza di attendibili misure della produttivita', il costo della vita potrebbe essere impiegato per determinare salimpari reali uguali e piu' equi.  Inoltre, allargando il discorso, a mio parere la tassazione diretta (IRPEF) dovrebbe essere applicata solo sui redditi eccedenti il necessario, e il necessario per vivere dipende dal costo della vita: sarebbe pertanto equo e corretto che lo Stato riconoscesse deduzioni dal reddito imponibile proporzionali al costo della vita come misurato per redditi medio-bassi.

Infine, supponiamo che il salario sia determinato al livello che uguaglia la domanda e l'offerta di lavoro al Nord e che, in omaggio al principio ''uguale salario per uguale lavoro'', tale livello venga imposto anche al Sud mediante un contratto nazionale di lavoro che è legalmente vincolante.

Ritengo che un'approssimazione piu' congruente con la realta' del lavoro privato nelle grandi imprese italiane sia che il salario viene determinato ad un livello inferiore a quello che risulterebbe dall'incontro della domanda di lavoro con l'offerta di residenti del Nord, cioe' viene abbassato dalla compresenza di imprese meridionali in Confindustria.  Siccome il baricentro del numero dei dipendenti privati delle grandi imprese e' spostato verso il Nord, i salari saranno moderatamente inferiori a quelli di mercato al Nord e significativamente superiori a quelli di mercato a Sud.  Questa precisazione e' utile a comprendere quanto sia razionale per i cittadini residenti al Nord aspettarsi del vantaggi diretti dalla differenziazione salariale a livello regionale o provinciale, che porterebbe vantaggi significativi alle province piu' produttive dove il costo della vita e' tipicamente superiore alla media.  Il fatto che i salari minimi del Nord siano inferiori ai livelli di mercato e' comprovato dai livelli di immigrazione verso le province del Nord di lavoratori privati specie poco qualificati sia provenienti dal Sud Italia sia dal resto del mondo.  Stimo che nelle Regioni del Centro-Nord Italia nei ~15 anni passati vi sia stata un'immigrazione pro-capite circa doppia a quella  avvenuta in Francia e Germania. Alzare i salari minimi avrebbe anche la conseguenza di ridurre un flusso migratorio in entrata a mio parere spropositato e abnorme rispetto a Paesi comparabili oltre le Alpi.

In un mercato concorrenziale i salari non sono determinati da nessuno in particolare, sono le forze di domanda e offerta che determinano salario e occupazione. Su questo punto la Lega ha fatto veramente un pessimo servizio parlando di ''gabbie salariali''.

[...]

Non hanno mai però chiarito esattamente cosa hanno in mente, mischiando allegramente salari pubblici e privati e introducendo in aggiunta il tema dell'adeguatezza dei salari al Nord.

Gli esponenti della LN chiacchierano molto e scrivono e documentano poco, tuttavia non mi sembra corretto affermare che propongano "gabbie salariali" per gli stipendi privati.  Piuttosto in questa recente notizia di agenzia Reuters io leggo:

Nel privato basta lasciare spazio al mercato. Nel pubblico si deve prevedere un intervento normativo"

da che io deduco che la LN propone gabbie salariali solo per le remunerazioni degli statali mentre propone che nel settore privato si incontrino domanda e offerta di mercato, quindi non c'e' nemmeno confusione tra salari pubblici e privati.

Scusate, ma il Nord in tutto questo cosa ci guadagna?

Questo è un aspetto abbastanza divertente della questione. Chiaramente i dirigenti leghisti sono convinti che la differenziazione dei salari favorisca in qualche modo il Nord. Se dobbiamo dar retta a un recente sondaggio Ipr, la popolazione del Nord è anch'essa molto favorevole. La verità però è che, nel breve periodo, non è chiaro cosa ci guadagnerebbe il Nord da una differenziazione salariale Nord-Sud determinata dalle forze della domanda e dell'offerta. Se il salario nazionale è fissato al livello che uguaglia domanda e offerta di lavoro al Nord, permettere un salario più basso al Sud non cambia il fatto che il mercato del Nord resta in equilibrio. Quindi, salari e livelli occupazionali non cambiano al Nord.

La tua conclusione vale solo se vale la tua assunzione che i salari del Nord siano fissati al livello corretto di mercato per il Nord. Come ho scritto sopra, ritengo che questa assunzione non sia corretta e vi siano significative indicazioni empiriche che i salari del Nord siano fissati ad un livello inferiore a quello corrispondente all'incontro tra offerta di lavoro di residenti del Nord e domanda di lavoro al Nord.

Aggiungo qui un ulteriore elemento che indica che i salari del Nord sono piu' bassi del livello di mercato: pur in presenza di un mercato del lavoro iper-regolamentato (e stupidamente iper-regolamentato, aggiungo) i livelli di disoccupazione in diverse Regioni del Nord Italia sono stabilmente ai minimi OCSE, tipicamente inferiori a quelli medi USA e pari a circa la meta' di quelli tedeschi e francesi, pur in presenza di un saldo immigratorio particolarmente intenso e superiore negli ultimi 10-15 anni anche per la sola parte non nazionale a quello USA, tedesco, francese, inglese e di molti altri Paesi OCSE.

Perché allora l'entusiasmo settentrionale verso le gabbie salariali? Faccio fatica a trovare spiegazioni razionali.

A me il consenso dei residenti del Centro-Nord alla differenziazione salariale appare razionale. Cerco di elencare alcuni motivi.

  • se come ritengo in base a diversi indicatori i salari del Nord sono fissati ad un livello piu' basso di quello naturale di mercato, i residenti del Nord possono attendere di avere salari privati piu' alti da una contrattazione territoriale separata.  E' vero che salari piu' alti diminuirebbero la domanda di lavoro da parte delle imprese, ma oggi come oggi non ci sono problemi di occupazione al Nord che anzi richiama immigrati da tutto il mondo e dal resto del Paese.  Il vero problema per i residenti del Nord sono salari troppo bassi in rapporto al costo della vita, che possono andar bene per un immigrato da un Paese povero o da una Regione sottosviluppata senza altra scelta ma sono insufficienti per quello che viene considerato un livello di vita adeguato al Nord.
  • mettendo nel gioco anche i salari pubblici, e assumendo come e' del resto piu' che plausibile che la spesa pubblica per stipendi rimanga costante, una differenziazione dei salari a vantaggio del Nord porterebbe maggiori stipendi pubblici senza alcuna diminuzione dei posti

Aggiungo che leggendo i risultati di un recente sondaggio ipr marketing commissionato da Repubblica inoltre emerge che il 53% dei residenti del Nord condivide che "Differenziare il livello dei salari e degli stipendi nelle diverse aree del paese in relazione al diverso costo della vita sarebbe una risorsa per il Sud perche’ porterebbe le aziende ad investire dove vi e’ un minore costo del lavoro".  Inoltre secondo il medesimo sondaggio emerge che il 57% dei dipendenti pubblici di tutta Italia ritiene che "Differenziare il livello dei salari e degli stipendi nelle diverse aree del paese in relazione al diverso costo della vita…
tutelerebbe giustamente i lavoratori delle zone d’Italia dove il costo della vita e’ piu’ alto e che di fatto devono affrontare quotidianamente spese piu’ alte per vivere".  I dipendenti privati invece sono contrari in maggioranza a questa ultima affermazione, perche' probabilmente in vari modi perlopiu' opachi e/o illegali il mercato ha trovato comunque modo di differenziare i salari ad un livello che appare congruente.

Richiedere che il salario reale (ossia, che tiene conto del costo della vita) sia lo stesso su tutto il territorio nazionale è un po' meno stupido che richiedere che il salario nominale sia lo stesso, ma neanche poi tanto.

Sono in radicale disaccordo con questa affermazione.  In un contesto come quello italiano alieno a credibili misure di produttivita' specie nel comparto pubblico, richiedere salari reali uguali e' del tutto legittimo, corretto e anche utile, al contrario della richiesta di salari nominali uguali, soprattutto alla luce dei risultati di 150 anni di salari nominali uguali hanno prodotto in termini di sottosviluppo e disoccupazione nel Sud, eccesso di assunzioni pubbliche al Sud, e abnorme livello di richieste di trasferimento di dipendenti pubblici al Sud.

Alberto, parlando esclusivamente di salari pubblici - il vero, grande problema - concordo che uguali livelli reali sia decisamente più equo e più efficiente che uguali livelli nominali - e, quindi, non quasi altrettanto stupido - ma, non riuscendo a renderli funzione di una produttività non misurabile, penso che sarebbe meglio trovare il modo di parametrare i salari pubblici meridionali ai salari privati del luogo.

Riguardo al modo di ottenere il risultato non ho certezze ma, probabilmente, è possibile identificare territori dimensionalmente limitati in misura sufficiente - tipicamente, comuni o raggruppamenti di essi - da essere omogenei come caratteristiche e, perciò, utilizzabili all'uopo.

Sempre fermo restando che la soluzione ottimale, ancorché utopistica in questa landa desolata, è il ricorso al mercato per (quasi) tutte le funzioni oggi svolte dalla mano pubblica .... :-)

Ritengo che un'approssimazione piu' congruente con la realta' del lavoro privato nelle grandi imprese italiane sia che il salario viene determinato ad un livello inferiore a quello che risulterebbe dall'incontro della domanda di lavoro con l'offerta di residenti del Nord, cioe' viene abbassato dalla compresenza di imprese meridionali in Confindustria.

Questo vale per i minimi salariali, poi c'è la contrattazione (sub)aziendale ed individuale.Forse per gli operai di linea della fiat il contratto nazionale rappresenta l' alfa e l' omega, ma per impiegati ed aziende medio piccole (fino ad un migliaio di dipendenti) non è così.

Perché allora l'entusiasmo settentrionale verso le gabbie salariali? Faccio fatica a trovare spiegazioni razionali.

A me il consenso dei redidenti del Centro-Nord alla differenziazione salariale appare razionale. Cerco di elencare alcuni motivi.

  • se come ritengo in base a diversi indicatori i salari del Nord sono fissati ad un livello piu' basso di quello naturale di mercato, i residenti del Nord possono attendere di avere salari privati piu' alti da una contrattazione territoriale separata.  E' vero che salari piu' alti diminuirebbero la domanda di lavoro da parte delle imprese, ma oggi come oggi non ci sono problemi di occupazione al Nord che anzi richiama immigrati da tutto il mondo e dal resto del Paese.  Il vero problema per i residenti del Nord sono salari troppo bassi in rapporto al costo della vita, che possono andar bene per un immigrato da un Paese povero o da una Regione sottosviluppata senza altra scelta ma sono insufficienti per quello che viene considerato un livello di vita adeguato al Nord.

Alberto, per il nord vale il discorso che facciamo sempre per il sud: se domanda ed offerta di lavoro si incrociano ad un salario troppo basso per garantire lo stile di vita cui siamo abituati dovremo cambiare abitudini, e non c'è contratto o gabbia che possa cambiare questo fatto.

Certo, se riduciamo la spesa pubblica e le tasse il reddito disponibile può migliorare, e ridurre i trasferimenti al sud può aiutare su questo lato, ma in pratica siamo di nuovo al nodo dei dipendenti pubblici.Ritengo anch'io che estendendo il discorso a questi l' entusiasmo settentrionale sia perfettamente razionale.